Su molte piante il concime andava sospeso a metà agosto. Continuare adesso non fa danni visibili subito, e questo è il motivo per cui in tanti proseguono fino a settembre inoltrato. Il conto arriva con le prime gelate.
Il meccanismo è semplice. L'azoto è il nutriente che stimola la crescita vegetativa: foglie, germogli, rami nuovi. Se lo dai a fine estate la pianta ubbidisce e produce tessuti giovani e morbidi, invece di cominciare a irrobustire quelli che ha. Quei tessuti non fanno in tempo a lignificare prima del freddo, e sono i primi a essere danneggiati.
Cosa succede davvero dentro la pianta
A fine agosto una pianta perenne sta già lavorando a un altro programma. Sposta le riserve verso le radici, rallenta la crescita aerea, si prepara al riposo. È un processo che dura settimane e che va assecondato.
Concimare in questa fase significa contraddirla. Invece di accumulare energia nelle radici, la pianta la spende per spingere fuori vegetazione nuova. Il risultato è una pianta che arriva all'autunno più debole di come sarebbe stata senza concime, e che l'anno successivo parte in svantaggio. Il danno quindi non è di questa stagione: è della prossima.
Su quali fermarsi subito
La regola vale per le perenni da giardino, per gli arbusti ornamentali e per le piante da vaso tenute all'esterno che passeranno l'inverno fuori. Su queste il concime azotato va sospeso adesso, se non è già stato fatto.
Vale anche per le piante da appartamento che rallentano con la riduzione della luce. Oleandro, bouganville, gerani, ortensie: tutte specie che da fine agosto in poi non chiedono più spinta vegetativa. Chi ha concimato fino a ieri non deve fare nulla di particolare, solo smettere e non compensare con dosi doppie in autunno.
Quali invece continuano
Ci sono eccezioni precise e vale la pena conoscerle, perché generalizzare qui sarebbe sbagliato. Il prato è la principale: i tappeti di macroterme come gramigna, paspalum e kikuyo vanno concimati proprio tra metà agosto e fine settembre, per accumulare carboidrati prima della dormienza.
Anche gli agrumi ricevono un ultimo intervento a inizio autunno, ma con una formula diversa. E le piante appena rinvasate o messe a dimora hanno bisogno di fosforo per sviluppare radici, quindi in quel caso il concime serve. La differenza non è se concimare ma con cosa.
Cambia la formula, non solo la quantità
Qui sta il punto che risolve quasi tutti i dubbi. Sulle confezioni di concime ci sono tre numeri, che indicano azoto, fosforo e potassio. Da fine estate il primo deve scendere e gli altri due salire.
Il potassio rafforza le radici e migliora la resistenza al freddo e alla siccità. Il fosforo aiuta la formazione dell'apparato radicale. L'azoto invece spinge la parte aerea, ed è esattamente quello che adesso non serve. Un concime a basso titolo di azoto e alto in potassio, dato una volta sola, prepara la pianta all'inverno invece di ostacolarla.
La soglia dei dieci gradi
C'è un riferimento pratico da tenere a mente per le settimane che vengono, ed è legato alla temperatura notturna. Quando le minime scendono stabilmente sotto i dieci gradi, ogni concimazione azotata va sospesa del tutto.
Sotto quella soglia le radici assorbono poco e i sali restano nel terreno, dove si accumulano e possono favorire malattie. È il motivo per cui d'inverno non si concima quasi nulla: non è che la pianta non ne avrebbe bisogno, è che non riesce a prenderlo. Il concime resta lì, inutile e potenzialmente dannoso.
La regola da portarsi in autunno è una sola: da fine agosto meno azoto e più potassio, e su molte piante niente del tutto. Una pianta che entra nell'inverno con i tessuti maturi e le radici cariche riparte a marzo molto meglio di una che a settembre stava ancora facendo foglie nuove.
