La processionaria del pino si riconosce prima che compaiano le file di bruchi sui vialetti: gli aghi rosicchiati e ingialliti in cima ai rami e i primi piccoli nidi di seta sono i segnali da cogliere per intervenire in tempo. Si tratta della Thaumetopoea pityocampa, una falena le cui larve si nutrono degli aghi di pini e cedri e che, oltre a indebolire gli alberi, rappresenta un rischio concreto per persone e animali a causa dei peli urticanti. Conoscerne il ciclo è il modo migliore per sapere che cosa fare e in quale momento dell'anno.

Il ciclo della processionaria, stagione per stagione

L'insetto adulto è una falena dall'aspetto poco appariscente che vola in estate, soprattutto di notte. Le femmine depongono le uova sugli aghi di pino, raccogliendole in un caratteristico manicotto che avvolge uno o due aghi ed è ricoperto di scaglie che lo mimetizzano tra il verde e il marrone della chioma.

Dalle uova nascono le larve, che iniziano subito a nutrirsi degli aghi. A fine estate e in autunno, crescendo, costruiscono nidi sericei biancastri, fatti di seta intrecciata, sulle cime dei rami più esposti al sole. All'inizio si tratta di piccoli nidi provvisori, poi le colonie si spostano e realizzano il nido invernale, più grande e compatto, dove trascorrono i mesi freddi uscendo per nutrirsi.

Verso la fine dell'inverno o in primavera arriva la fase che dà il nome all'insetto: le larve scendono dall'albero in fila indiana, una dietro l'altra, formando le tipiche processioni a terra. Cercano un punto adatto dove interrarsi e incrisalidarsi nel terreno, per poi sfarfallare come adulti nell'estate successiva. Il periodo delle processioni varia molto con il clima: al sud e nelle zone costiere avviene prima, mentre nelle aree più fredde e in collina si sposta più avanti.

I primi segnali da riconoscere sull'albero

Chi ha pini o cedri in giardino, o li costeggia ogni giorno in un parco, dovrebbe osservare le chiome con attenzione soprattutto tra fine estate e autunno. I segnali precoci sono:

  • aghi rosicchiati e ingialliti, spesso concentrati sulle cime dei rami;
  • piccoli nidi provvisori di seta, leggeri e poco compatti;
  • più avanti, il nido invernale, un batuffolo biancastro ben visibile sui rami esposti al sole.

Le chiome con numerosi rami spogli o ingialliti indicano un'infestazione già avanzata. Un albero colpito ripetutamente per più anni si indebolisce, cresce meno ed è più esposto ad altri problemi. Per questo intervenire presto, quando i nidi sono ancora pochi e piccoli, è molto più semplice che inseguire l'infestazione quando ha già raggiunto mezzo giardino.

Perché i peli urticanti sono pericolosi

Dalla fase larvale più avanzata i bruchi sono coperti di peli urticanti, che contengono una proteina chiamata thaumetopoeina. Questi peli si staccano facilmente, vengono trasportati dal vento e restano attivi a lungo, anche nei nidi vuoti e abbandonati. Il contatto provoca dermatiti con prurito intenso e arrossamento, irritazioni agli occhi e disturbi alle vie respiratorie se i peli vengono inalati.

Per i cani il pericolo è particolarmente grave. Un cane che annusa o lecca i bruchi, magari incuriosito da una processione sul prato, può subire lesioni serie alla lingua e alla bocca, fino alla necrosi dei tessuti. In questo caso serve il veterinario d'urgenza, senza perdere tempo. Per tutti, adulti e bambini compresi, la regola è una sola: non toccare mai nidi e bruchi, nemmeno con un bastone o con i guanti da giardino comuni.

Come e quando intervenire

La lotta alla processionaria funziona meglio se si sceglie lo strumento adatto alla fase in cui si trova l'insetto. In estate, durante il volo degli adulti, si usano le trappole a feromoni, che attirano i maschi: servono a monitorare la presenza dell'insetto e a catturarne una parte, riducendo gli accoppiamenti.

A fine estate e inizio autunno, quando le larve sono ancora giovani e i peli urticanti non si sono ancora sviluppati del tutto, è il momento dei trattamenti a base di Bacillus thuringiensis var. kurstaki, un batterio che agisce sulle larve di lepidotteri dopo che le hanno ingerito con gli aghi. Vanno impiegati solo prodotti autorizzati per uso non professionale, seguendo con attenzione l'etichetta per quanto riguarda dosi, piante ammesse e modalità di applicazione. Su alberi alti, dove le chiome non si raggiungono in sicurezza, conviene affidarsi a ditte specializzate.

In inverno, quando i nidi sono ben visibili, si può procedere alla rimozione e distruzione dei nidi, tagliando i rami che li portano. È un'operazione delicata, perché i peli si disperdono facilmente: è meglio che la svolgano ditte specializzate, dotate delle protezioni adeguate per pelle, occhi e vie respiratorie. Il fai da te, soprattutto su rami alti, espone a rischi seri.

In primavera, quando le larve scendono dall'albero, si possono installare sul tronco le trappole a collare, che intercettano le processioni e raccolgono i bruchi in un contenitore prima che raggiungano il terreno. Vanno posizionate per tempo, prima dell'inizio della discesa, tenendo conto del clima della propria zona.

Accanto a questi interventi è utile favorire i predatori naturali. Le cince si nutrono delle larve e possono contribuire a contenerne il numero: installare cassette nido sugli alberi del giardino è un modo semplice per ospitarle.

Gli obblighi per chi ha pini in giardino

In Italia la lotta alla processionaria può essere resa obbligatoria, perché l'insetto rappresenta un problema per la salute delle piante e delle persone. I Comuni e i Servizi fitosanitari regionali possono imporre interventi ai proprietari degli alberi infestati, anche privati, stabilendo modalità e tempi. Le regole cambiano da territorio a territorio, quindi chi nota nidi sui propri pini o cedri deve informarsi presso il proprio Comune o il Servizio fitosanitario regionale, che possono indicare che cosa è richiesto e a chi rivolgersi.

Una nota sulla salute: in caso di contatto con bruchi, nidi o peli di processionaria non grattarsi e non strofinare la zona, per non diffondere i peli. Lavare la pelle con abbondante acqua, togliere con cautela i vestiti che possono essere contaminati e lavarli a parte, poi rivolgersi al medico, soprattutto se compaiono reazioni estese, gonfiore o difficoltà a respirare. Se i peli raggiungono gli occhi, sciacquarli con acqua senza strofinare e farsi visitare al più presto. Se un cane ha annusato o leccato i bruchi, portarlo subito dal veterinario: la bocca e la lingua vanno controllate senza attendere.