Il 30 agosto la luce dura tre ore e mezza in meno che a giugno. A Milano il sole tramonta intorno alle 20:05, a Palermo intorno alle 19:40, e rispetto a una settimana fa il giorno si è accorciato di circa ventuno minuti al Nord e di sedici al Sud. È una differenza che non si nota guardando l'orologio ma che le piante registrano tutta: la durata della luce è il segnale su cui regolano la crescita, molto più della temperatura.
Sul terrazzo la conseguenza pratica si vede nel terriccio dei vasi, che a fine agosto asciuga più lentamente di dieci giorni fa. Lo stesso vaso, con la stessa pianta e lo stesso sole, resta umido mezza giornata in più. Chi continua ad annaffiare con la frequenza di agosto sta già dando acqua in eccesso.
Questo è anche il momento in cui comincia a porsi la questione del rientro: le piante da appartamento che hanno passato l'estate fuori devono tornare dentro. Non oggi, e non tutte insieme. Il rientro è la fase in cui si perdono più piante d'appartamento di tutto l'anno, e quasi sempre non per il freddo, ma per la fretta.
La pianta del giorno: lo spatifillo
Lo spatifillo è la pianta che soffre di più il passaggio brusco fra fuori e dentro, e il motivo è nelle foglie che ha costruito quest'estate. Una foglia cresciuta all'aperto, anche all'ombra di un balcone, ha ricevuto una quantità di luce che in casa non esiste: dietro un vetro, a due metri dalla finestra, ne arriva una frazione. La pianta non può riconvertire le foglie che ha già fatto. Le lascia andare.
Il risultato è quello che quasi tutti conoscono: si porta dentro uno spatifillo in buona forma e nel giro di tre settimane ingiallisce, si affloscia e perde metà delle foglie. Non è il vaso, non è la corrente d'aria, non è l'acqua del rubinetto. È il salto di luce fatto in un giorno solo.
La soluzione è graduare. Si sposta la pianta per gradi verso posizioni sempre più ombreggiate del terrazzo, una tappa ogni quattro o cinque giorni, in modo che le foglie nuove nascano già tarate su meno luce. Quando poi entra in casa, il salto residuo è piccolo.
Sui tempi, la geografia decide. Al Nord e in montagna il rientro comincia adesso e si completa entro metà settembre, perché le notti sotto i dodici gradi arrivano presto. Al Centro e sulle coste del Sud c'è tutto settembre, e in Sicilia si può aspettare la prima decade di ottobre. Lo spatifillo comincia a stare male sotto i dieci gradi, non a quindici: chi ha fretta lo fa per abitudine, non per necessità.
Il segnale del giorno
Guarda le foglie dello spatifillo alle otto di sera e poi la mattina dopo presto. In questi giorni capita spesso che alla sera si presentino molli, con il picciolo piegato, e che all'alba siano di nuovo rigide senza che sia stato dato un goccio d'acqua.
Quello non è un problema di irrigazione. È una pianta che di giorno perde acqua dalle foglie più in fretta di quanto le radici riescano a rifornirla, e che di notte, con l'aria più fresca e ferma, recupera. Succede quando la giornata è ancora calda e ventilata ma le radici lavorano su un terriccio già più fresco.
Il modo di distinguerla dalla sete vera è semplice: la sete vera non si risolve da sola. Se la pianta è molla la sera e molla anche il mattino dopo, allora manca acqua davvero. Se al mattino è tornata su, l'acqua c'è, e aggiungerne significa tenere le radici bagnate per giorni.
Il gesto del giorno
Oggi sposta lo spatifillo, e con lui le altre piante d'appartamento che sono fuori, in un punto più ombreggiato del terrazzo. Non dentro: più in ombra. Sotto un tavolo, dietro una pianta più grande, contro il muro invece che sulla ringhiera.
Ci vogliono due minuti e serve a una cosa sola: cominciare adesso la discesa di luce che altrimenti la pianta subirà tutta in una volta il giorno del rientro. Da qui a due settimane farai un altro spostamento, ancora più in ombra, e solo dopo la porterai dentro.
Se non lo fai, la pianta non muore: perde foglie, resta ferma qualche mese e riparte in primavera più piccola di com'era. Il costo del rientro brusco non si paga in ottobre, si paga in marzo.
L'errore del giorno
L'errore è portare dentro tutto in un giorno solo, al primo abbassamento di temperatura. Arriva la notte da quindici gradi, si controlla la previsione, si fa un viaggio con le braccia piene e alla sera il terrazzo è vuoto.
È un'abitudine che ha una sua logica, e viene dal ragionamento sul freddo: si pensa che il rischio sia la temperatura, e la temperatura di una notte si legge in anticipo. Ma quindici gradi non fanno male a nessuna pianta d'appartamento; a fare danno è il crollo di luce, che nessuno misura perché non compare nelle previsioni.
Il rientro in un giorno solo si giustifica in un caso: quando arriva un abbassamento vero e improvviso, sotto i dieci gradi, e succede in montagna già a metà settembre. Lì si porta dentro tutto e si accetta il danno, perché il freddo è peggio. In pianura e al Sud quel caso non si presenta prima di ottobre, e c'è tutto il tempo per farlo per gradi.
Nell'orto
A fine agosto l'orto è in due tempi contemporaneamente: si raccoglie l'estate e si semina l'autunno.
Al Nord, in pianura padana, questa è l'ultima finestra utile per seminare in pieno campo spinaci, ravanelli, rucola e valerianella: il terreno è ancora caldo, la germinazione è rapida e le piante fanno in tempo a formarsi prima che la luce cali davvero. Le semine di lattuga da taglio fatte adesso vanno bene, quelle rimandate a fine settembre germinano male. Il radicchio e le cicorie trapiantate ora arrivano al freddo già formate.
Al Centro e al Sud i tempi sono diversi e più larghi. In Sicilia, in Calabria e sulle coste tirreniche il caldo di agosto è ancora un problema più della luce: le semine di spinacio e valerianella fatte adesso, con il terreno a trenta gradi nei primi centimetri, germinano poco e male. Lì conviene aspettare la seconda metà di settembre, o seminare in semenzaio all'ombra e trapiantare dopo. Nell'interno collinare siciliano, dove le notti sono già più fresche, la finestra si apre prima che sulla costa.
Ovunque, questo è il momento di raccogliere i fagioli da sgranare lasciati seccare e di svuotare le file esaurite invece di lasciarle in piedi: una pianta finita che resta nell'orto ospita insetti e funghi che passeranno l'inverno lì.
Quello che si compra adesso
Le susine sono al culmine in questi giorni, e sono uno dei frutti in cui la differenza fra buono e insipido si vede prima di assaggiare.
Cerca la pruina: quella patina bianca opaca sulla buccia che sembra polvere. Non è sporco ed è la cera che il frutto produce da solo. Una susina con la pruina intatta è stata maneggiata poco ed è arrivata da vicino; una lucida e brillante è stata strofinata nel trasporto o lucidata apposta.
Poi premi con il polpastrello vicino al picciolo, non sul fianco. Il fianco cede facilmente anche in un frutto acerbo, la zona attorno al picciolo è l'ultima a maturare: se cede appena lì, la susina è pronta oggi. Se è dura come legno in quel punto, va lasciata due giorni fuori dal frigorifero.
L'odore è il terzo controllo e il più affidabile: una susina matura si sente da dieci centimetri. Se non profuma affatto è stata raccolta troppo presto e non profumerà più, perché lo zucchero non aumenta dopo la raccolta.
La parola del giorno
Acclimatazione. È il periodo di transizione che si dà a una pianta quando cambia ambiente, perché possa adattarsi per gradi invece che di colpo.
Si incontra nei cartellini dei vivai, nelle istruzioni delle piante acquistate online e nelle guide al rientro autunnale. In pratica significa una cosa sola: fare in due settimane quello che si potrebbe fare in dieci minuti.
Vale in entrambe le direzioni. In primavera si acclimatano le piante che escono, esponendole prima poche ore al giorno per non bruciarle. In autunno si acclimatano quelle che rientrano, abbassando la luce a tappe. Saperlo cambia il calendario: il rientro non è una data, è un processo che comincia due settimane prima della data.
Il cielo di stasera
La luna è gibbosa calante. Il plenilunio è stato il 28 agosto alle 06:18, quindi il disco è ancora quasi pieno ma comincia a smangiarsi sul bordo destro; l'ultimo quarto arriverà il 4 settembre. La luna sorge a sera avanzata, dopo il tramonto del sole, e ogni notte con una cinquantina di minuti di ritardo rispetto alla precedente.
Il sole tramonta oggi intorno alle 20:05 a Milano e alle 19:40 a Palermo, con qualche minuto di differenza da città a città secondo la longitudine. In una settimana il Nord ha perso circa ventuno minuti di luce, il Sud sedici: è la ragione per cui a settembre l'autunno sembra arrivare prima a Bolzano che a Ragusa, e in effetti ci arriva.
La tradizione contadina considerava la luna calante il momento adatto ai lavori di raccolta e di potatura. È una consuetudine tramandata, non un effetto misurato: vale la pena conoscerla come si conosce un proverbio, non come si segue un'istruzione.
Da osservare stasera
Prima che faccia buio, metti un dito nel terriccio di un vaso che annaffi sempre lo stesso giorno della settimana. Affondalo fino alla seconda nocca e tiralo fuori.
Guarda se esce asciutto o se esce con del terriccio attaccato. Non fare niente in base a quello che trovi: serve solo a sapere com'è la terra oggi, in questa data, con questa luce. Fra dieci giorni ripeterai lo stesso gesto sullo stesso vaso, e la differenza fra le due volte è l'informazione vera.
