Oggi è il 27 agosto e la cosa che sta cambiando non si vede: sta dentro i vasi. Con il sole che tramonta alle 20:12 a Milano e alle 19:45 a Palermo, e con venti minuti di luce in meno al Nord rispetto a una settimana fa, il terriccio ha smesso di asciugare alla velocità di luglio.
Il terriccio di un vaso perde acqua in due modi. Una parte evapora dalla superficie, e dipende dal sole diretto, dal vento e dall'umidità dell'aria. L'altra, di gran lunga la maggiore, viene tirata fuori dalle radici e rilasciata dalle foglie: è la traspirazione, e si ferma quasi del tutto di notte, quando gli stomi delle foglie si chiudono. Notti più lunghe e più fresche significano più ore in cui il vaso non perde niente.
Il conto è semplice. Una settimana fa un vaso al sole restava senz'acqua in circa ventiquattro ore. Oggi, con la stessa pianta e lo stesso sole di mezzogiorno, ce ne vogliono trenta o trentasei, e in un vaso di plastica in mezz'ombra anche il doppio. Chi non cambia la frequenza sta già bagnando su terra bagnata, e da qui a metà settembre la distanza fra abitudine e necessità si allarga ogni giorno.
La pianta del giorno: le piante grasse
Prendi un vaso di piante grasse e sollevalo. Se è pesante rispetto a com'era in luglio, quel vaso non ha bisogno d'acqua e non ne avrà bisogno per parecchi giorni.
Per le succulente, che siano cactus, echeverie, crassule o sedum, questo è il passaggio più pericoloso dell'anno, molto più dell'inverno. La ragione è che il freddo, da solo, quasi non le uccide: molte specie sopportano temperature vicine allo zero se sono all'asciutto. Quello che le uccide è l'acqua nel substrato quando la pianta ha rallentato il metabolismo e la temperatura è scesa. Le radici, in un terriccio saturo e freddo, non assorbono più e marciscono in silenzio: la pianta continua ad apparire normale per settimane, poi si affloscia tutta insieme e a quel punto non c'è rimedio.
Il momento di ridurre è adesso, non a novembre. Da fine agosto si allunga l'intervallo fra un'annaffiatura e l'altra: se in luglio bagnavi ogni otto o dieci giorni, passa a quindici. Da metà settembre al Nord si va a una volta al mese, e da ottobre si sospende quasi del tutto, riprendendo in marzo. Al Sud e sulle isole tutto questo si sposta avanti di due o tre settimane.
Quando bagni, bagna bene fino a far uscire l'acqua dal foro e poi svuota il sottovaso dopo dieci minuti. Bagnature piccole e frequenti sono la peggiore combinazione possibile: tengono umidi i due centimetri superficiali, dove non ci sono radici, e lasciano asciutto il fondo.
Il segnale del giorno
L'umidità che conta non è quella della superficie, è quella a due o tre centimetri di profondità, dove stanno le radici assorbenti.
La superficie di un vaso al sole asciuga in poche ore e non dice niente. Sotto, la situazione può essere completamente diversa: capita spesso di trovare i primi due centimetri polverosi e il resto ancora bagnato, soprattutto nei vasi grandi e nei terricci ricchi di torba.
Il controllo si fa con il dito indice infilato fino alla seconda nocca, oppure con uno stecchino di legno da spiedino spinto a metà vaso e lasciato dentro un minuto. Se lo stecchino esce pulito e asciutto, si può bagnare. Se esce con terriccio attaccato o scuro di umidità, si aspetta.
Quello che questo controllo non dice è se il fondo del vaso è ancora zuppo. Nei vasi alti l'acqua si accumula negli ultimi centimetri, e per verificarlo l'unico modo affidabile è il peso: solleva il vaso appena dopo aver bagnato e ricordati la sensazione. Da quel momento hai un termine di confronto che vale più di qualsiasi indicazione scritta.
Il gesto del giorno
Smetti di prendere l'annaffiatoio prima di aver infilato un dito nel vaso. Tutti i vasi, ogni volta.
Sembra banale e invece è il gesto che separa chi perde piante in autunno da chi non le perde. Richiede dieci secondi a vaso e sostituisce una decisione presa per abitudine con una presa sui fatti.
Va fatto proprio adesso perché è adesso che l'abitudine e la realtà divergono. In luglio dito e calendario davano quasi sempre la stessa risposta, quindi controllare sembrava inutile. Da questa settimana danno risposte diverse nella metà dei casi, e la differenza aumenta ogni giorno che passa.
Se non lo fai, il primo effetto non è visibile: il terriccio resta saturo, le radici più fini cominciano a morire, e la pianta non lo mostra finché non ha perso abbastanza radici da non riuscire più a sostenere le foglie. Quando compaiono le foglie molli, il danno ha già due o tre settimane.
L'errore del giorno
Annaffiare a giorni fissi.
L'abitudine viene da un consiglio ragionevole che si legge ovunque, e cioè che è meglio bagnare bene ogni tanto che poco tutti i giorni. Il consiglio è giusto sul come, e diventa un errore quando si trasforma in un giorno della settimana. Il sabato mattina non è un'informazione sulla pianta.
Il consumo d'acqua di un vaso dipende da almeno sei cose che cambiano di continuo: la luce ricevuta, la temperatura, il vento, l'umidità dell'aria, il materiale del vaso e la fase in cui si trova la pianta. Fra il 10 luglio e il 10 settembre tutte e sei cambiano. Un calendario che andava bene a luglio non può andare bene adesso, e nemmeno lo stesso calendario spostato di un giorno.
Il calendario a giorni fissi ha però un caso in cui funziona: le semine e i semenzai, dove la superficie deve restare costantemente umida e dove si bagna a nebulizzazione una o due volte al giorno indipendentemente da tutto. Lì la regola fissa è corretta, perché il seme non ha radici e non può cercare l'acqua altrove.
Nell'orto
La stessa cosa che succede nei vasi succede in piena terra, con tempi più lunghi e conseguenze diverse.
Al Nord i turni di irrigazione vanno allungati da adesso. Un orto in pianura padana che a luglio richiedeva acqua ogni due o tre giorni ora ne chiede ogni quattro o cinque, e dopo un temporale se ne può saltare uno intero. Attenzione ai pomodori: bagnature abbondanti dopo un periodo secco fanno spaccare i frutti maturi, perché la polpa si gonfia più in fretta di quanto la buccia riesca a distendersi. Meglio quantità regolari e più contenute.
Al Centro-Sud, e in particolare in Sicilia e in Puglia, agosto non è ancora finito nemmeno nel terreno: le temperature del suolo restano alte, l'evaporazione è forte e il vento asciuga. Qui si continua con i turni estivi almeno fino alla metà di settembre, e conviene invece intervenire sulla pacciamatura, rinnovando la paglia o i residui sulle file per ridurre la perdita d'acqua dalla superficie.
In collina e in montagna, ovunque nella penisola, la regola è quella del Nord anticipata di una settimana: la quota vale più della latitudine.
Quello che si compra adesso
I fichi sono nel loro momento migliore, ed è l'unico frutto che si compra guardando i difetti invece della perfezione.
Un fico maturo ha la buccia leggermente screpolata, con piccole spaccature superficiali che partono dal basso: sono il segno che la polpa è cresciuta più in fretta della buccia, e quindi che lo zucchero è al massimo. Un fico liscio, tondo e senza una sbavatura è stato colto acerbo, e il fico non matura dopo la raccolta.
Guarda poi il collo, la parte stretta vicino al picciolo. Se il frutto è piegato, con il collo che si affloscia sotto il peso della polpa, è pronto. Se sta dritto e rigido, no.
All'occhio, cioè l'apertura sul fondo opposto al picciolo, un fico al punto giusto mostra spesso una gocciolina di sciroppo chiaro. Non è un difetto ed è il segnale più affidabile di tutti. Se invece dall'occhio esce liquido torbido o c'è odore acido, il frutto ha cominciato a fermentare.
La parola del giorno
Drenante. Si dice di un substrato che lascia scendere l'acqua in eccesso invece di trattenerla.
La parola compare sui sacchi di terriccio per cactus e su quasi tutte le etichette delle piante mediterranee, di solito senza altre spiegazioni. Il drenaggio non dipende dai fori del vaso e nemmeno da uno strato di argilla espansa sul fondo, che anzi riduce lo spazio utile alle radici. Dipende dalla dimensione delle particelle del substrato: più sono grosse e irregolari, più grandi sono i vuoti fra una e l'altra, e più in fretta l'acqua scende e l'aria prende il suo posto.
Sapere questo cambia gli acquisti. Un terriccio universale, fatto in gran parte di torba fine, trattiene molta acqua anche se il vaso ha dieci fori. Per renderlo drenante si mescola con sabbia grossolana silicea, pomice o lapillo in proporzione di circa un terzo. La ghiaia sul fondo non serve a questo scopo.
Il cielo di stasera
Stanotte la luna è alla vigilia della fase piena, che cade domattina alle 06:18. Il disco appare praticamente pieno già stasera, e sorge poco dopo il tramonto del sole a est-sudest.
Il sole tramonta oggi alle 20:12 a Milano, alle 19:53 a Roma e alle 19:45 a Palermo. Rispetto a giovedì scorso la luce del giorno si è accorciata di venti minuti al Nord e di quindici in Sicilia.
C'è un motivo in più per guardare il cielo, ma è all'alba di domani, non stasera: fra il 27 e il 28 agosto si verifica un'eclissi lunare parziale molto profonda, con il 96 per cento del disco dentro l'ombra della Terra. La fase parziale comincia alle 04:34 e il massimo è intorno alle 06:12, quando la luna sarà molto bassa sull'orizzonte fra ovest e sudovest. Serve un orizzonte libero verso ponente, e le condizioni migliori sono in Sardegna e nelle regioni nordoccidentali; a est e a sudest il chiarore dell'alba arriverà prima.
Da osservare stasera
Solleva due vasi: uno che hai bagnato oggi e uno che non bagni da una settimana.
Prendili uno alla volta con la stessa mano, alla stessa altezza, e registra la differenza di peso. È un dato che non serve a nulla stasera e che diventerà il tuo strumento di misura per i prossimi due mesi.
Chi lo fa per qualche settimana smette di infilare il dito: gli basta alzare il vaso di due centimetri dal davanzale per sapere che cosa c'è dentro.
