Il 3 settembre il sole a mezzogiorno è più basso di circa dieci gradi rispetto a fine giugno, e questo cambia più cose sul terrazzo di quante ne cambi la temperatura. Un raggio che scende inclinato entra sotto le tettoie, passa sotto i balconi, arriva in fondo alle logge e sotto le chiome degli alberi. Colpisce piante che a luglio stavano all'ombra tutto il giorno.

Il meccanismo è semplice da vedere. D'estate il sole passa quasi verticale sopra la testa e l'ombra di un balcone è una fascia larga sotto il balcone stesso. A settembre il sole scende da un'angolazione più bassa e quella stessa fascia si accorcia: la luce entra di taglio e raggiunge il muro in fondo. Chi ha un terrazzo coperto se ne accorge perché a metà pomeriggio compare una striscia di sole dove per tre mesi non c'era.

Il sole tramonta oggi intorno alle 19:58 a Milano e alle 19:34 a Palermo. Rispetto al 27 agosto si sono persi ventuno minuti di luce al Nord e sedici al Sud: meno ore complessive, ma distribuite con un angolo che raggiunge posti nuovi.

La pianta del giorno: le felci

Le felci sono le prime a soffrire di questo cambio, e non perché siano delicate: perché stanno quasi sempre nei posti che d'estate erano in ombra e adesso non lo sono più. Un nido d'uccello sotto la tettoia, un capelvenere all'angolo del balcone, una felce di Boston appesa sotto la copertura: sono tutte posizioni scelte a maggio, quando il sole non ci arrivava.

Le fronde delle felci non hanno la cuticola spessa delle piante da pieno sole e non tollerano il sole diretto nemmeno per un'ora nelle ore centrali. Il danno non è la disidratazione: è una vera ustione del tessuto, che scolora prima e poi secca, e non si riprende.

Il segno che permette di riconoscerlo è la distribuzione. Una felce che ha sete ingiallisce dalle fronde più vecchie, quelle esterne e basse, in modo abbastanza uniforme sulla pianta. Una felce che prende sole nuovo si scolorisce da un lato solo, quello esposto, e su fronde di qualunque età: il colore vira dal verde a un verde-grigio slavato, poi a beige, e il confine segue esattamente la linea dove arriva la luce.

Che cosa fare: spostarla di mezzo metro basta quasi sempre, e va fatto oggi, non quando la fronda è già beige. Che cosa non fare: tagliare le fronde scolorite. Finché non sono completamente secche continuano a lavorare, e togliere fogliame a una pianta già in stress la costringe a rifarlo con la luce che cala.

Il segnale del giorno

Guarda una pianta all'ombra e cerca l'asimmetria. Non il colore generale: la differenza fra un lato e l'altro della stessa pianta.

Un danno da luce nuova è sempre laterale, perché la luce arriva da una direzione. Le foglie sul lato esposto si scoloriscono, quelle sul lato opposto restano verdi, e la linea di confine può passare in mezzo a una singola foglia. È un disegno che nessun altro problema produce: la carenza di nutrienti, l'eccesso d'acqua e il freddo agiscono su tutta la pianta insieme.

Quello che questo segnale dice è dove arriva il sole adesso, meglio di qualunque osservazione fatta a occhio. Quello che non dice è per quante ore ci arriva: una fronda scolorita indica che il sole batte lì, non che ci batte tutto il giorno. Per saperlo bisogna guardare il terrazzo a orari diversi.

Il gesto del giorno

Alle quattro del pomeriggio esci sul terrazzo e guarda dove arriva il sole. Solo questo: dove batte adesso, in questa data, a quest'ora.

Ci vogliono trenta secondi e serve perché la mappa mentale che tutti hanno del proprio balcone è quella di luglio, quando ci si passa più tempo. Da allora il confine fra sole e ombra si è spostato di parecchio, sempre nella stessa direzione: verso il fondo, verso il muro, verso l'interno.

Quello che si scopre, quasi sempre, è che due o tre vasi messi in un angolo riparato adesso prendono sole diretto per un paio d'ore. Sposta quelli, oggi. Se non lo fai, il danno non arriva domani: arriva fra due settimane, quando il sole sarà ancora più basso e ci starà ancora più a lungo.

L'errore del giorno

L'errore è lasciare le piante nella posizione che andava bene ad agosto. Non è pigrizia: è che la posizione sembra la stessa, e in effetti il vaso non si è mosso.

L'abitudine viene da un modo ragionevole di pensare l'esposizione. Si parla di balcone a sud, a est, a nord, come se fosse una caratteristica fissa del posto. Ma l'esposizione descrive la direzione, non l'altezza del sole, e l'altezza cambia tutto l'anno: lo stesso balcone a sud riceve sole profondo a dicembre e quasi niente sotto la tettoia a giugno.

Il caso in cui non spostare è la scelta giusta riguarda le piante che il sole di settembre lo cercano: gerani, oleandri, agrumi, piante grasse, aromatiche mediterranee. Per loro l'abbassamento del sole è un guadagno, perché arriva luce dove d'estate ce n'era poca, e spostarle adesso significa toglierla. La regola pratica è breve: chi cerca ombra si sposta a settembre, chi cerca sole resta dov'è.

Nell'orto

Nell'orto lo stesso fenomeno agisce su una scala più grande e si chiama ombra portata: a settembre gli alberi, le siepi e i muri proiettano ombre molto più lunghe, e coprono per ore file che d'estate erano soleggiate.

Al Nord questo pesa parecchio sulle semine autunnali. Uno spinacio seminato adesso in una fila a ridosso di una siepe a sud riceverà, a ottobre, meno di metà della luce che riceve una fila in mezzo all'orto; con la luce che cala, si formerà male. Conviene destinare alle semine di questi giorni le zone centrali e più aperte, e lasciare i bordi ombreggiati alle colture già avviate. Le semine di spinacio, valerianella, ravanello e rucola fatte in questi giorni in pianura padana sono ancora in tempo e germinano in tre o quattro giorni.

Al Centro-Sud e nelle isole l'ombra portata è meno penalizzante, perché la luce complessiva resta abbondante fino a novembre, e anzi in Sicilia e in Puglia una fila ombreggiata nel pomeriggio è un vantaggio: il problema di settembre lì è ancora il caldo del terreno, non la luce. Le semine dirette rendono meglio dopo la prima pioggia; fino ad allora conviene lavorare in semenzaio all'ombra e trapiantare a metà mese.

Ovunque, i cavoli e i finocchi già trapiantati vanno rincalzati adesso, portando terra attorno al colletto: le radici superficiali soffrono quando il terreno comincia a raffreddarsi di notte.

Quello che si compra adesso

Le prime zucche arrivano al banco in questi giorni, e a inizio settembre si trovano insieme quelle raccolte mature e quelle staccate troppo presto, che sono acquose e insipide.

Il primo controllo è il picciolo. Deve esserci, essere secco e legnoso, e restare attaccato saldamente. Una zucca senza picciolo, o con un picciolo verde e tenero, è stata staccata prima che il frutto finisse di maturare: quello che manca in zucchero non arriverà più, perché la zucca smette di accumularlo appena viene separata dalla pianta.

Il secondo è la buccia. Passaci sopra l'unghia senza forzare: se lascia il segno, la zucca è acerba e si conserverà poche settimane. Una zucca matura ha la buccia dura, opaca e resistente all'unghia, e proprio per questo si tiene in cantina fino a gennaio.

Il terzo è il peso in mano. A parità di dimensione, la zucca migliore è quella che pesa di più: significa polpa densa e poca cavità interna. Se comprata a fette, guarda i semi: pieni e ben formati indicano un frutto maturo, semi piatti e piccoli indicano il contrario.

La parola del giorno

Esposizione. Indica la direzione verso cui è rivolto un balcone, una parete o una porzione di giardino, e quindi da dove arriva la luce.

È la parola più presente sui cartellini dei vivai, dove si legge esposizione a mezz'ombra, esposizione soleggiata, esposizione a nord. Sta anche negli annunci immobiliari e nelle guide alla scelta delle piante da balcone.

Che cosa cambia saperlo: l'esposizione dice la direzione, non la quantità di luce, e la quantità dipende anche dall'altezza del sole e da che cosa c'è davanti. Un balcone a sud con una tettoia profonda a giugno è più ombroso di un balcone a est libero. Per questo un cartellino non basta mai da solo: dice dove mettere la pianta in linea di massima, e poi bisogna guardare dove arriva davvero il sole, in questa stagione e in quel posto.

Il cielo di stasera

La luna è gibbosa calante alla vigilia dell'ultimo quarto, che cade domani, 4 settembre. Il disco appare per poco più di metà illuminato, con la parte in ombra sulla destra; sorge intorno alla mezzanotte e resta visibile per tutta la seconda parte della notte, alta nel cielo all'alba.

Il sole tramonta oggi intorno alle 19:58 a Milano e alle 19:34 a Palermo. Dal 27 agosto il Nord ha perso ventuno minuti di luce e il Sud sedici, e la differenza fra le due città è ora di circa ventiquattro minuti sul solo tramonto. La quota massima raggiunta dal sole a mezzogiorno cala di quasi mezzo grado al giorno, ed è questo, più dell'orario, a spostare le ombre sul terrazzo.

La tradizione contadina metteva l'ultimo quarto fra le fasi adatte ai lavori di sottrazione: sfoltire, estirpare, raccogliere le radici. Sono consuetudini tramandate e non effetti misurati; restano interessanti come testimonianza di come si organizzava il lavoro nei campi prima dei calendari stampati.

Da osservare stasera

Prima che faccia buio, scegli un punto fisso del terrazzo o del giardino — l'angolo di un vaso grande, la base di una ringhiera, uno spigolo del muro — e guarda dove arriva l'ombra della casa in quel momento.

Non spostare niente e non misurare niente. Guardala per dieci secondi e tienila a mente. Fra un mese, alla stessa ora, quell'ombra sarà in un punto diverso di parecchi metri, e sarai una delle poche persone ad averlo notato prima che la pianta lo facesse notare.