La kalanchoe è velenosa per cani e gatti: tutte le specie del genere contengono sostanze che, se ingerite, possono provocare disturbi digestivi e, nei casi più seri, problemi al cuore. È una delle succulente più vendute e regalate, soprattutto nei mesi freddi, quando i vasetti fioriti di rosso, arancio, giallo o rosa riempiono i banchi di vivai e supermercati. Proprio perché arriva in casa come pianta da regalo, spesso senza che nessuno si informi prima, vale la pena sapere che cosa contiene, quali animali rischiano di più e come sistemarla per tenerla lontana da musi e zampe.

Perché la kalanchoe è tossica

Le foglie carnose, gli steli e i fiori della kalanchoe contengono bufadienolidi, composti che appartengono alla famiglia dei glicosidi cardioattivi. Sono sostanze simili, per il modo in cui agiscono sull'organismo, a quelle presenti nella digitale: interferiscono con il funzionamento delle cellule del muscolo cardiaco e possono alterare il ritmo del cuore. Non esiste una parte della pianta da considerare sicura: la tossicità riguarda tutta la pianta, fiori compresi, e anche le foglie cadute o i fiori secchi restano un pericolo se vengono masticati.

La specie più diffusa in casa è la Kalanchoe blossfeldiana, quella con i fitti mazzetti di piccoli fiori che si trova in vendita quasi tutto l'anno. Accanto a lei circolano altre specie, molto apprezzate dai collezionisti di succulente e spesso scambiate tra appassionati sotto forma di talee: la Kalanchoe daigremontiana e la Kalanchoe tubiflora, riconoscibili per le minuscole piantine che si formano sulle foglie e che cadono a terra radicando ovunque. Queste specie sono considerate più ricche di sostanze tossiche rispetto alla blossfeldiana, e la loro facilità di propagazione fa sì che le piantine finiscano facilmente sul pavimento, alla portata degli animali.

La pericolosità dei bufadienolidi non è un'ipotesi teorica: avvelenamenti da kalanchoe sono stati documentati anche negli animali da pascolo, nei luoghi in cui queste piante crescono spontanee o vengono abbandonate e si diffondono nei terreni.

I sintomi nei cani e nei gatti

Quando un cane o un gatto mastica o ingerisce parti di kalanchoe, i primi segnali riguardano quasi sempre l'apparato digerente. I disturbi più frequenti sono:

  • vomito, anche ripetuto;
  • diarrea;
  • salivazione abbondante;
  • apatia, debolezza, scarso interesse per il cibo e per il gioco.

Nei casi più seri, legati di solito alla quantità ingerita, alla specie di kalanchoe e alla taglia dell'animale, possono comparire alterazioni del ritmo cardiaco, che possono essere gravi. Battito irregolare, molto lento o molto accelerato, difficoltà a reggersi in piedi e respiro affannoso sono segnali che richiedono un intervento immediato. Un animale piccolo che ingerisce una quantità anche modesta di foglie corre rischi maggiori di un cane di grossa taglia che ne ha appena assaggiato un pezzetto, ma non c'è una soglia sotto la quale si possa stare tranquilli.

Quali animali rischiano di più

I gatti sono i più esposti. Molti di loro hanno l'abitudine di mordicchiare le piante di casa, e le foglie succulente della kalanchoe, spesse e piene d'acqua, esercitano su alcuni esemplari un'attrazione particolare: si lasciano masticare con facilità e restano a lungo a portata di dente, magari su un davanzale o su una mensola dove il gatto sale per guardare fuori. Un gatto annoiato, che vive sempre in appartamento, tende a sperimentare di più con tutto ciò che trova a disposizione.

Tra i cani, i più a rischio sono i cuccioli, che esplorano il mondo con la bocca e masticano qualsiasi oggetto incontrino, dai vasi alle foglie cadute fino alla terra del sottovaso. Anche i cani adulti possono ingerire parti della pianta per noia, per gioco o perché attirati da un vaso rovesciato. Conigli, porcellini d'India e altri piccoli animali lasciati liberi in casa vanno considerati anch'essi esposti allo stesso pericolo.

La kalanchoe va tenuta lontana anche dai bambini piccoli. Anche per l'uomo l'ingestione è da evitare: i più piccoli, che portano alla bocca foglie e fiori colorati, sono i più vulnerabili, e la regola resta la stessa vista per gli animali.

Come tenerla in casa in modo più sicuro

Chi riceve una kalanchoe in regalo e convive con un gatto o un cane deve prima di tutto scegliere dove metterla. Il posto giusto è un punto davvero irraggiungibile: non basta un tavolino o una mensola bassa, perché i gatti saltano con facilità anche in alto. Una stanza in cui gli animali non entrano, un balcone chiuso e inaccessibile o una mensola alta e lontana da mobili che possano fare da trampolino sono soluzioni più affidabili. Se non esiste un posto del genere, è più prudente regalare la pianta a qualcuno che non ha animali.

La seconda attenzione riguarda ciò che la pianta lascia cadere. Foglie staccate, fiori secchi e, nel caso della daigremontiana e della tubiflora, le piantine che si staccano dalle foglie vanno raccolti con regolarità, controllando anche il pavimento e il sottovaso. Quando si eliminano i fiori appassiti o si pota la pianta, gli scarti vanno chiusi nel sacchetto dei rifiuti e non lasciati sul tavolo o nel cestino aperto. Dopo aver maneggiato la pianta è buona abitudine lavarsi le mani.

Chi preferisce non correre rischi può orientarsi su piante d'appartamento comunemente considerate non tossiche per cani e gatti, come la Calathea o il Chlorophytum, la pianta ragno dalle lunghe foglie striate. Anche queste però non vanno considerate innocue in senso assoluto: un animale che ne mastica grandi quantità può comunque avere disturbi digestivi, e conviene scoraggiare l'abitudine di mordicchiare il verde di casa offrendo giochi e alternative. Prima di acquistare una pianta nuova, verificarne il nome botanico esatto e la sua compatibilità con gli animali è sempre la scelta più saggia, perché nomi comuni simili possono indicare piante diverse.

Se un animale ha già mostrato interesse per la kalanchoe, se si trovano foglie rosicchiate o pezzi di pianta sul pavimento, il consiglio è di non aspettare di vedere come va: lo stato dell'animale può cambiare nel giro di poche ore, e la valutazione spetta al veterinario.

Una nota sulla tossicità: in caso di ingestione di qualsiasi parte di kalanchoe non aspettare la comparsa dei sintomi e non provocare il vomito. Se a ingerirla è una persona, soprattutto un bambino, contattare subito un Centro antiveleni o rivolgersi al pronto soccorso, portando con sé il nome della pianta o una sua foto. Se l'ha masticata o ingerita un cane o un gatto, chiamare immediatamente il veterinario, indicando la specie di kalanchoe e, se possibile, quanta parte della pianta manca.