Quanto tempo resta e per fare cosa
Prima di prendere le cesoie, guarda il giardino e rispondi a queste domande.
Le piante stanno ancora crescendo, cioè trovi punte tenere e foglioline chiare all'estremità dei rami? Le rose hanno ancora boccioli in apertura o solo fiori sfioriti? Sulle ortensie i rami che hanno portato i fiori quest'anno sono diventati legnosi e portano gemme grosse alle ascelle delle foglie? Di notte la temperatura scende sotto i quindici gradi, oppure resta come in agosto? E ci sono rami visibilmente secchi, spezzati o con macchie scure che si allargano?
Se la vegetazione è ancora in movimento e le notti sono miti, un taglio adesso produce germogli, ed è proprio quello che non deve accadere. Se trovi rami secchi o rotti, quelli si possono togliere in qualunque momento.
Settembre è il mese in cui una finestra si chiude, non uno in cui si apre. La finestra della potatura vera, quella che dà forma e stimola la vegetazione, riapre a fine inverno per la maggior parte delle specie da giardino. Il segnale osservabile che dice quando smettere non è il calendario ma la crescita: finché la pianta emette germogli, ogni taglio ne produce altri, e ogni germoglio prodotto adesso non farà in tempo a indurirsi prima del primo freddo.
Cosa succede se poti adesso invece che a fine inverno
Un taglio non è un'operazione neutra: è un segnale. Quando si accorcia un ramo si eliminano le gemme apicali, che tengono a freno quelle sottostanti, e la pianta risponde risvegliando le gemme rimaste. In marzo questo è esattamente quello che si vuole. In settembre produce vegetazione che nasce già in ritardo.
Il germoglio emesso adesso cresce con giornate che si accorciano e temperature in calo. Non ha il tempo di formare tessuti legnosi e di accumulare riserve, e arriva alle prime gelate come un ramo tenero e pieno d'acqua. È la parte che si danneggia per prima, e il danno non riguarda solo la punta: la lesione può estendersi verso il basso lungo il ramo.
C'è poi un secondo effetto, che riguarda le ferite. La cicatrizzazione dipende dalla produzione di nuovo tessuto sui bordi del taglio, e quel processo rallenta con il freddo. Un taglio grosso fatto in autunno resta aperto per mesi, in una stagione umida, ed è la condizione in cui i funghi del legno entrano più facilmente.
Vale la misura. Accorciare qualche centimetro di un ramo sottile in settembre non produce conseguenze visibili. Fare una potatura di rinnovo, con tagli su legno grosso e riduzioni importanti della chioma, in questa stagione si vede l'anno dopo. La differenza non è nel mese, è nella dimensione dell'intervento.
Cosa succede se rimandi gli interventi ammessi
Le poche operazioni che vanno bene adesso hanno anche loro una scadenza, e sono l'unica cosa per cui vale la pena muoversi in questi giorni.
Un ramo secco lasciato sulla pianta per un mese in più raramente fa danni. Un ramo malato, con macchie che si allargano o con la corteccia che si stacca, è diverso: continua a produrre inoculo che le piogge autunnali distribuiscono sul resto della chioma. Rimandare di due settimane conta poco, rimandare a primavera conta.
Lo stesso vale per i rami spezzati dal vento o dal peso dei frutti. Un moncone lacerato è una ferita irregolare che non si chiude: va rifilato con un taglio netto, e prima lo si fa meglio è.
Sui fiori secchi delle rose la scadenza è di altro tipo. Toglierli mantiene la pianta ordinata e riduce i punti in cui l'umidità ristagna, ma dalla fine di settembre conviene smettere anche con questi, perché ogni asportazione stimola una nuova emissione. Le rose che producono cinorrodi, cioè le bacche rosse decorative, si lasciano semplicemente stare.
Chi non fa niente di tutto questo non compromette il giardino. La pianta arriva all'inverno con qualche ramo secco in più, e a febbraio si sistema tutto insieme. La differenza si vede solo dove c'è una malattia in corso.
Cosa fare oggi, specie per specie
Si comincia dalle rose. Adesso non si potano: la potatura vera, quella che riduce i rami e imposta la forma, si fa a fine inverno, fra febbraio e marzo secondo la zona. In questi giorni si tolgono soltanto i fiori appassiti, tagliando appena sotto il fiore secco e non più in basso, e si eliminano i rami chiaramente secchi o malati. Il criterio per capire se si è tagliato troppo è semplice: se sul ramo restano meno di tre o quattro foglie sotto il punto reciso, si è scesi oltre il necessario.
Le ortensie richiedono una distinzione. Il gruppo più diffuso nei giardini italiani, quello a testa tonda e a testa piatta, forma le gemme da fiore alla fine dell'estate sui rami cresciuti quest'anno, e le porta chiuse per tutto l'inverno. Accorciare quei rami adesso significa togliere i fiori dell'anno prossimo, ed è la causa più frequente di ortensie che fanno solo foglie. Su queste piante non si taglia niente: le infiorescenze secche si lasciano in posto tutto l'inverno, perché proteggono le gemme sotto, e si tolgono a fine inverno tagliando appena sopra la prima coppia di gemme grosse. Un secondo gruppo, che comprende le ortensie a pannocchia e quelle americane a fiore bianco tondo, fiorisce invece sui rami emessi in primavera: queste si possono potare energicamente, ma il momento resta la fine dell'inverno. Il modo di riconoscerle è la forma dell'infiorescenza, conica e allungata nel primo caso, sferica e bianca nel secondo.
Olivo e agrumi si trattano allo stesso modo, e la risposta è la stessa: non adesso. Sono sempreverdi che non entrano in un riposo completo, e un taglio autunnale li spinge a emettere vegetazione proprio mentre la temperatura scende. Le ferite, inoltre, cicatrizzano lentamente con il freddo e restano esposte per tutto l'inverno. Il periodo corretto è la primavera, dopo che è passato il rischio delle gelate: sull'olivo indicativamente fra marzo e aprile, sugli agrumi dopo la raccolta e prima della ripresa vegetativa. In questi giorni si tolgono solo i rami secchi e i polloni alla base, che si strappano invece di tagliarli.
Il glicine è l'unica pianta di questo elenco su cui un intervento estivo è previsto: i tralci lunghi dell'anno si accorciano in agosto lasciando cinque o sei gemme, e chi non l'ha fatto può ancora farlo nei primi giorni di settembre. Serve a contenere la pianta e a favorire la formazione delle gemme da fiore. La potatura corta, quella che riduce a due o tre gemme, resta un lavoro di gennaio.
Le piante da bacca vanno lasciate stare per una ragione pratica: si sta per raccogliere. Su ribes, uva spina e lampone la potatura si fa dopo la fruttificazione per le varietà unifere e a fine inverno per le altre. Adesso si tolgono soltanto i tralci che hanno già fruttificato e sono seccati alla base.
Gli errori più comuni
- Potare le rose in autunno per fare ordine. Si fa perché il rosaio è disordinato e cresciuto in altezza. Il taglio stimola germogli che il primo freddo brucia. Si corregge accorciando al massimo i rami più lunghi ed esposti al vento, di un terzo e non di più, e rimandando tutto il resto a fine inverno.
- Tagliare le infiorescenze secche delle ortensie a settembre. Si fa per pulizia estetica. Su gran parte delle varietà quelle infiorescenze proteggono le gemme sottostanti, che sono quelle da fiore. Si corregge lasciandole sulla pianta fino a fine inverno.
- Applicare lo stesso calendario a tutte le piante. Si fa perché è più semplice ricordarne uno solo. Il momento della potatura dipende da quando la specie forma le gemme da fiore, e le date cambiano completamente da una all'altra. Si corregge chiedendosi, prima di tagliare, se la pianta fiorisce sui rami vecchi o su quelli nuovi.
- Fare tagli grossi senza necessità. Si fa quando si decide di ridurre una pianta troppo cresciuta. Le ferite di grande diametro sono quelle che cicatrizzano peggio, e in autunno restano aperte per mesi. Si corregge rimandando le riduzioni importanti alla fine dell'inverno e limitandosi adesso al secco.
- Usare attrezzi non puliti passando da una pianta all'altra. Si fa per velocità. Le lame trasportano spore e batteri, e in autunno le piante hanno più ferite aperte. Si corregge pulendo le lame con uno straccio ogni volta che si è tagliato del legno malato.
- Concimare con azoto dopo aver potato. Si fa pensando di aiutare la ripresa. Il risultato è vegetazione tenera in una stagione sbagliata. Si corregge rimandando qualunque concimazione azotata alla primavera.
- Lasciare monconi lunghi. Si fa quando si taglia in fretta, senza avvicinarsi al punto di inserzione. Il moncone secca e diventa una via d'ingresso per i funghi. Si corregge tagliando appena fuori dal collare, cioè dall'ingrossamento alla base del ramo, senza intaccarlo.
Quello che si faceva una volta
- Potare tutto a San Martino, l'undici novembre. Nasce da un'osservazione corretta: a quella data, in gran parte del nord Italia, la caduta delle foglie è compiuta e la pianta è in riposo, quindi il taglio disturba meno. Regge per le latifoglie decidue da frutto, non regge per le sempreverdi né per le specie che fioriscono sui rami vecchi, che a novembre hanno già le gemme formate.
- Coprire i tagli grossi con mastice o con pittura. L'osservazione da cui nasce è ragionevole, cioè che una ferita aperta si infetta. Le prove condotte negli ultimi decenni hanno però mostrato che le coperture trattengono umidità sotto lo strato e ostacolano la formazione del tessuto di chiusura. Oggi si preferisce un taglio netto lasciato all'aria, fatto nel periodo giusto.
- Potare in luna calante perché la pianta perde meno linfa. Nasce dall'osservazione che alcuni tagli trasudano più di altri, cosa che effettivamente accade e dipende dalla fase vegetativa e dall'umidità del terreno. Gli studi sull'effetto della fase lunare non hanno prodotto risultati concordi. Chi la segue non fa danni, purché non rimandi un intervento urgente aspettando la fase giusta.
- Non potare mai una pianta il primo anno dopo l'impianto. Regge, e per un motivo verificabile: una pianta appena messa a dimora sta ricostruendo l'apparato radicale, e ogni foglia che le si toglie riduce la sua capacità di alimentarlo. Si tolgono solo i rami rotti durante il trapianto.
- Bruciare i residui di potatura. Nasce da un'esigenza sanitaria vera, perché i rami malati lasciati a terra sono una riserva di inoculo per l'anno successivo. La pratica regge sul piano fitosanitario ma oggi è vietata o limitata da molte norme locali. La soluzione equivalente è allontanare i residui malati dal giardino e non compostarli.
Cosa guardare nelle settimane successive
Nei giorni dopo l'intervento si controllano i tagli fatti. Il bordo deve restare asciutto e netto. Se attorno alla ferita compare una zona scura e umida che si allarga verso il basso, il taglio è stato fatto in un punto malato e va rifilato più indietro, fino a trovare legno chiaro.
Sulle piante non potate va tenuto d'occhio quello che il vento e le prime piogge producono: rami che si spezzano sotto il peso dell'acqua, soprattutto su specie a chioma densa. Quelli si tolgono man mano.
Da metà ottobre in poi il giardino comincia a mostrare le sue debolezze. Le foglie cadono e diventano visibili i rami secchi, i nodi ingrossati, le zone spoglie all'interno della chioma. Conviene guardarle adesso e prenderne nota, perché è la stagione in cui si vede meglio la struttura delle piante.
Il prossimo appuntamento è a fine inverno. Fra febbraio e marzo, secondo la zona, si potano le rose, le ortensie di entrambi i gruppi, il glicine in forma corta, e si valutano le riduzioni rimandate. Dopo le gelate arriva il turno di olivo e agrumi.