Settembre è il mese in cui si tagliano i rami per rimettere in ordine, e ogni ramo tagliato è una talea possibile. Chi si chiede quali talee fare a settembre e quali no si trova davanti a una scelta concreta: piantare adesso quel pezzo di rosmarino, di rosa, di edera o di pothos, oppure buttarlo e rifare il taglio a primavera.

La risposta cambia da gruppo a gruppo. Alcune piante radicano bene in queste settimane, perché il legno dell'anno si è indurito quanto basta per non marcire e la temperatura del terreno è ancora buona. Altre, con la luce che cala e le notti fresche, restano ferme nel substrato per mesi e alla fine cedono. Questo articolo dice, per arbusti, rampicanti, succulente e piante da appartamento, che cosa attecchisce con le condizioni di settembre e che cosa conviene rimandare. Le aromatiche hanno un articolo a parte e qui non si trattano.

Quello che settembre cambia rispetto a giugno

A giugno la talea si prende tenera, dalla punta verde di un ramo dell'anno: radica in fretta ma appassisce altrettanto in fretta, e va tenuta sotto una campana con umidità alta. A settembre lo stesso ramo si è indurito alla base e resta verde in punta: è la talea semilegnosa, che perde meno acqua, marcisce meno e regge senza campana. Radica più lentamente della tenera, ma più sicura. I rami di due o più anni, tutti legno, si prendono da novembre in poi, a pianta spoglia, e non sono materia di settembre.

Le temperature sono la seconda differenza. Il terreno e il substrato dei vasi sono ancora caldi dall'estate, e le radici si formano bene finché il substrato si tiene tiepido al tatto. Le notti però si accorciano e si raffreddano, e la luce cala: la talea produce radici ma poche foglie, e questo per molte piante va bene, perché non spende in alto quello che serve in basso. Al Nord la finestra si chiude con le prime notti fredde di ottobre; al Sud e sulla costa il substrato resta tiepido fino a novembre e la finestra è più lunga di un mese.

Gli arbusti sono il gruppo che settembre favorisce di più. Rose, ortensie, lavanda, fucsia, buddleia, ligustro, fotinia, alloro, olivello, viburno e tutti i sempreverdi da siepe radicano da talea semilegnosa di quindici o venti centimetri, presa da un ramo dell'anno con la base indurita. Il limite: radicano lentamente, e per tutto l'inverno la talea sembra ferma. Le radici si formano in autunno, la crescita in alto parte a primavera.

I rampicanti vanno bene quasi tutti: edera, caprifoglio, clematide, gelsomino, glicine, passiflora, vite americana. Si prende un tratto di fusto con due o tre nodi, si interra fino al primo nodo. Radicano più in fretta degli arbusti. Il limite: le clematidi e il glicine sono lenti e incerti, e a settembre si prendono solo se il substrato resta tiepido.

Le succulente sono il gruppo ambiguo. Crassule, echeverie, sedum, kalanchoe e aloe radicano da foglia o da rosetta tutto l'anno, a patto che abbiano luce e stiano asciutte. Il limite di settembre è la luce, non la temperatura: al Nord, su un davanzale a ottobre, la talea resta viva ma ferma fino a marzo. Al Sud radica in poche settimane.

Le piante da appartamento vivono in casa, dove la temperatura non cala, e la stagione conta meno. Pothos, filodendri, tradescanzie, pilee, begonie, ficus e sanseverie radicano in acqua o nel substrato anche a settembre. Il limite è la luce della finestra, che cala: quello che a giugno mette radici in due settimane, a ottobre ne chiede il doppio. Chi ha una finestra a sud non se ne accorge; chi ha una finestra a nord fa meglio ad aspettare.

La domanda da farsi con il ramo in mano

Il primo criterio risolve la maggior parte dei casi: piega la base del ramo tra le dita. Se si piega senza spezzarsi ed è verde, è troppo tenero per settembre e marcisce prima di radicare. Se si spezza secco, è legno vecchio e non è ancora stagione. Se si piega con resistenza e alla fine si incrina, è semilegnoso: quella è la talea da fare adesso. Questa prova vale per arbusti e rampicanti; per succulente e piante da appartamento non serve.

Il secondo criterio: dove starà la talea per i prossimi tre mesi? Fuori, al Nord, solo gli arbusti e i rampicanti robusti, in un vaso al riparo dal vento e vicino a un muro. Fuori, al Sud, quasi tutto. In casa, tutte le piante da appartamento e le succulente, ma solo se la finestra prende luce diretta almeno per qualche ora.

Il terzo: quante ne puoi fare? A settembre non tutte le talee attecchiscono, ed è normale. Se hai un ramo solo di una pianta rara, aspetta la primavera, quando le probabilità sono migliori. Se puoi tagliarne dieci da una siepe, fanne dieci adesso: quelle che radicano bastano.

Il quarto: la pianta madre sta ancora crescendo? Guarda la punta del ramo. Se ha foglie nuove piccole e chiare, la pianta è in attività e la talea porta con sé la spinta. Se la punta è ferma e le foglie sono tutte scure e dure, la pianta ha già chiuso la stagione e la talea parte senza slancio.

Il quinto riguarda i tempi, che vanno saputi per non tirare fuori le talee troppo presto. Le piante da appartamento in acqua mostrano le radici in due o quattro settimane; le succulente in tre o sei; i rampicanti nel substrato in un mese o due; gli arbusti semilegnosi in due o quattro mesi, e alcuni sempreverdi solo a primavera.

Dove il calendario si sposta

La geografia sposta tutto di un mese. Chi coltiva sulla costa ligure, in Sicilia, in Sardegna, in Puglia o sulla costa tirrenica ha un settembre che somiglia al luglio del Nord: le talee tenere di giugno si possono ancora fare, e la finestra per le semilegnose arriva a fine ottobre. Chi sta in pianura padana o in collina ha già le notti fresche e deve stringere: le semilegnose degli arbusti entro fine settembre, i rampicanti entro metà ottobre, poi solo in casa.

La montagna chiude prima: sopra i settecento metri le talee di settembre si fanno solo in una serra fredda o in una veranda, oppure si rimanda.

Il tipo di pianta ribalta la regola in due casi. Le piante che perdono le foglie in autunno, come il glicine, le ortensie e le rose, radicano a settembre ma vanno lasciate in pace in inverno anche quando sembrano morte: la foglia cade, il ramo resta, e la radice lavora. Le succulente di origine desertica invece, come molte euforbie, con l'umidità dell'autunno del Nord marciscono: per loro l'unico settembre buono è quello del Sud, o in casa vicino a un termosifone.

L'esperienza conta. Chi ha già fatto talee sa che il periodo fermo dell'inverno non è un fallimento e non le disturba. Chi è alle prime prove tende a tirarle fuori dopo due settimane per controllare, e le perde. Per chi comincia, settembre è un buon mese per le piante da appartamento in acqua, dove le radici si vedono attraverso il vetro, e uno cattivo per gli arbusti, dove per mesi non si vede niente.

Le talee che sembrano attecchite e non lo sono

Il primo errore è tirarle per controllare. Sembra sensato, perché non si vede nulla e si vuole sapere. Ma una talea che ha appena messo i primi peli radicali li strappa al minimo movimento e ricomincia da capo. Si controlla senza tirare: si guarda se dal foro del vaso spunta una radice bianca, si osserva se le foglie restano turgide dopo giorni senza campana, e sulle piante da appartamento si aspetta la prima foglia nuova, che esce solo quando sotto ci sono radici. Una talea che dopo settimane ha ancora le foglie verdi e ferme è viva e sta lavorando; una che le perde tutte e imbrunisce alla base è andata.

Il secondo è scegliere il ramo più bello, spesso quello in fiore o con i boccioli. La talea spende le riserve nel fiore invece che nelle radici. Si prende un ramo senza fiori, o si tolgono i boccioli.

Il terzo è il substrato ricco. Il terriccio da fiori, concimato, sembra un vantaggio e invece favorisce muffe e marciume su una base che non ha ancora radici. Si usa sabbia mescolata a terriccio, o perlite, e si concima solo a primavera.

Il quarto è la campana anche dove non serve. La talea semilegnosa di settembre regge senza copertura, e il sacchetto di plastica chiuso sopra, con le notti fresche, tiene le foglie bagnate e le fa marcire. La campana serve alle tenere di giugno.

Il quinto è annaffiare come se fosse una pianta. La talea senza radici non beve: il substrato va tenuto appena umido e il resto dell'acqua la fa marcire alla base. Solleva il vaso: se è pesante, non annaffiare.