Oggi è il 29 agosto e comincia la finestra delle semine autunnali, che è più stretta di quanto sembri e si apre in date molto diverse fra Bolzano e Ragusa. Il sole tramonta alle 20:08 a Milano e alle 19:42 a Palermo: da qui a metà settembre si perdono altri venti minuti al Nord e quindici al Sud, e ogni giorno che passa la finestra si accorcia.
La finestra dipende da due cose che vanno nella direzione opposta. Da un lato il terreno, che deve essere sceso sotto una certa temperatura perché i semi delle insalate e delle crucifere germinino: sopra quella soglia molti semi restano fermi anche in un terreno perfettamente umido. Dall'altro la luce residua, che deve bastare alla piantina per formare un apparato radicale prima che le giornate diventino corte davvero.
Al Nord le due condizioni si sovrappongono adesso: il terreno in pianura padana ha già perso abbastanza calore e ci sono ancora tredici ore e mezza di luce. Al Sud il terreno è ancora troppo caldo e la sovrapposizione arriverà fra tre o quattro settimane, quando le ore di luce saranno comunque sufficienti perché il calo è più lento. Seminare in Sicilia oggi significa quasi sempre buttare via il seme.
La pianta del giorno: la lattuga
La lattuga è la pianta su cui si vede meglio questo meccanismo, perché ha una soglia netta e ben studiata.
I suoi semi entrano in termodormienza, cioè in un blocco della germinazione indotto dal calore, quando la temperatura del terreno supera i venticinque gradi circa, e sopra i trenta il blocco è quasi totale. Non è un seme che muore: è un seme che si rifiuta di partire, perché in natura germinare in piena estate significherebbe morire di sete da piantina. La soglia esatta cambia con la varietà, e alcune selezioni estive arrivano a ventotto o trenta gradi, ma il principio resta.
Sotto i venti gradi la lattuga germina invece in tre o quattro giorni e in modo uniforme. È per questo che le semine di fine agosto in pianura padana riescono e quelle in Sicilia no: non è questione di stagione sul calendario, è la temperatura di quei tre centimetri di terra dove sta il seme.
In pratica: al Nord si semina da adesso fino a metà settembre, in piena terra o in semenzaio all'ombra. Al Centro conviene aspettare i primi giorni di settembre. Al Sud e nelle isole si aspetta la seconda metà di settembre sulla costa, e la prima metà nell'interno collinare, dove le notti scendono prima.
Chi vuole anticipare ha un solo modo onesto: seminare in cassetta, tenerla all'ombra piena e bagnare la sera, così la temperatura del substrato resta più bassa di quella del terreno aperto.
Il segnale del giorno
La temperatura del terreno si può valutare senza termometro, e il momento per farlo è la mattina presto.
Appena dopo l'alba, prima che il sole abbia scaldato la superficie, appoggia il palmo della mano sulla terra nuda dove hai intenzione di seminare e tienilo fermo per una decina di secondi. Se la terra ti sembra fresca rispetto alla mano, sei intorno o sotto i venti gradi e si può seminare. Se la senti tiepida o neutra, il terreno è ancora sopra i venticinque e il seme resterà fermo.
Il controllo va fatto al mattino perché è il momento in cui il terreno è al minimo giornaliero, e il seme reagisce alla temperatura media delle ventiquattro ore più che al picco del pomeriggio. Un terreno che al mattino è già tiepido lo è stato tutta la notte.
Quello che questo controllo non dice è la temperatura in profondità, che nei terreni argillosi resta alta più a lungo. Ma per un seme di insalata, che va interrato a mezzo centimetro, conta solo la superficie, ed è esattamente quella che la mano sente.
Il gesto del giorno
Bagna il solco prima di seminare, non dopo.
Traccia il solco con l'angolo di una zappetta, riempilo d'acqua e aspetta che venga assorbita. Poi distribuisci il seme sulla terra bagnata e copri con terra asciutta presa dai bordi, premendo appena con il dorso della mano. Non bagnare sopra.
Serve per tre ragioni. La prima è che l'acqua sul fondo del solco resta a contatto del seme e non evapora, mentre l'acqua data sopra asciuga in poche ore proprio nello strato che conta. La seconda è che bagnando dopo si sposta il seme: un getto, anche leggero, lo trascina in fondo al solco e le piantine nascono tutte ammucchiate. La terza è che la terra asciutta sopra funziona da isolante e tiene il solco più fresco di qualche grado nelle ore centrali, il che a fine agosto è esattamente quello che serve.
Se non lo fai, con questo caldo il tasso di germinazione crolla e le nascite sono scaglionate su due settimane invece che su tre giorni.
L'errore del giorno
Seminare in pieno sole a fine agosto perché il calendario dice che si può.
I calendari di semina indicano che la finestra è aperta, ed è vero: dicono in che mese, non in quali condizioni. Un solco esposto al sole pieno dalle dieci alle diciassette, in una giornata di fine agosto, arriva in superficie a temperature molto più alte dell'aria, anche oltre i trentacinque gradi in pianura e ben oltre in Sicilia. Il seme lì sotto entra in termodormienza e non germina, e chi ha seminato conclude che i semi erano vecchi.
Da dove viene l'abitudine è facile da capire: fino a giugno seminare in pieno sole è la scelta giusta, perché il fattore limitante è la luce. In tarda estate il fattore limitante si è invertito e la luce c'è comunque.
La correzione è semplice. Semina la sera, non la mattina, così le prime ore le passa al fresco. Al Sud e in pieno sole, copri il solco con un telo ombreggiante, con una tavola sollevata di qualche centimetro o anche solo con uno strato di paglia sottile, che si toglie appena le piantine spuntano. Sotto una copertura, la superficie sta anche sei o sette gradi più bassa.
Nell'orto
Oltre alle insalate, la fine di agosto apre e chiude finestre diverse a seconda di dove si trova l'orto.
Al Nord si può ancora seminare a dimora ravanello, rucola, spinacio e valerianella, e si trapiantano le ultime piantine di cavolo e finocchio. Il fagiolino nano seminato ora in pianura padana non arriva più a produrre: gli servono sessanta giorni e le prime notti fredde di ottobre lo fermano. Chi ha un tunnel o un cassone freddo guadagna tre settimane su tutto.
Al Centro-Sud, e in Sicilia in particolare, si è ancora in piena estate agronomica: si può seminare un ultimo ciclo di fagiolino nano e di zucchino, che con le temperature di settembre e ottobre arriva tranquillamente a raccolta. Le insalate e i cavoli aspettano. Sulla costa si guadagnano altre due o tre settimane rispetto all'interno, dove le notti scendono prima e il terreno si raffredda più in fretta.
Ovunque, prima di seminare, conviene rifornire il letto di semina di sostanza organica ben matura e livellare con cura: su un terreno grossolano i semi piccoli finiscono a profondità diverse e nascono a giorni diversi.
Quello che si compra adesso
Il melone retato è nella sua ultima parte di stagione, e i frutti tardivi sono spesso i più dolci, se si sa quale prendere.
Il controllo decisivo è la cicatrice del picciolo. Guarda il punto dove il melone era attaccato alla pianta: se c'è una cicatrice tonda, liscia e leggermente incavata, il frutto si è staccato da solo a maturazione raggiunta. Se invece c'è un pezzo di picciolo attaccato o un taglio netto, è stato reciso prima del tempo, e il melone non accumula più zucchero dopo la raccolta.
Poi annusa proprio quella zona. Un melone maturo profuma dalla cicatrice a temperatura ambiente, e il profumo si sente da venti centimetri. Se non odora di niente e non è appena uscito dal frigorifero, non maturerà.
Infine il peso e la reticolatura. A parità di dimensione, prendi il più pesante. E guarda la rete sulla buccia: deve essere fitta, in rilievo e uniforme su tutta la superficie. Zone lisce e piatte indicano una maturazione irregolare.
La parola del giorno
Pacciamatura. È la copertura del terreno con uno strato di materiale che protegge la superficie.
La parola si legge sui sacchi di corteccia, sulle rotoli di telo nero e in tutti i manuali di orto, spesso presentata solo come sistema contro le erbacce. Fa molto di più: uno strato di paglia, di sfalcio secco o di corteccia riduce l'evaporazione dell'acqua dalla superficie, attutisce l'escursione termica del terreno e impedisce alla pioggia battente di compattare la crosta superficiale.
La differenza rispetto al telo di plastica sta nel calore. Il telo nero scalda il suolo, e in Sicilia a fine agosto è l'ultima cosa che serve. Un materiale organico chiaro, come la paglia, lo raffredda. Sapere questo cambia la scelta: telo scuro in primavera al Nord per anticipare, paglia in estate al Sud per proteggere, e in entrambi i casi mai a diretto contatto con il colletto delle piante, dove trattiene umidità e favorisce i marciumi.
Il cielo di stasera
La luna è entrata in fase calante: il plenilunio è caduto ieri mattina alle 06:18 e da stanotte il disco comincia a ridursi, illuminato ancora per quasi tutta la superficie. Sorge circa cinquanta minuti dopo il tramonto e resta bassa a est nella prima parte della sera.
Il sole tramonta alle 20:08 a Milano, alle 19:50 a Roma e alle 19:42 a Palermo. Rispetto a sabato scorso sono ventuno minuti di luce in meno al Nord e quindici in Sicilia. Il divario fra le due estremità della penisola si sta riducendo: a dicembre Milano avrà quasi un'ora di luce in meno di Palermo, oggi la differenza è di una ventina di minuti sulla durata del giorno.
La tradizione contadina riservava alla luna calante le semine degli ortaggi da radice e la raccolta di quello che doveva conservarsi a lungo. È una consuetudine tramandata, documentata in tutta Italia e con calendari diversi da regione a regione, non un effetto misurato: vale come storia di un modo di lavorare la terra, non come istruzione.
Da osservare stasera
Prima che faccia buio, appoggia il palmo della mano sulla terra nuda dell'orto o su un vaso grande e conta fino a dieci.
Ricorda la sensazione. Domattina all'alba rifallo nello stesso punto: la differenza fra le due letture è l'escursione termica del terreno, ed è il dato che decide se un seme parte o resta fermo.
Non serve un numero. Serve la memoria del tatto, che dopo qualche settimana diventa più affidabile di qualsiasi calendario di semina.
