La sansevieria è tra le piante d'appartamento più diffuse: resiste alla poca luce, perdona le dimenticanze nelle annaffiature e con le sue foglie verticali, lunghe e rigide si adatta a qualsiasi stanza. Chi vive con un gatto, però, si accorge presto che quelle foglie possono diventare un bersaglio. Punte mordicchiate, margini rosicchiati, qualche frammento sul pavimento: segnali che l'animale ha assaggiato la pianta. La sansevieria è considerata tossica per cani e gatti, anche se di solito in forma lieve. Vale la pena sapere che cosa contiene, quali sintomi aspettarsi e come evitare che il problema si ripresenti.

Che pianta è la sansevieria

La specie più coltivata è quella conosciuta per decenni come Sansevieria trifasciata, chiamata comunemente lingua di suocera per la forma appuntita delle foglie. Dal 2017 i botanici l'hanno riclassificata nel genere Dracaena, e il suo nome scientifico corretto è oggi Dracaena trifasciata. Nei vivai e nei negozi, però, continua a essere venduta quasi sempre come sansevieria, ed è con questo nome che la conosce la maggior parte delle persone.

Le foglie sono spesse, coriacee e fibrose, spesso screziate con fasce trasversali verde scuro e verde chiaro, a volte bordate di giallo. Crescono da un rizoma sotterraneo e possono superare abbondantemente il mezzo metro di altezza. È una pianta succulenta, che accumula acqua nei tessuti e per questo sopporta bene periodi anche lunghi senza annaffiature.

In casa preferisce una posizione luminosa, anche se tollera la penombra, e annaffiature rade: il terriccio deve asciugare completamente tra un intervento e l'altro, perché l'eccesso d'acqua fa marcire il rizoma. Proprio perché è così facile da tenere viene scelta spesso da chi ha poco tempo, e finisce in molte case dove vivono anche animali, magari sistemata a terra in un grande vaso, all'altezza perfetta per un gatto.

Che cosa succede se il gatto mangia le foglie

La sansevieria contiene saponine, sostanze presenti in molte piante che hanno un'azione irritante sulle mucose dell'apparato digerente. Quando un gatto mastica e ingerisce parti delle foglie, i sintomi più comuni sono di tipo gastrointestinale: salivazione abbondante, nausea, vomito, diarrea e perdita di appetito. Lo stesso vale per il cane, che in genere presenta disturbi simili.

Nella maggior parte dei casi i sintomi sono lievi o moderati e si risolvono senza conseguenze. Le forme gravi sono rare, ma questo non significa che si possa sempre aspettare che passi da sé. Il pericolo principale è la disidratazione, che può svilupparsi rapidamente se il vomito o la diarrea si ripetono. Un gattino piccolo, un gatto anziano o un animale che ha già altre malattie, come problemi renali, è molto più vulnerabile. Anche un gatto adulto e sano che vomita più volte di seguito, smette di bere o appare abbattuto deve essere visitato dal veterinario senza ritardi.

C'è un aspetto della pianta che in parte limita il rischio: le foglie sono dure e fibrose, difficili da masticare e da inghiottire in grandi quantità. Di solito il gatto ne strappa qualche pezzetto, più per gioco che per fame, e raramente ne ingerisce molto. Questo spiega perché le intossicazioni gravi siano poco frequenti, ma non rende la pianta innocua.

Perché i gatti masticano le piante

Per prevenire il problema conviene capire perché il gatto si avvicina alle foglie. Molti gatti hanno l'abitudine di mangiare un po' d'erba, un comportamento normale che, in un animale che vive in casa, si sposta facilmente sulle piante d'appartamento. Altri masticano per gioco o per noia, soprattutto se passano molte ore da soli o hanno pochi stimoli.

La forma stessa della sansevieria contribuisce ad attirarli. Le foglie lunghe, rigide e appuntite, che oscillano leggermente quando l'animale le sfiora, si prestano a essere colpite con la zampa, morse e tirate. Per un gatto curioso, una pianta di questo tipo può diventare un gioco più che un cibo. Un vaso alto e stretto, carico di foglie, è inoltre facile da rovesciare durante il gioco: meglio scegliere contenitori pesanti e stabili, che non cadano spargendo terriccio e frammenti di foglia sul pavimento.

Come proteggere il gatto e la pianta

Il segnale da tenere d'occhio è semplice: margini e punte rosicchiate, segni di denti sulle foglie, pezzi di foglia sparsi attorno al vaso. Se compaiono, significa che il gatto ha già cominciato a interessarsi alla pianta, ed è il momento di intervenire prima che l'abitudine si consolidi.

Le strategie più efficaci sono poche e concrete:

  • offrire al gatto un'alternativa sicura, come l'erba gatta o l'erba per gatti che si trova in vaschette già germogliate o in semi da coltivare;
  • sistemare la sansevieria in alto, su mensole o mobili che il gatto non raggiunge facilmente;
  • in alternativa, tenerla in una stanza in cui il gatto non entra, chiudendo la porta;
  • arricchire l'ambiente con giochi, tiragraffi e momenti di gioco quotidiani, per ridurre la noia;
  • raccogliere subito le foglie spezzate o cadute, che restano a portata di zampa.

Se il gatto continua a mostrare un interesse insistente per la pianta nonostante questi accorgimenti, la soluzione più prudente è spostarla definitivamente in un ambiente che non frequenta, oppure regalarla a chi non ha animali.

Anche le persone dovrebbero maneggiare la sansevieria con un minimo di attenzione. La linfa che esce dalle foglie tagliate o spezzate può irritare la pelle più sensibile: quando si rinvasa, si divide il rizoma o si eliminano foglie rovinate è meglio indossare i guanti e lavarsi le mani alla fine. Gli scarti vanno gettati subito, senza lasciarli sul pavimento o in un sacchetto aperto dove il gatto potrebbe frugare.

Con queste precauzioni sansevieria e gatto possono convivere nella stessa casa. La pianta non è tra le più pericolose, ma non è nemmeno adatta a essere lasciata alla libera portata di un animale curioso, e la prevenzione resta sempre più semplice di una corsa dal veterinario.

Una nota sulla tossicità: se il gatto o il cane ha masticato o ingerito foglie di sansevieria, bisogna chiamare subito il veterinario, senza aspettare la comparsa dei sintomi e senza provocare il vomito di propria iniziativa. È utile comunicare il nome della pianta o mostrarne una foto. Se a ingerire parti della pianta è stato un bambino o un adulto, occorre contattare un Centro antiveleni o rivolgersi al pronto soccorso, portando con sé il nome della pianta o una sua foto, anche in assenza di sintomi.