Quanto manca al momento giusto
Prima di comprare i bulbilli, quattro controlli che si fanno stando in orto.
Che temperature segna il termometro di notte, dove abiti? L'aiuola in cui vuoi mettere l'aglio ha ristagni dopo la pioggia, oppure l'acqua sparisce in fretta? Che cosa c'era in quell'aiuola quest'anno, e c'erano cipolle o porri? E i bulbilli: li hai già, o pensi di usare l'aglio comprato per cucinare?
Chi ha notti ancora sopra i quindici gradi e terra tiepida ha davanti settimane di attesa, non un lavoro da fare oggi. Chi vive in montagna o in pianura padana e ha già notti fresche è più vicino alla finestra.
La finestra reale per la messa a dimora dell'aglio si apre quando il terreno si è raffreddato, non quando l'aiuola si libera. Il segnale osservabile è duplice: notti stabilmente sotto i dodici o tredici gradi e terreno che al mattino non è più tiepido al tatto. Nel Nord Italia questo accade in genere fra metà ottobre e novembre. Nelle regioni centrali fra novembre e i primi di dicembre. Al Sud e nelle isole la messa a dimora si spinge tranquillamente a dicembre inoltrato, e in molte zone si fa tradizionalmente attorno a Santa Lucia, il tredici dicembre.
Settembre quindi non è il mese dell'aglio. È il mese in cui si prepara tutto quello che l'aglio richiede, e chi lo fa adesso arriva pronto al momento giusto.
Perché piantare adesso produce bulbi piccoli
L'aglio ha una particolarità che spiega tutto il calendario: per formare il bulbo diviso in spicchi ha bisogno di attraversare un periodo di freddo. Senza quel passaggio la pianta produce foglie e alla fine un bulbo unico, tondo, senza spicchi, che si chiama bulbo semplice ed è quello che ottiene chi pianta troppo tardi o in climi troppo miti.
Piantare troppo presto crea il problema opposto e altrettanto concreto. Con terreno caldo e umido il bulbillo emette radici e foglie in poche settimane. La pianta arriva a dicembre con una vegetazione già alta e tenera, che le gelate danneggiano; e ogni ricaccio successivo consuma le riserve del bulbillo, che dovevano servire alla primavera.
C'è un secondo rischio, più insidioso. Un bulbillo interrato in terra calda e bagnata è esposto ai marciumi, perché i funghi del terreno lavorano bene proprio in quelle condizioni. Il bulbillo si ammorbidisce e non emette nulla, e il vuoto si scopre solo in primavera.
Sulla misura: anticipare di una settimana rispetto alla data giusta non produce alcuna differenza visibile. Anticipare di un mese e mezzo, cioè mettere l'aglio a inizio settembre al Nord, sì, e si vede in giugno sulla dimensione dei bulbi.
Che cosa si perde a rimandare troppo
Dall'altra parte c'è il limite opposto, e riguarda il periodo di freddo di cui la pianta ha bisogno.
Un aglio messo a dimora in autunno passa l'inverno in terra, forma radici nei mesi freddi e riceve la quantità di freddo necessaria a differenziare gli spicchi. Un aglio piantato a gennaio o febbraio parte con radici assenti e con meno settimane fredde davanti: nasce, cresce, ma produce bulbi più piccoli e con meno spicchi.
La differenza si accumula settimana dopo settimana. Chi pianta a novembre e chi pianta a dicembre raccoglie più o meno lo stesso. Chi pianta a febbraio raccoglie meno, e chi pianta a marzo, nella maggior parte delle varietà autunnali, raccoglie bulbi che non valgono il posto occupato.
Chi ha già rimandato ha comunque due strade. La prima è piantare comunque, accettando bulbi più piccoli, che restano perfettamente utilizzabili in cucina. La seconda è cercare le varietà primaverili, che esistono e sono selezionate proprio per la messa a dimora di fine inverno, e che si trovano presso i rivenditori di sementi con quella indicazione in etichetta.
Che cosa si fa in questi giorni
Il lavoro di settembre sull'aglio riguarda il terreno e i bulbilli, e va in quest'ordine.
Prima si sceglie l'aiuola. L'aglio vuole pieno sole e soprattutto un terreno che sgronda: il ristagno invernale è il primo motivo di fallimento di questa coltura, molto più del freddo. Si sceglie il punto più drenante dell'orto, e in caso di dubbio si guarda dove l'acqua resta ferma dopo un temporale.
Poi si guarda la successione. L'aglio non va dove c'erano le altre specie del suo genere, cioè cipolle, porri, scalogno e aglio stesso, a lungo chiamate liliacee e oggi classificate fra le amarillidacee, e conviene attendere almeno tre o quattro anni prima di tornarci. Sta bene dopo pomodori, zucchine o legumi, purché il terreno non sia stato concimato di fresco.
Si prepara la terra. Si lavorano i primi venti centimetri e si affina, togliendo sassi e zolle. Se il terreno è pesante si migliora il drenaggio incorporando sabbia grossolana o materiale strutturante, e soprattutto si prepara un'aiuola rialzata di una decina di centimetri, che è il modo più efficace per tenere i bulbilli fuori dall'acqua. Il letame fresco non si usa, perché favorisce marciumi e produce bulbi che si conservano male: se serve sostanza organica, va matura e distribuita adesso, così ha il tempo di integrarsi.
Poi si pensa al seme. L'aglio da semina non è quello del supermercato: le teste vendute per il consumo appartengono spesso a cultivar non adatte alla propria zona e possono avere subito trattamenti antigermogliativi. Si compra aglio da semina certificato, oppure si usano le teste della propria raccolta, scegliendo le più grosse e sane. La dimensione del bulbillo conta: da un bulbillo grande nasce una pianta più vigorosa e un bulbo più grande.
I bulbilli si conservano fino alla messa a dimora in un luogo asciutto, arieggiato e fresco, tenendo le teste intere. Si dividono in spicchi solo il giorno stesso della piantagione, perché lo spicchio staccato si disidrata e si presta ai marciumi.
Quello che si fa al momento della messa a dimora, cioè profondità, distanze, orientamento dello spicchio e differenze fra impianto autunnale e impianto di fine inverno, è già raccontato per esteso in /aglio-e-cipolla-si-piantano-in-autunno-o-in-primavera-la-differenza-sta-nel-freddo-che-il-bulbo-deve-prendere, insieme al caso della cipolla. Qui basta sapere che il lavoro di settembre serve ad arrivare a quel giorno con il terreno pronto e i bulbilli scelti.
Gli errori che si pagano in giugno
- Usare l'aglio del supermercato. Si fa perché costa poco ed è già in casa. Spesso non germoglia o dà piante deboli. Si corregge comprando aglio da semina, che è venduto proprio per questo scopo.
- Piantare la testa intera. Si fa per fretta. Gli spicchi si soffocano fra loro e nessuno ingrossa. La testa si divide sempre.
- Interrare gli spicchi rovesciati. Si fa quando si lavora in fretta o con la terra scura. La punta va in alto: se è rovesciato il germoglio deve girare attorno al bulbillo e la pianta parte in ritardo.
- Piantare in terreno che ristagna. È l'errore più costoso della coltura. Si corregge con l'aiuola rialzata, che si prepara adesso e non al momento della piantagione.
- Dividere le teste appena comprate. Si fa per portarsi avanti. Lo spicchio staccato si disidrata e si presta ai marciumi nelle settimane di attesa. Le teste restano intere fino al giorno della messa a dimora.
- Tenere i bulbilli nel sacchetto di plastica. Si fa perché è quello del negozio. Dentro si forma condensa e le teste ammuffiscono. Si travasano in una cassetta o in una rete, in un locale fresco e ventilato.
Quello che si faceva una volta, e quanto regge
- Piantare l'aglio a Santa Lucia, il tredici dicembre. È una consuetudine documentata in molte zone del Centro e del Sud, e per quei climi regge: colloca la messa a dimora nel periodo in cui il terreno si è raffreddato ma non è ancora gelato. Applicarla in pianura padana significa arrivare tardi.
- Piantare in luna calante perché il bulbo ingrossi sotto terra. È una regola tramandata in tutta Italia, non un effetto misurato: la ricerca non ha prodotto risultati concordi sulle fasi lunari. Quello che regge, dentro quella regola, è che i giorni indicati cadevano nelle settimane climaticamente giuste.
- Conservare le teste appese in trecce in un locale fresco. Regge pienamente. L'osservazione vera è che l'aglio si conserva se resta asciutto e ventilato, e la treccia appesa realizza entrambe le condizioni meglio di qualunque contenitore chiuso.
- Piantare l'aglio fra le rose o accanto alle fragole. Regge solo in parte. L'osservazione da cui nasce è reale, cioè che aglio e cipolla hanno un odore che disturba alcuni insetti, ma l'effetto è modesto e non sostituisce le altre pratiche. Come consociazione non fa danno.
- Non piantare mai l'aglio dove c'era la cipolla. Regge, ed è una delle regole tradizionali con la spiegazione più solida: appartengono alla stessa famiglia e condividono i patogeni del terreno.
- Rincalzare l'aglio in inverno. Regge nei terreni che si sollevano con il gelo, dove i bulbilli possono affiorare. Nei terreni sciolti e nelle zone miti non serve.
Che cosa guardare dopo la messa a dimora
Le prime foglie compaiono nel giro di alcune settimane, e nelle zone fredde possono comparire solo dopo l'inverno: entrambe le cose sono normali e dipendono dal clima locale. Quello che conta non è la velocità ma la regolarità, cioè che le piante escano tutte più o meno insieme.
Durante l'inverno si controlla che l'acqua non ristagni dopo le piogge lunghe. Se si formano pozze sull'aiuola, si apre un solco di scolo lungo il bordo. Le foglie che ingialliscono in punta con il gelo non sono un problema: la pianta riparte dal centro.
In primavera si osservano due cose. La prima è la comparsa dello scapo fiorale nelle varietà che lo producono, che va eliminato appena si allunga, perché la pianta smetta di investire nel fiore. La seconda è l'ingiallimento progressivo delle foglie, che segnala l'avvicinarsi della raccolta.
Il primo intervento successivo alla piantagione è la sarchiatura di fine inverno, quando le infestanti ripartono prima dell'aglio e vanno tolte prima che lo soffochino.