Il 1 settembre può fare trenta gradi e in molte zone d'Italia oggi li fa. Ma la luce che entra dalla finestra alle sette di sera non è quella di luglio, ed è la luce, non la temperatura, il segnale principale su cui le piante regolano quello che fanno. Sotto terra non esiste il primo settembre: le radici non cambiano comportamento perché è cambiato il mese.

I numeri sono questi. Il sole tramonta oggi intorno alle 20:02 a Milano e alle 19:37 a Palermo; rispetto al 25 agosto il giorno si è accorciato di ventuno minuti al Nord e di sedici al Sud. Da qui all'equinozio, il 23 settembre, se ne perderanno altri settanta al Nord.

La regola che vale per tutto questo mese è una sola: il calendario dice quando cominciare a guardare, è la pianta a dire quando intervenire. Il primo settembre non è il giorno in cui si smette di concimare, si rinvasa o si porta tutto dentro. È il giorno in cui si comincia a controllare se serve.

La pianta del giorno: l'oleandro

L'oleandro in questo momento sta ancora fiorendo, e in molte zone del Centro-Sud continuerà fino a ottobre inoltrato. È una pianta che nessuno dovrebbe trattare come autunnale il primo settembre, e invece succede spesso, perché il cambio di mese fa scattare in automatico una serie di gesti pensati per altre piante.

Quello che gli serve adesso è acqua regolare. L'oleandro resiste alla siccità ma fiorisce in proporzione all'acqua che riceve: in vaso, con il caldo che c'è ancora, va annaffiato quanto ad agosto, e in Sicilia e in Puglia anche tutti i giorni se il vaso è piccolo e al sole. Un oleandro che va in sofferenza idrica adesso chiude la fioritura in dieci giorni.

Quello che non gli serve è concime azotato. L'azoto spinge vegetazione nuova e tenera, e i getti fatti a settembre non fanno in tempo a lignificare prima del freddo: al Nord sono i primi a seccare a novembre. Se si vuole sostenere la fioritura, si usa un concime a basso azoto e alto potassio, e si smette del tutto entro metà settembre in pianura padana, entro fine settembre al Sud.

E non si pota. La potatura dell'oleandro si fa a fine inverno, perché i fiori nascono sui rami dell'anno: chi accorcia adesso taglia via la fioritura di ottobre e stimola getti che arriveranno impreparati al freddo. Le uniche forbici giustificate oggi servono a togliere i rametti secchi.

Il segnale del giorno

Guarda una foglia nuova, non una vecchia. Su qualunque pianta, la foglia più piccola e più chiara in cima a un getto è quella cresciuta nelle ultime due settimane.

La foglia vecchia racconta quello che la pianta ha attraversato: il colpo di sole di luglio, i due giorni senz'acqua di agosto, la macchia che ha preso a giugno. Sono cicatrici e restano lì. Chi guarda solo le foglie rovinate si fa un'idea sbagliata, perché sta leggendo un archivio invece che una fotografia.

La foglia nuova racconta adesso. Se è di dimensione normale, di colore pieno e senza deformazioni, la pianta sta lavorando bene oggi, qualunque cosa mostrino le foglie vecchie. Se le foglie nuove escono piccole, pallide o accartocciate, il problema è in corso e va cercato.

Quello che la foglia nuova non dice è quanto tempo la pianta potrà continuare così: dice come sta ora, non che cosa succederà a ottobre.

Il gesto del giorno

Prima di prendere l'annaffiatoio, infila un dito nel terriccio. Fino alla seconda nocca, non in superficie: i primi due centimetri asciugano in poche ore e non dicono niente delle radici, che stanno più in basso.

Se a quella profondità la terra è fresca e lascia qualche granello attaccato al dito, oggi non si annaffia. Se esce asciutto e pulito, si annaffia bene, fino a vedere uscire l'acqua dal foro di scolo.

Vale la pena farlo proprio adesso perché a settembre le abitudini di agosto diventano eccessive senza che nessuno se ne accorga: stesso vaso, stessa pianta, stesso giorno della settimana, ma il terriccio resta umido molte ore in più. Il marciume radicale di ottobre comincia quasi sempre con le annaffiature di settembre fatte a memoria.

L'errore del giorno

L'errore è decidere un rinvaso guardando il calendario. Settembre passa per essere il mese del rinvaso, e in migliaia di terrazzi si rinvasa perché è settembre, non perché la pianta lo chieda.

Da dove viene l'abitudine si capisce: settembre è un mese di riordino, si torna a casa, si mettono a posto le cose, e la pianta rinvasata dà la sensazione di aver fatto qualcosa di utile. In più, molti manuali indicano settembre fra i periodi possibili, ed è vero.

Ma il rinvaso si decide sulla pianta, e i segnali sono tre: radici che escono dal foro di scolo, terriccio che asciuga in un giorno perché il pane di radici ha preso tutto lo spazio, pianta che si ribalta perché la chioma pesa più del vaso. Senza almeno uno di questi, il rinvaso è una perdita: la pianta spende energie a occupare terra nuova invece di prepararsi al freddo, e in un vaso troppo grande il terriccio in eccesso resta bagnato per giorni.

Il rinvaso di settembre si fa davvero in un caso: quando è urgente e non si è potuto fare in primavera. In quel caso si sceglie un vaso di due o tre centimetri più largo, non di dieci, e si fa adesso al Sud dove la stagione di crescita è ancora lunga; al Nord, se si può, si aspetta marzo.

Nell'orto

Il primo settembre nell'orto è una data buona per le semine autunnali, ma non nello stesso modo lungo tutta la penisola.

In pianura padana e nelle valli alpine si semina adesso e in pieno campo: spinacio, valerianella, rucola, ravanello, lattughe da taglio, prezzemolo. Il terreno è ancora sopra i venti gradi e la germinazione avviene in tre o quattro giorni; le stesse semine fatte fra tre settimane impiegano il doppio e le piante arrivano a novembre troppo piccole. Si trapiantano adesso anche i cavoli e i finocchi allevati in semenzaio a luglio.

Al Centro-Sud e nelle isole conviene ancora lavorare in semenzaio. In Sicilia e nel Salento il terreno superficiale supera i trenta gradi nel pomeriggio, e sopra quella soglia il seme di spinacio e di lattuga entra in dormienza invece di germinare: si semina in cassette tenute all'ombra e si trapianta a metà mese, oppure si aspettano le prime piogge. Nelle zone interne e in collina, dove le notti sono già sotto i diciotto gradi, si può seminare direttamente come al Nord.

Ovunque, le zucche e i cocomeri lasciati in campo vanno staccati quando il picciolo si secca, non prima: staccati verdi non maturano più.

Quello che si compra adesso

Le more di rovo sono al banco per poche settimane e sono un frutto che non perdona il trasporto lungo. Si sceglie con gli occhi in tre secondi.

Guarda il fondo della vaschetta prima di tutto il resto. Se c'è succo scuro sul cartone, le more sotto sono schiacciate e stanno già fermentando: la vaschetta si rimette giù. Il fondo deve essere asciutto.

Poi guarda il colore: una mora pronta è nera opaca, non lucida. La mora lucida con riflessi rossi al picciolo è ancora acerba e resterà acida, perché nella mora lo zucchero non aumenta dopo la raccolta. Quella troppo matura si riconosce dall'opposto: è mollicia e le singole drupeole, cioè le palline che formano il frutto, si separano al tocco.

Se le compri per mangiarle nella giornata, prendi quelle nero opaco piene; se devi tenerle fino a domani, prendine qualcuna ancora con un riflesso, perché in frigorifero si ammorbidiscono comunque.

La parola del giorno

Drenante. Si dice di un terriccio o di un materiale che lascia passare l'acqua in fretta invece di trattenerla.

La parola sta sui sacchi di terriccio dei supermercati, nelle descrizioni delle piante grasse e nelle etichette di sabbia, pomice e argilla espansa. Quasi sempre indica che al terriccio è stato aggiunto materiale inerte a granuli grossi, che crea spazi vuoti dove l'acqua non resta ferma.

Che cosa cambia saperlo: drenante non vuol dire che asciuga prima perché contiene meno acqua, vuol dire che l'acqua in eccesso se ne va invece di ristagnare attorno alle radici. È la differenza fra una pianta che ha bevuto e una che ha i piedi nell'acqua, e a settembre, quando l'evaporazione cala, è la differenza che conta di più.

Il cielo di stasera

La luna è gibbosa calante, illuminata per circa il settantasei per cento, e a Milano sorge intorno alle 19:32. È ancora abbastanza luminosa da schiarire il cielo per gran parte della notte; l'ultimo quarto è previsto per il 4 settembre.

Il sole tramonta oggi intorno alle 20:02 a Milano e alle 19:37 a Palermo. Dal 25 agosto il Nord ha perso ventuno minuti di luce e il Sud sedici. È il motivo per cui lo stesso balcone, orientato allo stesso modo, riceve oggi mezz'ora di sole in meno rispetto a dieci giorni fa, senza che nessuno abbia spostato niente.

Nella tradizione contadina il primo settembre in luna calante era considerato tempo da raccolti e da lavori di conservazione, non da semine. È una consuetudine tramandata e non un effetto misurato: la germinazione di uno spinacio dipende dalla temperatura del terreno, che oggi si può controllare con un termometro.

Da osservare stasera

Scegli una pianta qualunque, sul terrazzo o in casa, e trova la foglia più piccola in cima al getto più alto. È l'ultima che ha fatto.

Guardala per venti secondi: confronta il suo colore con quello di una foglia vecchia della stessa pianta e nota se è più chiara, più piccola o uguale. Non serve a decidere niente stasera. Serve a prendere l'abitudine di cercare la parte nuova prima di quella rovinata, che è il modo in cui si guarda una pianta quando si sa guardarla.