La pervinca del Madagascar è una di quelle piante che si comprano d'istinto: fiori a cinque petali rosa, bianchi o color lampone, spesso con un occhio centrale più scuro, foglie lucide di un verde intenso e una fioritura che dalla tarda primavera può arrivare fino all'autunno. Nei vivai e nei garden center la si trova accanto ai gerani e alle petunie, come una qualsiasi fiorita da balcone. Eppure è una pianta tossica, e non in modo trascurabile. Capire da dove viene questa tossicità aiuta a coltivarla con le giuste attenzioni, soprattutto in una casa con bambini piccoli, cani o gatti.

Una pianta tropicale, non una pervinca nostrana

Il nome botanico è Catharanthus roseus, e la pianta appartiene alla famiglia delle Apocynaceae, la stessa dell'oleandro. Un tempo era classificata come Vinca rosea, ed è da qui che deriva il nome comune di pervinca. È endemica del Madagascar, dove cresce spontanea, ma nel corso dei secoli si è diffusa e naturalizzata in moltissime regioni tropicali e subtropicali del mondo. Non è dunque una pianta mediterranea: da noi non sopporta il freddo e viene coltivata quasi sempre come annuale, da rinnovare ogni primavera.

Non va confusa con le pervinche europee del genere Vinca, cioè Vinca minor e Vinca major, piante tappezzanti dai fiori azzurro-violacei che crescono nei boschi e nei giardini ombrosi. Anche queste contengono alcaloidi e non vanno ingerite, ma sono specie diverse, con un aspetto, un portamento e una composizione chimica differenti. Il nome comune condiviso genera spesso confusione, ed è bene tenerne conto quando si leggono informazioni sulla tossicità o si cerca una pianta in vivaio.

Perché è tossica: gli alcaloidi

La pervinca del Madagascar produce moltissimi alcaloidi, sostanze azotate con una forte attività biologica distribuite in tutta la pianta. È una delle specie vegetali chimicamente più studiate, e per una ragione precisa: da essa sono stati ricavati la vinblastina e la vincristina, due farmaci antitumorali isolati tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento e tuttora impiegati in chemioterapia. Queste molecole agiscono bloccando la divisione delle cellule, ed è proprio questo meccanismo a renderle utili contro alcuni tumori.

La stessa potenza farmacologica spiega la tossicità della pianta. Sostanze capaci di interferire con la divisione cellulare non sono innocue se assunte in modo incontrollato: nei farmaci vengono estratte, purificate, dosate con precisione e somministrate in ambiente ospedaliero sotto stretto controllo medico, proprio perché i loro effetti collaterali sono importanti. Nella pianta, invece, gli alcaloidi sono presenti in una miscela complessa e in quantità variabili, impossibili da conoscere a occhio.

Se ingerita, la pervinca del Madagascar provoca innanzitutto disturbi gastrointestinali, come nausea, vomito e diarrea. A dosi maggiori possono comparire effetti sul sistema nervoso e sulla pressione arteriosa. I più esposti sono i bambini piccoli, attratti dai fiori colorati, e gli animali domestici. Cani e gatti che masticano foglie o fiori possono presentare vomito, diarrea e abbattimento; nei casi più seri si arriva a effetti neurologici e a un calo della pressione, situazioni che richiedono un intervento veterinario rapido.

Il farmaco non è la pianta

In alcuni paesi la pervinca del Madagascar ha una lunga storia di usi popolari, e in rete circolano ricette di infusi e decotti preparati con foglie o fiori. È importante essere chiari: la pianta non è un rimedio e non va usata per curarsi. Il fatto che da essa si ricavino farmaci antitumorali non significa che una tisana fatta in casa abbia qualcosa in comune con una terapia oncologica. Il farmaco è una molecola isolata, a dose nota, studiata e somministrata da medici; la pianta è una miscela imprevedibile di sostanze tossiche.

Il fai-da-te è quindi pericoloso, sia per il rischio di intossicazione sia perché può indurre a trascurare o ritardare cure efficaci. Chi soffre di una malattia, anche lieve, deve rivolgersi al proprio medico e non sperimentare preparati a base di questa pianta.

Coltivarla sul balcone con le giuste precauzioni

Tutto questo non significa che la pervinca del Madagascar vada bandita da balconi e giardini. È una pianta generosa, adatta a vasi, fioriere e aiuole soleggiate, e chiede poche cure. Ama il sole pieno e il caldo, teme invece i ristagni d'acqua e le temperature basse. Vuole un terriccio leggero e ben drenante, con uno strato di materiale drenante sul fondo del vaso, e annaffiature regolari ma moderate, lasciando asciugare la superficie del terriccio tra un intervento e l'altro. Un eccesso d'acqua è tra le cause più frequenti di deperimento, molto più della siccità, che invece sopporta discretamente.

Le piantine si mettono a dimora in primavera, quando il rischio di freddo notturno è passato. Cimare le punte dei giovani steli favorisce un portamento più compatto e ramificato, e ripulire regolarmente la pianta dai fiori sfioriti la mantiene ordinata. In autunno, con il calo delle temperature, la fioritura si esaurisce e la pianta deperisce: a quel punto si può eliminare.

Per coltivarla in sicurezza bastano alcune abitudini semplici:

  • indossare i guanti quando si pota, si rinvasa o si eliminano i fiori appassiti;
  • evitare il contatto della linfa che esce dai tagli con occhi, bocca e pelle sensibile, e lavarsi le mani dopo ogni intervento;
  • potare e cimare lontano da bambini e animali, senza lasciare a terra gli steli tagliati;
  • raccogliere regolarmente fiori e foglie caduti dal vaso, che un cane o un gatto potrebbero masticare;
  • sistemare i vasi in punti difficili da raggiungere per i più piccoli e per gli animali di casa.

Gli scarti di potatura vanno gettati nell'indifferenziato o nel compost domestico solo se questo non è accessibile agli animali. Se in famiglia ci sono bambini molto piccoli o animali che tendono a mordicchiare le piante, conviene valutare con attenzione se tenerla, o almeno scegliere una posizione davvero fuori portata, come una fioriera sospesa o un davanzale protetto.

Una nota sulla tossicità: se un bambino o un adulto ha ingerito una parte della pervinca del Madagascar, non bisogna aspettare la comparsa dei sintomi e non bisogna provocare il vomito. Occorre contattare subito un Centro antiveleni o rivolgersi al pronto soccorso, portando con sé il nome della pianta o una sua foto, così da facilitare la valutazione del caso. Se a masticare foglie o fiori è stato un cane o un gatto, bisogna chiamare immediatamente il veterinario, anche se l'animale sembra stare bene.