I settembrini sono tra le perenni più riconoscibili della fine dell'estate e dell'autunno: formano cespi ricchi di piccoli capolini simili a margherite, spesso nei toni del viola, lilla, rosa, bianco e blu. Il nome comune è semplice, ma dal punto di vista botanico la situazione è più articolata: molte piante un tempo comprese nel genere Aster sono state riclassificate in generi come Symphyotrichum ed Eurybia. In giardino, tuttavia, continuano a essere chiamate aster o settembrini. Per coltivarle bene bisogna conoscere non soltanto la fioritura, ma anche ciò che accade al cespo durante l'inverno e la ripartenza primaverile.

Perché vengono chiamati settembrini

Il nome settembrini nasce dal periodo in cui molte di queste perenni entrano nel momento più spettacolare. Tra la fine di agosto, settembre e ottobre numerose cultivar producono una massa di capolini che colora bordure e vasi proprio quando molte specie estive iniziano a rallentare. Il mese di settembre è quindi diventato il riferimento popolare, anche se non tutte le varietà rispettano lo stesso calendario.

Alcune iniziano a fiorire già in estate, altre raggiungono il massimo in ottobre. Temperatura, esposizione, cultivar e clima locale possono anticipare o ritardare la stagione. Il termine settembrini va dunque inteso come nome orticolo e tradizionale, non come definizione tassonomica.

La loro utilità in giardino è legata anche alla continuità stagionale. Quando petunie, gerani e molte annuali perdono vigore, gli aster autunnali offrono nuovo colore e, nelle forme a fiore semplice, rappresentano anche una risorsa tardiva per gli insetti impollinatori.

Da dove provengono

Le piante coltivate sotto il nome di aster o settembrini non hanno tutte la stessa origine geografica. Una parte importante delle specie ornamentali autunnali proviene dal Nord America. Symphyotrichum novi-belgii, per esempio, è originario dell'area orientale del Canada e del nord-est degli Stati Uniti; Symphyotrichum novae-angliae ha un areale naturale più ampio nell'America settentrionale temperata.

Esistono però anche veri Aster eurasiatici. Aster amellus, ancora oggi collocato nel genere Aster, è originario di un'area che va dall'Europa alla Siberia occidentale e al Caucaso ed è presente anche in Italia. La parola aster viene quindi utilizzata in giardinaggio per un gruppo più ampio rispetto all'attuale genere botanico.

Questa diversa provenienza aiuta a capire perché esistono settembrini con esigenze non identiche. La maggior parte delle cultivar da bordura ama però un clima temperato, una buona disponibilità d'acqua durante la crescita e una posizione luminosa.

Aster, Symphyotrichum e i nomi botanici cambiati

Per molto tempo numerose specie nordamericane sono state classificate nel genere Aster. Gli studi tassonomici successivi hanno portato a separare diversi gruppi. Per questo nomi classici come Aster novi-belgii e Aster novae-angliae sono oggi trattati da fonti tassonomiche autorevoli come sinonimi rispettivamente di Symphyotrichum novi-belgii e Symphyotrichum novae-angliae.

La Royal Horticultural Society, nelle indicazioni di coltivazione, continua opportunamente a riunire sotto il termine pratico asters piante appartenenti a Aster, Symphyotrichum, Eurybia, Kalimeris e altri generi, perché molte esigenze colturali sono simili. Per il giardiniere questo evita una complicazione inutile, ma è utile sapere che l'etichetta commerciale può riportare un nome differente da quello presente nei repertori botanici aggiornati.

Non significa che il vecchio nome fosse privo di senso: è un nome storico ancora diffusissimo. Significa semplicemente che la classificazione moderna riconosce differenze evolutive sufficienti per separare gruppi che un tempo venivano trattati insieme.

Le specie coltivate più comuni

Tra i settembrini più diffusi ci sono le cultivar derivate da Symphyotrichum novi-belgii, spesso compatte o di media altezza e disponibili in molti colori. Symphyotrichum novae-angliae comprende forme vigorose e generalmente più alte, molto adatte alle bordure. Aster amellus rappresenta invece uno dei veri aster europei e asiatici coltivati nei giardini.

In commercio si incontrano anche ibridi e cultivar selezionati per portamento, altezza, resistenza alle malattie o durata della fioritura. Per un vaso piccolo conviene scegliere forme compatte; in piena terra si possono usare cultivar più alte, eventualmente sostenute con tutori. Non bisogna basarsi soltanto sul colore del fiore: altezza finale e vigore cambiano molto.

Quando si acquista una pianta fiorita a fine estate, è utile controllare che abbia ancora numerosi boccioli chiusi. Un esemplare già completamente aperto può essere bellissimo nel punto vendita ma offrire una stagione più breve una volta portato a casa.

Quando fioriscono

La fioritura dei settembrini si concentra soprattutto tra fine estate e autunno. La RHS descrive gli asters come un gruppo capace di offrire colore soprattutto in estate avanzata e autunno. In Italia, nelle zone miti, alcune cultivar possono continuare a fiorire anche oltre settembre, mentre in aree più fredde l'arrivo precoce di gelate può abbreviare la stagione.

Il calendario dipende anche dalla cultivar. Alcune selezioni iniziano ad agosto, altre entrano nel pieno a settembre o ottobre. La durata della fioritura aumenta se la pianta dispone di luce, acqua sufficiente e un apparato radicale non stressato.

Per creare una sequenza di colore è utile combinare settembrini precoci e tardivi con altre piante autunnali. Tra le idee stagionali possono essere utili anche le indicazioni sulle piante fiorite da scegliere a fine agosto per avere colore a settembre.

Sole, mezz'ombra e posizione

La maggior parte dei settembrini fiorisce meglio in pieno sole. Una posizione luminosa favorisce steli robusti, un maggior numero di boccioli e una fioritura compatta. La RHS segnala tuttavia che diverse specie possono fiorire anche in mezz'ombra, soprattutto quando la luce resta buona per una parte consistente della giornata.

Nei climi mediterranei molto caldi, una leggera protezione nelle ore pomeridiane più roventi può essere utile, soprattutto per le piante in vaso. Il contenitore si scalda e si asciuga molto più rapidamente del terreno di un'aiuola. In piena terra, invece, un'esposizione aperta e ben aerata riduce anche il rischio di fogliame costantemente umido.

Per le cultivar alte bisogna considerare il vento. Steli lunghi e carichi di fiori possono piegarsi durante temporali autunnali. Un supporto discreto predisposto prima della piena altezza è preferibile a un intervento tardivo quando il cespo è già aperto.

Terreno

I settembrini preferiscono un terreno fertile, capace di trattenere una certa umidità ma non soggetto a ristagno persistente. La RHS sottolinea che molti asters crescono bene in suoli fertili e umidi, mentre i terreni molto pesanti o quelli che si asciugano completamente in estate possono creare problemi.

Prima dell'impianto conviene lavorare il suolo e incorporare sostanza organica ben decomposta. Questo migliora sia la capacità di trattenere acqua nei terreni leggeri sia la struttura dei suoli compatti. Il drenaggio resta essenziale: acqua stagnante attorno alle radici durante l'inverno può essere più dannosa del freddo per molte perenni.

Un leggero strato di pacciamatura organica in primavera aiuta a limitare l'evaporazione e, decomponendosi, sostiene la fertilità. Non bisogna però ammassare materiale umido contro la base degli steli.

Coltivazione in vaso

I settembrini in vaso possono dare ottimi risultati, soprattutto le cultivar compatte. Il contenitore deve però essere proporzionato al vigore della pianta. Un vaso troppo piccolo si asciuga rapidamente, limita le radici e rende più difficile mantenere costante l'umidità proprio mentre si formano i boccioli.

È importante usare un substrato fertile ma drenante e verificare che i fori inferiori non siano ostruiti. In estate il vaso può richiedere controlli quotidiani perché il terriccio si asciuga più velocemente. Un sottovaso non deve trasformarsi in una riserva d'acqua permanente.

Le piante acquistate già fiorite possono restare nel contenitore originale per un breve periodo, ma se il pane radicale è completamente congestionato è meglio programmare un rinvaso in un momento meno stressante, spesso a fine fioritura o alla ripresa primaverile. Per combinazioni stagionali da balcone è utile considerare anche le piante da balcone tra fine agosto e settembre.

Annaffiatura

Durante la crescita e la fioritura il terreno non dovrebbe asciugarsi completamente. Una carenza idrica prolungata può rallentare la formazione dei boccioli, far appassire le foglie inferiori e ridurre la durata dei fiori. Si irriga quando lo strato superficiale comincia ad asciugarsi, bagnando in profondità e lasciando scolare l'eccesso.

Le piante in vaso hanno bisogno di maggiore attenzione perché il volume di substrato è limitato. In giornate calde e ventose un contenitore può perdere molta acqua in poche ore. In piena terra, una volta ben radicati, i settembrini tollerano meglio brevi periodi asciutti, ma una disponibilità regolare d'acqua favorisce il massimo sviluppo.

È preferibile bagnare il terreno piuttosto che inumidire ripetutamente il fogliame alla sera. Una buona circolazione d'aria e foglie che asciugano rapidamente aiutano a contenere problemi fungini, in particolare l'oidio a cui alcune cultivar possono essere sensibili.

Concime

In un terreno di buona qualità non servono concimazioni continue. La RHS indica che una pacciamatura primaverile con compost o letame ben maturo può essere sufficiente in molte bordure. Nei suoli molto leggeri si può intervenire alla ripresa vegetativa con un fertilizzante bilanciato secondo le dosi indicate dal produttore.

In vaso la situazione cambia perché le sostanze nutritive disponibili sono limitate e vengono progressivamente consumate o dilavate. Durante la fase di crescita si può usare un fertilizzante liquido completo a intervalli regolari, senza eccedere. Troppo azoto può produrre steli molto teneri e una massa vegetativa sproporzionata rispetto ai fiori.

Dopo la fioritura e con l'ingresso nel riposo invernale le richieste nutritive diminuiscono fortemente. Continuare a concimare una pianta che sta perdendo la parte aerea non porta vantaggi.

Come avere una fioritura abbondante

La fioritura abbondante comincia mesi prima di settembre. Serve una ripartenza primaverile vigorosa, molta luce, acqua regolare e un apparato radicale non congestionato. Le cultivar alte possono essere accorciate all'inizio dell'estate con una potatura di contenimento simile al cosiddetto Chelsea chop: la RHS segnala che alcune, tra cui forme di Symphyotrichum novi-belgii, rispondono bene, anche se il risultato varia con cultivar e clima.

Eliminare progressivamente i capolini appassiti può prolungare l'aspetto ordinato e, in alcune cultivar, favorire l'apertura dei boccioli successivi. Non bisogna però confondere la rimozione dei fiori esauriti con una potatura drastica durante la piena stagione.

Anche la divisione periodica dei cespi aiuta. Piante molto vecchie possono svuotarsi al centro e produrre meno steli vigorosi. Separare porzioni giovani e sane rinnova il gruppo e migliora la disponibilità di spazio e nutrienti.

Perché i boccioli non si aprono

Se i boccioli si formano ma non arrivano ad aprirsi, bisogna controllare innanzitutto acqua e luce. Una pianta lasciata asciugare ripetutamente nel periodo di formazione dei fiori può interrompere parte dello sviluppo. Anche una posizione troppo ombrosa può ridurre la qualità della fioritura.

Un altro fattore è lo stato delle radici. In vaso, un pane radicale estremamente compatto rende difficile mantenere un livello di umidità stabile. In piena terra, ristagno o suolo molto duro possono limitare l'assorbimento. Temperature anomale o un brusco cambiamento stagionale possono inoltre rallentare l'apertura dei capolini.

Bisogna poi osservare la pianta nel suo insieme. Foglie ricoperte da patina bianca suggeriscono oidio; steli molli o scuri fanno pensare a problemi più seri. In questi casi non basta aggiungere concime: bisogna correggere la causa ambientale e, se necessario, rimuovere le parti compromesse.

Cosa fare dopo la fioritura

Dopo l'ultimo grande spettacolo autunnale, i settembrini iniziano a entrare nella fase di riposo. I capolini secchi possono essere eliminati per ordine e per limitare la disseminazione, oppure lasciati temporaneamente se si desidera offrire struttura al giardino invernale. Gli steli perderanno progressivamente le foglie e seccheranno.

Non è necessario estirpare la pianta: le specie perenni mantengono vive le gemme alla base e l'apparato sotterraneo. In un vaso esposto a piogge continue bisogna controllare che il drenaggio resti efficiente. In piena terra si può aggiungere una leggera pacciamatura senza soffocare la corona.

Se il cespo è troppo grande, la divisione è preferibile alla ripresa vegetativa primaverile. La pianta entrerà così nella nuova stagione con spazio e radici rinnovate.

Cosa succede durante l'inverno

Molti settembrini sono perenni erbacee: la parte aerea muore o si riduce fortemente con il freddo, mentre la pianta resta viva sotto terra. La RHS segnala che la maggioranza degli asters perenni è rustica e che molte specie e cultivar di Symphyotrichum tollerano temperature molto basse; in diversi contesti il ristagno invernale è più pericoloso del freddo.

Il vaso richiede qualche precauzione in più perché le radici sono maggiormente esposte alle oscillazioni di temperatura. In zone con gelo intenso, conviene collocare il contenitore vicino a una parete riparata o isolarlo, evitando però ambienti caldi che anticipino una crescita debole.

Durante il riposo si annaffia molto meno. Il substrato non deve restare saturo, ma un vaso sotto copertura non va dimenticato per mesi se il pane radicale diventa completamente secco.

Potatura

La potatura principale dei settembrini consiste nel taglio degli steli secchi. Si può intervenire a fine autunno, dopo il termine della fioritura, oppure attendere la fine dell'inverno se si preferisce mantenere la struttura secca in giardino. Il taglio si esegue vicino alla base senza danneggiare i nuovi germogli.

Durante la stagione si possono eliminare fiori appassiti e parti danneggiate. Per cultivar molto alte, un accorciamento all'inizio dell'estate può ridurre l'altezza finale e favorire una forma più compatta, ma va fatto prima della formazione avanzata dei boccioli.

La potatura non sostituisce la divisione. Se una pianta produce pochi steli al centro e cresce soltanto alla periferia, il problema è spesso l'invecchiamento del cespo più che la lunghezza dei rami.

Divisione dei cespi e propagazione

La divisione è uno dei modi più semplici per moltiplicare i settembrini e contemporaneamente ringiovanire le piante. La RHS consiglia in genere di sollevare e dividere i cespi ogni tre-cinque anni, preferibilmente all'inizio della primavera. Si estrae la pianta, si eliminano le parti centrali vecchie o deboli e si ripiantano porzioni periferiche sane dotate di radici e gemme.

Questo metodo conserva le caratteristiche della cultivar. La semina, invece, è più indicata per specie botaniche e può generare piante variabili quando si raccolgono semi da cultivar ibride. Per chi vuole approfondire l'operazione è disponibile una guida su quali piante si possono dividere in cespi.

La data ideale dipende dal clima. In aree molto miti alcune divisioni autunnali possono attecchire bene, ma la primavera resta il momento più sicuro per molte cultivar perché la pianta entra direttamente nella fase di crescita.

Ciclo annuale mese per mese

Da gennaio a febbraio il cespo è generalmente in riposo: restano le parti secche oppure una vegetazione minima alla base. Tra marzo e aprile compaiono i nuovi germogli. È il momento adatto per pulire, dividere i cespi vecchi e migliorare il terreno con sostanza organica.

Tra maggio e giugno gli steli si allungano rapidamente. Le cultivar alte possono essere sostenute e, se necessario, leggermente contenute prima che inizino a differenziare i boccioli. In luglio e agosto la pianta accumula massa vegetativa e prepara la fioritura; acqua e luce sono decisive.

Tra fine agosto e ottobre arriva il periodo tipico dei settembrini. I capolini si aprono in successione e il cespo raggiunge il massimo valore ornamentale. A novembre la fioritura si esaurisce e gli steli iniziano a seccare. Tra dicembre e l'inizio dell'anno successivo la parte sotterranea rimane viva in attesa della nuova ripartenza.

Vedere il settembrino come una perenne e non come una semplice pianta fiorita di settembre cambia completamente la coltivazione: dopo i fiori non finisce la pianta, ma comincia la fase che prepara il ciclo dell'anno successivo.