Che gli alberi perdano le foglie in autunno lo sapevano già i Greci. Teofrasto, allievo di Aristotele, nel IV secolo avanti Cristo distingueva nella sua Storia delle piante gli alberi che spogliano da quelli che restano verdi, e provava a spiegare il perché. Da allora la scena si ripete ogni anno e ogni anno crea lo stesso equivoco. Alberi ingialliti a settembre, con il caldo ancora addosso e le notti appena più fresche, fanno pensare che l'autunno sia arrivato in anticipo. Intorno a questa scena girano tre idee che tutti ripetono. La prima dice che le foglie ingialliscono per il freddo. La seconda dice che un albero che ingiallisce presto è malato o sta morendo. La terza dice che se ingiallisce a settembre l'inverno sarà lungo e duro. Sono tre frasi che si sentono in ogni giardino e in ogni chiacchiera dal fruttivendolo. Questo articolo le prende sul serio, una alla volta, e va a vedere che cosa c'è sotto.

Che cosa vuol dire davvero alberi ingialliti a settembre

Il titolo dice una cosa precisa: quando un albero ingiallisce a settembre, quasi mai è il freddo. Il freddo che fa cambiare colore alle foglie arriva più tardi, con le notti sotto i dieci gradi e le giornate corte di ottobre e novembre. Alberi ingialliti a settembre raccontano un'altra storia, e di solito è la storia dell'estate appena passata. Un albero che ha avuto sete per due mesi arriva a settembre stanco. Ha chiuso i pori delle foglie per non perdere acqua, ha smesso di crescere, e adesso lascia andare le foglie che non riesce più a mantenere. È una difesa, non una malattia. Lo fanno soprattutto i tigli, gli ippocastani, le betulle e gli aceri, che hanno foglie larghe e perdono molta acqua. Chi non lo sa reagisce male in tre modi. C'è chi vede il giallo, pensa al freddo e copre il tronco o sposta il vaso in casa, e la pianta soffre il caldo secco dei termosifoni. C'è chi pensa a una malattia e tratta con un prodotto contro i funghi, che non serve a niente perché non c'è nessun fungo. E c'è chi, credendo che l'albero stia morendo, lo innaffia ogni giorno con litri d'acqua, e in poche settimane fa marcire le radici che la siccità aveva solo indebolito. Alberi ingialliti a settembre chiedono prima di tutto una domanda: che estate hanno passato.

Le applicazioni che fanno la diagnosi dalla foto

Basta fotografare una foglia gialla e un'applicazione del telefono risponde in pochi secondi. La risposta più frequente per alberi ingialliti a settembre è "carenza di ferro" oppure "eccesso di acqua", con la lista dei concimi da comprare. Su una foglia sola la foto dice poco. Il giallo da sete, il giallo da ferro e il giallo dell'autunno vero si somigliano, e un programma che guarda i colori non sa se la pianta ha avuto pioggia in agosto o se sta in un vaso di venti centimetri sotto un muro a sud. Le applicazioni fanno bene una cosa: riconoscono la specie, e sapere se hai davanti un acero o un tiglio aiuta. Alcune ricordano anche quando hai innaffiato l'ultima volta, e questo è utile per chi non se lo segna. Sbagliano quando devono dire la causa, perché la causa sta nel terreno e nei due mesi prima, non nella foglia. Il rischio è correre a comprare un concime per un albero che ha solo bisogno di finire la stagione in pace. Alberi ingialliti a settembre si capiscono meglio con le mani nella terra che con la fotocamera. Per distinguere i tipi di giallo torna utile che cosa succede dentro la foglia quando cambia colore.

Quello che dicevano i contadini e quello che dice la ricerca

Nelle campagne del Centro Italia si diceva che l'albero che ingiallisce presto annuncia un inverno rigido. È una previsione che non ha riscontro, ma nasce da un'osservazione vera: l'albero ingiallisce presto dopo un'estate secca, e le estati secche in certe zone precedevano annate difficili. Un'altra tradizione, diffusa in Sicilia e in Puglia, dice che a settembre non si innaffia più il frutteto, perché l'acqua di fine stagione fa marcire. Anche qui c'è una parte vera: un albero che sta rallentando beve poco, e l'acqua in eccesso ristagna. Ma un albero in vaso, o un albero giovane piantato da un anno, ha ancora bisogno di bere. Una terza tradizione, quella di raccogliere subito le foglie cadute per non far ammalare l'albero, ha meno fondamento: le foglie a terra proteggono le radici e nutrono la terra, salvo quando portano macchie di funghi. La ricerca ha guardato la stessa scena con altri strumenti. Uno studio del Politecnico di Zurigo, pubblicato da Deborah Zani e colleghi sulla rivista Science nel 2020, ha seguito per decenni le foglie degli alberi europei e ha trovato che un albero che ha lavorato molto in primavera e in estate lascia andare le foglie prima, non dopo. L'ingiallimento precoce è il segno di una stagione intensa o faticosa, non di un inverno in arrivo. Alberi ingialliti a settembre trovano qui una spiegazione che i contadini avevano intuito a metà. Alberi ingialliti a settembre sono figli dell'estate, e la ricerca lo misura.

Che cosa fare agli alberi ingialliti a settembre, un passo alla volta

Prima di intervenire serve capire quale giallo hai davanti. Ecco i passi, nell'ordine.

  • Guarda dove parte il giallo. Se comincia dalle foglie vecchie in basso e le nuove sono verdi, è la pianta che alleggerisce: stanchezza da estate, niente di grave.
  • Se il giallo parte dalle foglie giovani in cima, con le nervature verdi, è una carenza, di solito di ferro, e la causa sta nella terra troppo calcarea.
  • Infila un dito nella terra a dieci centimetri. Secca e dura: l'albero ha sete. Bagnata e pesante: ha troppa acqua.
  • Se ha sete, innaffia a fondo una volta, piano, fino a bagnare bene, e poi aspetta che la terra asciughi in profondità prima di rifarlo.
  • Se ha troppa acqua, smetti di innaffiare e, in vaso, controlla che i fori sul fondo non siano chiusi.
  • Non concimare e non trattare: alberi ingialliti a settembre non hanno bisogno di niente che si compra.
  • Lascia cadere le foglie gialle da sole e non strapparle: il ramo le lascia andare quando ha ripreso quello che gli serve.

Il risultato non si vede adesso. Si vede in primavera, quando l'albero rimette le foglie: se sono di misura normale e il legno è sano, alberi ingialliti a settembre erano solo stanchi, e la cura giusta è stata non fare troppo.

Lo stesso ragionamento vale anche altrove

Il giallo che viene dai mesi prima e non dal momento non riguarda solo gli alberi. Il basilico in vaso che a fine agosto ingiallisce dal basso sta finendo il suo ciclo, non ha preso freddo. Le piante da appartamento che a settembre perdono foglie hanno sentito il cambio di luce, che si accorcia in fretta, e non un colpo d'aria. L'oleandro che ingiallisce dentro la chioma sta rinnovando le foglie vecchie, come fa ogni anno. In tutti questi casi la domanda è la stessa: che cosa è successo prima, e da dove parte il giallo. Alberi ingialliti a settembre sono solo l'esempio più grande e più visibile, perché un tiglio o un acero in un cortile si vedono da lontano e fanno impressione. Il metodo vale anche per le piante grasse che si ammorbidiscono e per gli agrumi che perdono foglie dopo un trasloco. In ogni caso il giallo è una risposta a qualcosa che è già successo, e chi cerca la causa nel giorno in cui lo vede guarda nel posto sbagliato. Si guarda indietro di un mese, a volte di due, e quasi sempre la spiegazione è lì.

Teofrasto guardava gli alberi spogliarsi e cercava una regola. La regola c'è, ma non è quella che tutti ripetono. Il freddo arriva dopo, l'albero che ingiallisce presto di solito non è malato, e l'inverno lungo non si legge nelle foglie di settembre. Le applicazioni riconoscono la pianta ma non sanno che estate ha fatto. I contadini avevano intuito che il giallo precoce parla della stagione passata, e la ricerca di Zurigo lo ha misurato. I passi sono semplici: capire da dove parte il giallo, sentire la terra con un dito, dare acqua se serve e toglierla se è troppa, e poi lasciare fare. Chi impara a leggere così alberi ingialliti a settembre smette di avere paura dell'autunno e comincia a capire l'estate.