Oggi è il 26 agosto e la novità della giornata non sta nel pomeriggio, sta nelle ore prima dell'alba. Da qualche notte le minime hanno cominciato a scendere: in pianura padana si arriva sotto i sedici gradi, in collina anche sotto i quattordici, mentre lungo le coste del Sud si resta ancora sopra i venti. Il pomeriggio invece è rimasto quello di agosto, e questa distanza fra il giorno e la notte è la cosa che sta cambiando davvero.
Si chiama escursione termica, ed è la differenza fra la temperatura massima e la minima nelle ventiquattro ore. In luglio, in molte zone, era di sei o sette gradi. Adesso in pianura arriva a dodici, in montagna a quindici. Le piante la sentono in modo diretto, perché di notte, con il fresco, traspirano molto meno e la pianta si riprende dallo stress della giornata.
Questo cambia due cose. La prima è il consumo d'acqua, che scende anche se le massime restano alte: il vaso bagnato la sera resta umido fino al mattino dopo. La seconda è che parecchie piante ornamentali, bloccate dal caldo di luglio e agosto, ricominciano a formare boccioli. Il sole tramonta oggi alle 20:13 a Milano e alle 19:46 a Palermo, venti minuti prima al Nord rispetto a una settimana fa.
La pianta del giorno: i gerani
Guarda il centro del cespo, sotto le foglie. Se vedi peduncoli corti e verdi con la punta chiusa a pigna, i tuoi gerani stanno ripartendo.
Quello che comunemente chiamiamo geranio è quasi sempre un pelargonio, originario del Sudafrica meridionale. Fiorisce bene fra i quindici e i venticinque gradi. Sopra i trentadue la pianta smette di formare nuovi boccioli: non è una sofferenza visibile, è un blocco fisiologico, e infatti in luglio e in agosto le cassette restano verdi e piene di foglie ma con pochi fiori. Molti pensano di avere sbagliato qualcosa. Non è così.
Adesso che le notti scendono, la pianta riprende a differenziare i boccioli, e la seconda fioritura di settembre e ottobre è spesso la migliore dell'anno: i colori sono più intensi perché il fresco rallenta la degradazione dei pigmenti, e i fiori durano di più.
Per accompagnare la ripresa serve poco. Continua ad annaffiare quando il terriccio è asciutto in superficie per due centimetri, non prima. Togli le foglie gialle alla base, che ostacolano l'aria dentro il cespo e sono la porta d'ingresso della muffa grigia con le prime piogge. Sposta le cassette dove prendono più sole diretto possibile: con le giornate più corte, le ore di luce piena diventano il fattore limitante.
Quello che non va fatto è potare adesso. Il taglio di riordino dei pelargoni si fa a fine inverno, prima della ripartenza. Accorciare i rami oggi significa buttare via la fioritura autunnale.
Il segnale del giorno
Il bocciolo nuovo è il segnale più onesto che una pianta possa dare, perché costa energia e nessuna pianta lo produce se non sta bene.
Sui pelargoni si riconosce così: al centro del cespo, all'ascella di una foglia, spunta un peduncolo eretto con in cima un gruppetto di sepali chiusi, verde chiaro, che sembra una piccola pigna. Da lì si aprirà l'ombrella di fiori. Un peduncolo appena spuntato ha bisogno di due o tre settimane per arrivare al fiore.
Attenzione a non confonderlo con un getto vegetativo, che parte dallo stesso punto ma ha la punta fatta di foglioline arricciate invece che di sepali lisci. Il bocciolo è compatto e liscio, il getto è irregolare e peloso.
Quello che il bocciolo non dice è se la pianta ha problemi alle radici. Una pianta con radici già compromesse può aprire i fiori già formati e crollare due settimane dopo. Il bocciolo racconta il presente, non garantisce il futuro: per quello serve guardare il terriccio e la base dei fusti.
Il gesto del giorno
Passa cinque minuti a togliere i fiori appassiti dai gerani, e falli bene.
Non si taglia l'ombrella secca a metà stelo, come si fa di solito con le forbici. Si prende il peduncolo alla base, dove si attacca al fusto, e si stacca con una torsione laterale, come si sfila un tappo: viene via intero con un piccolo schiocco. Se resta il moncone, quel pezzo di stelo secca, marcisce alle prime piogge e diventa un punto di ingresso per i funghi.
Serve adesso per una ragione precisa. Ogni fiore fecondato comincia a formare semi, e la produzione di semi consuma le riserve che la pianta userebbe per i boccioli nuovi. Togliendo i fiori finiti si interrompe quel consumo e si sposta l'energia sulla fioritura successiva, che è esattamente quella che sta ripartendo in questi giorni.
Se non lo fai, la pianta fiorisce lo stesso, ma meno e più tardi. È il gesto con il rapporto migliore fra tempo speso e risultato di tutto l'anno.
L'errore del giorno
Concimare i gerani adesso per aiutarli a rifiorire.
Il ragionamento sembra sensato: la pianta ricomincia a produrre, quindi le serve nutrimento. In realtà la ripartenza non dipende dal cibo, dipende dalla temperatura notturna, e la pianta ha già tutto quello che le serve. Aggiungere concime, soprattutto se ricco di azoto, sposta la crescita verso le foglie e i fusti nuovi invece che verso i fiori, e quei tessuti teneri arrivano impreparati al primo abbassamento serio di ottobre.
C'è anche una questione di sali. Con annaffiature ridotte e senza pioggia che dilavi il vaso, i sali del concime si accumulano nel terriccio. Il segnale è una crosta biancastra sul bordo del vaso o sulla superficie, e le punte delle foglie che seccano.
Concimare i pelargoni ha senso da marzo a luglio, con un prodotto povero di azoto e ricco di potassio, ogni dieci-quindici giorni. Da fine agosto si dimezza la dose e si allunga l'intervallo, e da metà settembre si smette del tutto al Nord, da inizio ottobre al Sud.
Nell'orto
Il pomodoro entra nella sua fase finale, e il momento in cui farlo cambia molto lungo la penisola.
Al Nord, dove il primo freddo notturno arriva a inizio ottobre, le piante di pomodoro non hanno più tempo per portare a maturazione un fiore che si aprisse oggi: servono in media sessanta giorni dalla fioritura al frutto rosso. Si tolgono quindi le infiorescenze nuove e i getti laterali, e si lasciano solo i grappoli già allacciati. Se le piante sono molto cariche, si sfoglia leggermente sopra i grappoli maturi per far arrivare più luce ai frutti.
In Sicilia, in Calabria e lungo le coste tirreniche del Centro-Sud c'è invece ancora spazio: i fiori che si aprono in questi giorni arrivano a maturazione entro ottobre inoltrato, e in molte zone la coltura si spinge fino a novembre. Qui non si cima e non si sfoglia, si continua a nutrire la pianta e si tiene sotto controllo la peronospora, che con le prime piogge di settembre e le notti umide trova le condizioni che aspettava.
Nell'interno appenninico, sia al Nord sia al Sud, vale il calendario del Nord: quello che conta è la quota, non la latitudine.
Quello che si compra adesso
L'uva da tavola precoce è arrivata sui banchi, ed è uno dei prodotti dove la differenza fra un grappolo buono e uno mediocre si vede in tre secondi.
Guarda il raspo, cioè il graticcio verde che regge gli acini. Se è verde chiaro e flessibile il grappolo è stato staccato da pochi giorni. Se è bruno e legnoso, o peggio secco, è in cella da settimane e gli acini avranno perso croccantezza.
Poi guarda la pruina, quella patina biancastra opaca sulla buccia. È prodotta dall'acino stesso e lo protegge: un grappolo lucido e senza pruina è stato maneggiato molto. La pruina non si lava via al mercato, si lava a casa.
Infine solleva il grappolo per il raspo e scuotilo appena. Se cadono più di due o tre acini, l'uva è oltre. Gli acini di un grappolo fresco restano attaccati anche a testa in giù.
La parola del giorno
Concime a lenta cessione. È un fertilizzante costruito in modo che i suoi elementi si sciolgano poco alla volta invece che tutti insieme.
Lo trovi scritto sui sacchetti di granuli tondi e colorati, spesso con l'indicazione dei mesi di durata. Il meccanismo è semplice: ogni granulo è rivestito da una pellicola porosa, e l'acqua entra e scioglie il nutriente a una velocità che dipende dalla temperatura. Più fa caldo, più veloce è il rilascio.
Sapere che dipende dalla temperatura cambia il modo di usarlo. Un concime dichiarato per sei mesi distribuito a marzo in un vaso al sole in Sicilia si esaurisce molto prima di sei mesi, e distribuito adesso continua a rilasciare azoto per settimane, proprio quando la pianta dovrebbe cominciare a rallentare. È il motivo per cui in tarda estate conviene il concime liquido, che si dosa e si interrompe quando si vuole.
Il cielo di stasera
La luna è gibbosa crescente e manca poco alla fase piena, che cade venerdì 28 agosto alle 06:18. Stasera il disco è illuminato per larga parte e si vede già chiaramente prima che il cielo si scurisca del tutto, verso sud-est.
Il sole tramonta alle 20:13 a Milano, alle 19:55 a Roma, alle 19:46 a Palermo. Rispetto a mercoledì scorso sono venti minuti di luce in meno al Nord e quindici in Sicilia. Il buio completo arriva circa mezz'ora dopo il tramonto in pianura e un po' prima in montagna, dove il sole sparisce dietro i rilievi molto prima dell'orario astronomico: se abiti in una valle, l'orario che conta per le tue piante è quello in cui l'ombra arriva sul terrazzo, non quello scritto sul calendario.
Verso il basso orizzonte occidentale, dopo il tramonto, comincia a vedersi il triangolo estivo che scende: è il segno visibile che la stagione si sta spostando.
Da osservare stasera
Vai ai gerani e tocca il terriccio con il dorso della mano, non con il polpastrello.
Il dorso è più sensibile alla temperatura e meno alla consistenza, e ti dice una cosa che il polpastrello non coglie: quanto è freddo il terriccio rispetto all'aria. Un substrato ancora umido in profondità resta più fresco dell'aria circostante anche in superficie, e la mano lo sente.
È il modo più rapido per capire, senza scavare, se il vaso ha bisogno d'acqua o no. Con qualche settimana di pratica non serve più nemmeno il dito.
