La pianta che colora i capelli bianchi è la stessa da almeno quattromila anni: l'henné, Lawsonia inermis, un arbusto del Nordafrica e dell'India le cui foglie essiccate e macinate contengono il lawsone, una molecola che si lega alla cheratina del capello e lo tinge di rosso rame in modo permanente. Sui capelli bianchi, che non hanno pigmento sotto, il colore esce più chiaro e più acceso che sugli altri, e per avere il castano o il nero serve una seconda pianta, l'indaco. Chi cerca quale pianta si usa per colorare i capelli bianchi trova anche la camomilla, il mallo di noce, la salvia e il rabarbaro, e qui si vede che cosa fa ciascuna, con quale meccanismo e con quale durata, e che cosa non è una pianta anche se si chiama henné. Quale pianta si usa per colorare i capelli bianchi è quindi una domanda con una risposta principale e una fila di risposte parziali.

Quale pianta si usa per colorare i capelli bianchi in modo permanente

Il lawsone dell'henné è un colorante che si fissa: entra nella cuticola del capello, si lega alle proteine e non si lava via, e il colore dura finché il capello non viene tagliato, sbiadendo appena con i lavaggi. È l'unica sostanza vegetale con questa proprietà documentata, e il Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori dell'Unione europea, nel parere del 2013 sulla Lawsonia inermis, ne ha valutato l'uso nelle tinte con una concentrazione di lawsone intorno all'1,4 per cento. Sui capelli bianchi la polvere di foglie, impastata con acqua tiepida e acida, per esempio con un cucchiaio di succo di limone, lasciata riposare qualche ora e tenuta in posa da una a tre ore, dà un rosso rame netto, che sui capelli scuri diventa solo un riflesso. Per il castano si aggiunge l'indaco, Indigofera tinctoria, la stessa pianta dei jeans: la sua polvere da sola tinge di blu, e sopra l'henné dà il castano; applicata in un secondo passaggio, dopo l'henné, dà il nero. Le proporzioni cambiano il risultato, e i produttori di polveri indicano un terzo di indaco per il castano chiaro, metà per il castano, due terzi o il passaggio doppio per il nero. Le piante che danno un colore che resta, quindi, sono due: l'henné da solo per il rosso, l'henné con l'indaco per tutto il resto. E quale pianta si usa per colorare i capelli bianchi di biondo dorato è una terza, la cassia, Senna italica, venduta come henné neutro: contiene poco crisofanolo, che sul bianco dà un riflesso oro e sugli altri colori non si vede, e dura poche settimane.

Quale pianta si usa per colorare i capelli bianchi in modo temporaneo

Le altre piante non fissano un colorante: depositano pigmenti sulla superficie del capello, che i lavaggi portano via in una o due settimane, e lavorano per accumulo. Il mallo di noce, la scorza verde che avvolge il guscio, contiene juglone, una molecola cugina del lawsone che tinge di bruno: le mani di chi sbuccia le noci lo sanno. Un decotto di malli o di foglie di noce, usato come ultimo risciacquo, scurisce i capelli bianchi di un tono per qualche lavaggio, e la polvere di mallo in impacco tiene di più; è l'unica delle temporanee con una molecola che si lega, e in effetti sta a metà. La salvia e il rosmarino in decotto forte, con risciacqui ripetuti per settimane, danno ai capelli bianchi un grigio più scuro e uniforme, senza mai arrivare al castano: è la ricetta più vecchia dei ricettari domestici e la meno documentata, con nessuno studio che ne misuri il risultato. La camomilla e il rabarbaro fanno il contrario, cioè scaldano il bianco verso il biondo: la camomilla con l'apigenina, il rabarbaro con il crisofanolo della radice. Il tè nero e il caffè depositano tannini e scuriscono di poco. Chi vuole coltivarsele in vaso trova le indicazioni in aromatiche che superano l'inverno in vaso. Quelle che non li cambiano davvero, quindi, sono queste, e vanno intese come un riflesso da rifare, non come una tinta. Quale pianta si usa per colorare i capelli bianchi nel modo più vecchio di tutti resta però l'henné, che si trova nei capelli delle mummie egizie, come hanno mostrato le analisi pubblicate negli anni Ottanta.

Quello che si chiama henné e non è una pianta

Chi cerca quale pianta si usa per colorare i capelli bianchi incontra presto l'henné nero, che non è henné e non è indaco: è una miscela con la parafenilendiammina, il PPD, un colorante sintetico che dà il nero in un passaggio e che nei tatuaggi temporanei è vietato dall'Unione europea, perché provoca sensibilizzazioni gravi. Sulle confezioni si riconosce leggendo gli ingredienti: se oltre a Lawsonia inermis e Indigofera tinctoria compare la parola parafenilendiammina o la sigla PPD, non è una tinta vegetale. Lo stesso vale per gli henné colorati in tonalità che le piante non danno, come il biondo cenere o il mogano acceso: sono polveri di henné con coloranti aggiunti, e la parte vegetale è la scusa. Le tinte vegetali vere hanno una lista di ingredienti fatta solo di nomi di piante in latino, e di poche. Chi cerca quale pianta si usa per colorare i capelli bianchi e compra una scatola con scritto henné fa bene a girarla.

Quello che le piante non fanno

Nessuna pianta schiarisce un capello scuro: la camomilla dà riflessi sul biondo e sul bianco, ma non toglie pigmento. Nessuna pianta copre il bianco in mezz'ora, e nessuna dà un colore che si può prevedere con precisione, perché il risultato dipende dal capello di partenza, dal tempo di posa e dall'acqua. L'henné, una volta fatto, non si toglie e non accetta bene una tinta chimica sopra, che può virare: chi pensa di tornare alla tinta tradizionale deve aspettare che ricresca. E l'henné indebolisce i capelli decolorati, che assorbono troppo. Chi cerca quale pianta si usa per colorare i capelli bianchi e vuole un colore preciso in poco tempo sta cercando un'altra cosa.

La risposta in una riga

L'henné, da solo per il rosso rame e con l'indaco per il castano e il nero, è l'unica tinta vegetale che si fissa; noce, salvia, camomilla e rabarbaro danno riflessi che durano qualche lavaggio. Quale pianta si usa per colorare i capelli bianchi ha una risposta sola dai tempi dell'Egitto, e quattro modi di girarle intorno.