Il 7 settembre la luce dura dodici ore e cinquantanove minuti a Milano e dodici ore e quarantasette a Palermo: ventidue minuti in meno rispetto a una settimana fa al Nord, sedici al Sud. Nei vivai e nei banchi dei supermercati, intanto, è comparsa la merce d'autunno: eriche, crisantemi, ciclamini, cavoli ornamentali, viole. Tutto fiorito, tutto perfetto, tutto appena uscito da una serra.
È il salto che conta. In serra quelle piante hanno avuto luce diffusa e costante, umidità dell'aria intorno al settanta per cento, temperatura controllata, concimazione continua nell'acqua di irrigazione e un substrato leggero pensato per crescere in fretta. Sul tuo balcone trovano sole diretto o ombra piena, aria secca o vento, pioggia irregolare e niente concime.
Nessuna di queste piante è delicata di suo. Quello che le mette in crisi è la settimana di passaggio, e quasi tutti i danni che si vedono a ottobre nascono in quei primi sette giorni.
La pianta del giorno: l'erica
L'erica è fra le piante più vendute in questo periodo e fra quelle che durano meno, e le ragioni sono due, entrambe evitabili.
La prima è che è acidofila: vive su terreni acidi, poveri, con pH sotto il sei, come quelli delle brughiere da cui viene. Se la annaffi con acqua di rubinetto molto calcarea, il calcare alza progressivamente il pH del substrato e la pianta smette di assorbire il ferro. Non muore subito: ingiallisce lentamente fra le nervature nel giro di due o tre mesi, e a quel punto sembra che sia semplicemente finita. Se la tua acqua lascia il bianco sui rubinetti, usa acqua piovana quando puoi, o lascia riposare l'acqua in una bacinella per una notte.
La seconda è il vaso. L'erica viene venduta in vasetti da dieci o dodici centimetri, pieni di radici, con substrato di torba che asciuga in fretta. Sul balcone al sole di settembre quel vasetto si secca in mezza giornata, e l'erica non perdona un solo giorno di secco completo: le foglioline ad ago diventano grigie e non tornano più verdi, perché non recupera come fanno le altre.
Trovale mezz'ombra fino a fine mese, poi spostala al sole quando il caldo passa. Non concimarla adesso: ha già dentro il concime a lenta cessione della serra.
Il segnale del giorno
Prima di comprare, prendi il vasetto in mano e guarda dove il terriccio incontra la parete di plastica. Se c'è una fessura, cioè se il pane di terra si è staccato dal bordo per uno o due millimetri, quella pianta ha già subito almeno un secco totale.
La torba, quando si asciuga completamente, si ritira e diventa idrorepellente: l'acqua che versi dopo scorre lungo quella fessura, esce dai fori e la zolla al centro resta asciutta. Da lì in avanti la pianta ha sete anche mentre la stai annaffiando.
Il segnale non dice che la pianta sia spacciata: si recupera immergendo il vaso in una bacinella d'acqua per un quarto d'ora, finché smette di fare bolle. Dice però che quella pianta è stata trascurata sul bancale, e sul bancale accanto ce n'è quasi sempre una senza fessura.
Il gesto del giorno
Prima di mettere una pianta nel carrello, capovolgila e guarda il fondo del vaso. Ci vogliono cinque secondi e si fa senza sporcarsi.
Cerchi due cose. Radici bianche e sode che spuntano appena dai fori: è un buon segno, la pianta è attiva e ha esplorato tutto il vaso. Radici marroni, molli, spiraliformi che escono a matassa o girano su sé stesse: la pianta è ferma in quel vaso da troppo tempo e la parte bassa dell'apparato radicale sta già cedendo.
Se dai fori esce acqua o se il fondo è appiccicoso, quella pianta è stata tenuta in acqua sul bancale. Rimettila giù.
Farlo adesso conta più che in primavera, perché le fioriture d'autunno sono merce ad alta rotazione: restano in vendita poche settimane e vengono annaffiate a pioggia, tutte allo stesso modo, indipendentemente da quello che ciascuna vuole.
L'errore del giorno
Rinvasare una pianta appena comprata sembra la cosa giusta da fare: il vaso di vendita è piccolo e brutto, il terriccio è poco, e si pensa di darle spazio. L'abitudine viene dal fatto che in primavera funziona, perché la pianta è in piena crescita e le radici nuove colonizzano il substrato nuovo in due settimane.
A settembre non funziona allo stesso modo. La pianta ha appena cambiato ambiente e sta già lavorando per adattarsi a luce e umidità diverse; se le sposti anche il substrato le tagli le radici fini, quelle che assorbono davvero, proprio mentre la crescita rallenta e la capacità di rifarle diminuisce. Il risultato tipico è una pianta che sembra riprendersi per dieci giorni e poi si affloscia.
Il rinvaso si fa davvero in due casi: se dal fondo esce una matassa di radici che ha riempito tutto e la pianta asciuga in poche ore, e se il vaso è talmente piccolo da rovesciarsi. In quei casi si rinvasa subito, senza toccare il pane di terra, aggiungendo terriccio solo intorno. Negli altri si aspetta la primavera.
Nell'orto
Al Nord questa è la settimana per mettere a dimora le piantine di cavolo, verza e cavolo nero comprate in vivaio, e vale la stessa regola delle piante da balcone: vengono da una serra e trovano il campo aperto. Piantale nel tardo pomeriggio, non a mezzogiorno, e bagna abbondantemente subito dopo. Nelle zone alpine e prealpine è l'ultimo momento utile.
Nel Centro Italia si può fare adesso o nei prossimi dieci giorni senza differenze rilevanti; in collina conviene non aspettare oltre metà mese.
In Sicilia e sulle coste meridionali le piantine di cavolo comprate adesso soffrono ancora il caldo del primo pomeriggio: se le metti a dimora oggi, mettile all'ombra di una pianta più alta o coprile con una rete ombreggiante per i primi dieci giorni. Al Sud si continuerà a trapiantare fino a novembre, quindi non c'è nessuna fretta.
Quello che si compra adesso
Le more di rovo sono all'ultimo scorcio: dopo metà settembre quelle che restano sui banchi vengono da coltivazioni sotto tunnel e hanno un altro sapore. Sono anche il frutto più facile da comprare male, perché si guarda solo il colore.
Il colore nero non basta: la mora diventa nera prima di essere matura e resta acida per altri due o tre giorni. Il segnale vero è la forma. Una mora matura ha le drupeole, cioè le palline che la compongono, gonfie e tese, e la mora è tondeggiante. Una acerba ha le drupeole piccole e la forma allungata, quasi conica.
Poi guarda il fondo della vaschetta contro luce. Se c'è del succo scuro, quelle sotto sono già schiacciate e in due giorni faranno muffa. Prendine una vaschetta asciutta anche se sembra meno piena.
Le more non maturano dopo la raccolta. Quello che compri acido resta acido.
La parola del giorno
Acidofila è scritto sui sacchi di terriccio e sulle etichette dei vivai, e in genere accanto a un elenco di piante: azalea, rododendro, camelia, ortensia, mirtillo, erica.
Significa che quella pianta vive bene solo in un terreno acido, cioè con pH sotto il sette, e che in un terreno neutro o calcareo non riesce ad assorbire il ferro anche quando il ferro c'è. Il risultato è la clorosi ferrica: la foglia ingiallisce mentre le nervature restano verdi, e il disegno è inconfondibile.
Cambia due cose concrete. La prima è il terriccio: per queste piante serve quello etichettato per acidofile, non quello universale. La seconda, che quasi nessuno considera, è l'acqua: in gran parte dell'Italia centrale e meridionale l'acqua di rubinetto è calcarea, e annaffiare per due anni con quella vanifica qualunque terriccio.
Il cielo di stasera
La Luna cala verso la luna nuova dell'11 settembre: stasera è una falce sottile che sorge dopo le due di notte e resta bassa sull'orizzonte fino all'alba. Le prime ore della sera restano completamente buie.
Il Sole tramonta oggi intorno alle 19:51 a Milano, alle 19:35 a Roma, alle 19:28 a Palermo. Milano è scesa sotto le tredici ore di luce, Palermo ci arriverà fra qualche giorno.
Chi ha un cielo scuro può cercare la Via Lattea verso sud subito dopo il tramonto: senza luna e con l'umidità in calo, queste sono le sere migliori dell'anno dopo quelle di agosto.
Da osservare stasera
Se hai comprato qualcosa in questi giorni, mettilo accanto a una pianta che hai in casa da un anno e guarda le foglie di tutte e due controluce.
Quella da vivaio ha foglie più grandi, più tenere, di un verde più chiaro e uniforme. Quella di casa le ha più piccole, più spesse, con il colore meno brillante. Non è che una sia sana e l'altra no: la prima è cresciuta in serra, la seconda alle tue condizioni. Nei prossimi mesi la pianta nuova produrrà foglie del secondo tipo, e sarà il segnale che ha finito di adattarsi.