Non esiste una misura oggettiva della puzza, e quindi non esiste un primato certificato: il Guinness dei primati non ha una voce per la pianta più puzzolente, e le classifiche in rete si basano sulle descrizioni di chi le ha annusate. Quello che esiste sono le analisi chimiche dei fiori, e da quelle viene una risposta abbastanza solida: il fiore che produce più composti dello zolfo, e li spinge più lontano, è l'aro titano di Sumatra, Amorphophallus titanum, il fiore cadavere. Chi cerca qual è la pianta più puzzolente trova anche la Rafflesia, l'aro dell'isola di Sardegna e altre, e qui si vede che cosa dicono le analisi su ciascuna, perché puzzano, e quali di queste crescono in Italia.

Qual è la pianta più puzzolente secondo le analisi chimiche

L'aro titano produce l'infiorescenza più alta del mondo, fino a tre metri, e la apre per una sola notte ogni qualche anno. In quelle ore rilascia una miscela che Mikihiro Shirasu e colleghi dell'Università di Tokyo hanno analizzato nel 2010 su Bioscience, Biotechnology and Biochemistry: il componente principale è il dimetil trisolfuro, l'odore della carne in decomposizione, seguito dal dimetil disolfuro, dall'acido isovalerico, che sa di formaggio andato e di piedi, dalla trimetilammina, che sa di pesce marcio, e dall'indolo. La pianta scalda l'infiorescenza fino a 36 gradi con un processo chiamato termogenesi, misurato da Roger Seymour dell'Università di Adelaide, e il calore fa evaporare i composti e li solleva in una colonna che si sente a decine di metri. Alla domanda qual è la pianta più puzzolente la chimica risponde così: il fiore che fabbrica più zolfo e lo spinge più lontano. La Rafflesia arnoldii del Borneo, il fiore singolo più grande del mondo, con un metro di diametro, produce una miscela simile, analizzata da Kite e colleghi nel 2005, ma senza il calore e in un ambiente chiuso di foresta, e l'odore resta più vicino al fiore. I giardini botanici che le coltivano, come Kew a Londra e Bonn, descrivono l'aro titano come il più forte, e chi cerca qual è la pianta più puzzolente con una prova diretta trova nei loro registri di fioritura l'esperienza di migliaia di visitatori che hanno annusato tutti e due.

Qual è la pianta più puzzolente che cresce in Italia

Non serve andare a Sumatra. Sull'isola di Sardegna, in Corsica e alle Baleari cresce Helicodiceros muscivorus, l'aro cavallo morto, un parente dell'aro titano alto trenta centimetri che apre a primavera una spata pelosa color carne e rilascia gli stessi composti: Marcus Stensmyr e colleghi dell'Università di Lund hanno mostrato su Nature nel 2002 che la sua miscela è così vicina a quella di una carcassa che le mosche carnarie non la distinguono, e entrano nel fiore per deporre le uova. Anche lui si scalda, di una decina di gradi sopra l'aria. Più diffuso, dal Friuli alla Sicilia, è Dracunculus vulgaris, il dragontea, alto un metro, con una spata viola scura che nel giorno dell'apertura sa di carne guasta a distanza di metri e il giorno dopo non sa più di niente. Lo studio delle piante che parlano con gli odori lo abbiamo raccontato in come le piante comunicano tramite odori, e qui il principio è lo stesso rovesciato: non allontanare, ma attirare. Per qual è la pianta più puzzolente in un giardino italiano la risposta è il dragontea, che si coltiva senza difficoltà e fiorisce in maggio. Fra gli alberi c'è il ginkgo femmina, i cui semi caduti in autunno sanno di burro rancido per l'acido butirrico, e per questo in città si piantano solo i maschi. Qual è la pianta più puzzolente in Italia dipende quindi dalla stagione: aro in primavera, ginkgo in autunno.

Perché una pianta puzza

Un fiore che sa di carogna non ha scelto di essere sgradevole: ha scelto le mosche. Le api e le farfalle vanno sui fiori profumati che offrono nettare; le mosche carnarie e gli scarabei necrofori vanno sulle carcasse per deporre le uova, e un fiore che imita una carcassa nell'odore, nel colore e nella temperatura si fa impollinare da loro senza dare niente in cambio. È un inganno, e in botanica si chiama sapromiofilia. Gli studi di Stensmyr e di Shirasu mostrano che le molecole sono le stesse che produce la decomposizione batterica, ricavate dagli stessi aminoacidi con lo zolfo. La termogenesi serve a due cose: far evaporare i composti e ricreare il calore di una carcassa fresca. Chi cerca qual è la pianta più puzzolente sta cercando, in pratica, la pianta che imita meglio un animale morto.

Quello che si legge e non regge

Si legge che il durian è la pianta più puzzolente: è un frutto, non un fiore, e il suo odore, con lo stesso dimetil trisolfuro trovato dai ricercatori di Monaco nel 2017, è forte ma non serve a ingannare nessuno. Si legge che lo Stapelia del Sudafrica batte tutti: puzza di carne, ma è un fiore di pochi centimetri senza calore, e a un metro non si sente. Si legge che la Rafflesia è la più puzzolente perché è la più grande: la grandezza del fiore non è la quantità di odore, e l'aro titano, che è un'infiorescenza e non un fiore, la supera per calore e per volume di composti. Nessuno di questi paragoni ha una misura strumentale che li ordini, e la cosa onesta è dirlo: qual è la pianta più puzzolente resta un giudizio di nasi, sostenuto dalla chimica ma non deciso da lei.

La risposta in una riga

L'aro titano di Sumatra, per la quantità di composti dello zolfo e per il calore che li diffonde; in Italia il dragontea in maggio e l'aro cavallo morto in Sardegna, con la stessa chimica. Qual è la pianta più puzzolente è una domanda a cui le mosche hanno risposto prima di noi.