L'escolzia (Eschscholzia californica), il papavero della California, è forse la più vistosa delle piante che reagiscono al tempo. I suoi fiori arancioni si aprono soltanto quando ricevono luce solare diretta e si chiudono di notte, nelle giornate nuvolose e quando sta per piovere.

Il meccanismo però è diverso da quello delle altre. La carlina risponde all'umidità, la calendula anche. L'escolzia risponde soprattutto alla luce: è un fotometro più che un igrometro, e questo la rende rapidissima ma anche più facile da fraintendere.

Si apre solo con il sole diretto

La condizione è stretta. Non basta che sia giorno: serve luce solare diretta. In una mattina coperta i fiori restano chiusi anche se sono le undici e la temperatura è mite.

Quando il cielo si copre per l'arrivo di una perturbazione, i petali cominciano a richiudersi nel giro di pochi minuti. È il segnale più rapido fra tutte le piante barometro, perché non deve aspettare che l'umidità salga: reagisce alla prima cosa che cambia, cioè la luce. Con il ritorno del sole si riaprono con la stessa velocità.

Il cappuccio che cade all'apertura

C'è un dettaglio di questo fiore che vale la pena conoscere e che si vede solo cogliendo il momento giusto. I due sepali dell'escolzia non sono separati come in altri fiori: sono fusi in un'unica struttura a forma di coppa.

Quando il bocciolo si apre, quel cappuccio si stacca e cade a terra, liberando i quattro petali setosi che stavano compressi sotto. È un meccanismo a scatto, elegante e irreversibile: una volta caduto il cappuccio non torna. Da quel momento in poi il fiore userà solo i petali per aprirsi e chiudersi.

Perché il fiore si chiude

Le ragioni sono tre e agiscono insieme. La prima è la protezione del polline, che una goccia di pioggia può compromettere rendendo inutile l'impollinazione.

La seconda è il risparmio di risorse: tenere aperto un fiore costa energia, e se non ci sono insetti in volo perché il cielo è coperto quella spesa non ha senso. La terza riguarda la temperatura, perché chiudersi protegge le parti interne dagli sbalzi. È lo stesso comportamento che si osserva nei tulipani e nelle margherite africane.

Il limite da conoscere

Qui va detta una cosa che riguarda l'affidabilità. Poiché l'escolzia risponde alla luce e non all'umidità, si chiude anche quando passa una singola nuvola che non porta alcuna pioggia.

Significa che il segnale va letto nel contesto. Se i fiori si chiudono e poi riaprono dopo dieci minuti, era solo una nuvola. Se restano chiusi e il cielo continua a coprirsi, allora sta arrivando qualcosa. È un sensore immediato, non un previsore a lungo termine: dice cosa sta succedendo adesso sopra la tua testa.

Come tenerla in giardino

L'escolzia è una pianta facile e adatta anche a chi comincia. Vuole pieno sole, molte ore al giorno, e terreni poveri e sabbiosi con buon drenaggio. Nei terreni ricchi e umidi invece soffre.

Ha una radice a fittone che le permette di sopportare bene la siccità, quindi in piena terra non chiede quasi acqua. Si semina tra marzo e aprile oppure a settembre, e per avere fioriture continue conviene ripetere la semina ogni due o tre settimane. L'escolzia si dissemina da sola con facilità: dopo il primo anno tende a tornare senza che tu faccia nulla.

Chi vuole un indicatore del tempo che si veda da lontano dovrebbe piantare un gruppo di escolzie in una zona ben esposta. Quando quel tappeto arancione si spegne tutto insieme, il cielo sta cambiando davvero. Ed è uno dei pochi casi in cui una pianta ornamentale fa anche un secondo lavoro.