Ad agosto la chioma dell'olivo sembra disordinata: rami lunghi, polloni alla base, vegetazione fitta. Viene voglia di sistemarla, e c'è chi lo fa. Il problema è che in questo momento la pianta sta lavorando a qualcosa che non si vede.

L'olivo di agosto è in piena differenziazione dei rami che porteranno olive l'anno successivo. Quei rametti sottili appena formati sono il raccolto del prossimo anno, e tagliarli significa eliminarlo prima ancora che esista. È la prima delle tre conseguenze, e la più costosa.

1. Il raccolto dell'anno prossimo

L'olivo non fruttifica sui rami dell'anno in corso ma su quelli formati la stagione precedente. Quello che si vede spuntare adesso è la struttura produttiva del prossimo autunno.

Chi pota ad agosto accorcia proprio quei rami, spesso senza sapere di farlo: sono i più sottili e i più recenti, quelli che sembrano superflui. Il risultato si vede solo dodici mesi dopo, quando la pianta produce meno del previsto senza una ragione apparente. Ed è il motivo per cui molti non collegano mai il taglio estivo al raccolto scarso.

2. Le scottature sulla corteccia

La seconda conseguenza è visibile prima, ma si sottovaluta. Togliere vegetazione in piena estate espone al sole diretto rami e branche che fino a quel momento erano protetti dalle foglie.

La corteccia dell'olivo non è fatta per prendere il sole a picco di agosto. Dove resta scoperta si secca a chiazze, con disseccamenti localizzati che indeboliscono il ramo. È un danno che non si vede subito ma resta, e riguarda proprio le branche principali, quelle su cui la pianta è costruita.

3. La ferita che non si chiude

Ad agosto l'olivo è già sotto pressione per il caldo e per la poca acqua. Sta lavorando al minimo, risparmiando su tutto. Aggiungere venti ferite da rimarginare significa chiedergli uno sforzo che in questa fase non può sostenere.

La pianta reagisce con un'emissione abbondante di linfa dai tagli, e la cicatrizzazione resta incompleta più a lungo del normale. Un olivo già stressato dal clima fatica a recuperare, e i tagli aperti restano una porta d'ingresso per infezioni proprio nel periodo in cui la pianta si difende peggio.

Cosa invece si può fare adesso

Qui va fatta una distinzione che quasi nessuno fa, ed è la ragione per cui il tema resta confuso. La potatura verde è un'altra cosa dalla potatura di forma, e si può fare da fine maggio a settembre.

Consiste nel togliere tre categorie di rami che non servono alla pianta: i polloni, cioè i getti che nascono alla base del tronco, i succhioni, quei rami verticali e vigorosi che partono dalle branche principali, e i rami secchi o malati. Tutti e tre sottraggono energia senza produrre nulla. È un intervento di pulizia, non di ridisegno, e la pianta non ne soffre.

Il periodo giusto e come arrivarci

La potatura vera dell'olivo si fa tra fine febbraio e inizio marzo, in riposo vegetativo, passati i freddi seri e prima della ripresa. In zone molto miti si può anticipare un poco, in collina o dove le gelate tardive sono frequenti conviene aspettare.

Fino ad allora l'olivo si aiuta in altri modi. La pacciamatura alla base mantiene l'umidità del terreno e protegge le radici dal caldo. Un'irrigazione nelle fasi critiche di sviluppo dei frutti fa più della potatura, perché l'olivo resiste alla siccità ma quando ingrossa le olive l'acqua gli serve davvero.

La regola che riassume tutto è una sola: ad agosto sull'olivo si toglie quello che è già morto o inutile, non si decide la forma. Sei mesi di attesa non pesano su una pianta che vive secoli, mentre un taglio nel momento sbagliato pesa su un raccolto intero.