Il pisello comune, Pisum sativum, arriva dall'Asia Minore e dal Mediterraneo orientale, dove era già coltivato dai Greci e dai Romani tremila anni fa. Dalla Mezzaluna Fertile si diffuse poi verso occidente, diventando ortaggio fondamentale nelle cucine europee dal Medioevo in poi. Oggi molti credono che i piselli siano veloci da coltivare e quasi impossibili da rovinare. Non è esatto. Come tutte le leguminose, hanno tempi lunghi e reagiscono male alle incertezze dell'orto improvvisato sul balcone.
In Italia si coltivano principalmente due varietà per l'orto domestico: i piselli mangiatutto, o taccole (come 'Sugar Snap', rampicante, che raggiunge i 170-200 centimetri), di cui si mangia anche il baccello, e i piselli da sgranare ('Telefono' e simili, che arrivano a 80-120 centimetri). Il ciclo vitale è lungo: dalla semina al primo raccolto passano 60-90 giorni, a seconda della temperatura. La fioritura avviene attorno alle 8-10 settimane e prosegue per altre 3-4 settimane se le condizioni rimangono stabili. Dal punto di vista nutrizionale, i piselli freschi contengono proteine vegetali (5 grammi ogni 100 grammi), fibre e vitamina C, rendendoli uno degli ortaggi più completi dell'orto.
Il guasto principale avviene per due ragioni biologiche che il giardiniere casalingo sottovaluta. Prima: i piselli hanno radici fragili e poco profonde che marciscono se il terriccio rimane saturo d'acqua. Seconda: sono una coltura da clima fresco e allegano bene solo con notti intorno ai 14-16°C. Sul balcone in città il calore che le superfici accumulano di giorno e restituiscono di notte alza proprio quella temperatura, ed è lì che si perde il raccolto. Risultato: fioriscono abbondantemente ma producono pochi baccelli, poi le piante si stancano e muoiono. Da qui l'errore di calendario più comune: i piselli non sono un ortaggio estivo. Vanno seminati fra ottobre e febbraio al Sud e sulle coste, fra febbraio e marzo al Nord, per raccogliere in primavera prima che arrivi il caldo; chi semina a maggio raccoglie poco o nulla. E se piantati in vaso piccolo, le radici non trovano spazio per svilupparsi correttamente.
Cosa fare per coltivare piselli in vaso
- Esposizione: scegli un angolo con almeno sei ore di sole diretto, meglio se al mattino, riparato dal sole pomeridiano di fine primavera. Un balcone a est o sud-est è l'ideale; a nord i piselli non fioriscono.
- Innaffiatura: mantieni il terriccio umido ma mai zuppo. Controlla con il dito, e se dopo l'innaffiatura il sottovaso resta pieno, svuotalo. Innaffia al mattino presto.
- Terriccio e concimazione: usa un mix drenante con 40 per cento sabbia, 40 per cento torba e 20 per cento compost maturo. I piselli sono leguminose e fissano l'azoto grazie ai rizobi che vivono in simbiosi sulle loro radici: non servono concimi azotati, ma nei terricci commerciali, che sono sterili, quei batteri possono mancare, e la prima volta può valere la pena usare un inoculo o un po' di terra presa da un orto dove le leguminose hanno già prodotto.
- Sostegni: installa un tutore a griglia o dei rami intrecciati subito dopo la semina. I piselli devono arrampicarsi da giovani, altrimenti i fusti si allettano.
- Rinvaso: usa contenitori da almeno 20-25 litri per le varietà rampicanti, 12-15 litri per le nano. Se il vaso è troppo piccolo, la raccolta sarà minima.
Se la pianta rallenta la crescita dopo tre settimane, non scavare nelle radici sperando di trovare il problema. Semplicemente, abbassa l'innaffiatura e garantisci più ore di penombra serale. Se però il caldo è ormai arrivato, non c'è molto da fare: il ciclo è finito, e conviene liberare il vaso e riseminare a fine estate o l'inverno successivo. La pazienza non è una virtù nell'orto: è una necessità biologica.