L'8 settembre la giornata dura dodici ore e cinquantasei minuti a Milano e dodici ore e quarantaquattro a Palermo. In una settimana si sono persi ventidue minuti di luce al Nord e diciassette al Sud. Le prime minime sotto i quindici gradi sono già arrivate in pianura padana e nelle vallate, mentre lungo le coste meridionali le notti stanno ancora sopra i venti.

Questo è il momento in cui si prepara l'inverno, ed è controintuitivo perché fa ancora caldo. La ragione è semplice: il substrato dei vasi conserva ancora il calore accumulato in estate, le radici sono attive e la pianta reagisce a quello che le fai. A novembre, con il terriccio a otto gradi, qualunque intervento è solo un disturbo: le radici non ricostruiscono niente e la pianta subisce.

Tutto quello che riguarda il drenaggio, la posizione dei vasi, la protezione dal vento e la struttura del terreno si fa adesso, mentre c'è ancora un mese e mezzo di attività radicale.

La pianta del giorno: la lavanda

La lavanda regge il freddo. La lavanda vera, quella a spiga corta delle montagne provenzali, sopravvive senza problemi a dieci gradi sotto zero, e le lavande da giardino che si trovano in vivaio reggono comunque gelate ripetute. Chi la perde in inverno quasi mai la perde per il freddo.

La perde per l'acqua. La lavanda viene da terreni sassosi, poveri, in pendenza, dove la pioggia scende e se ne va in mezz'ora. In un vaso da vivaio trova l'esatto contrario: substrato ricco di torba, che trattiene molta acqua e la rilascia lentamente. D'estate non è un problema perché evapora tutto in un giorno; da ottobre a marzo quel vaso resta bagnato per settimane, le radici marciscono a temperature basse e la pianta si secca in primavera, quando ormai sembra colpa dell'inverno.

La distinzione va tenuta ferma: freddo asciutto nessun problema, freddo bagnato problema serio. Al Nord, dove piove d'inverno e il vaso resta all'aperto, la lavanda in vaso è a rischio. Al Sud, sulle coste, con inverni miti e piovosi, il rischio è lo stesso ma per la ragione opposta, cioè perché la pianta non entra mai in riposo completo e continua a bere.

Non potarla adesso in modo drastico: si accorciano solo le spighe sfiorite e due dita di ramo verde. La potatura vera si fa a fine inverno, e non si taglia mai nel legno vecchio, dove la lavanda non ricaccia.

Il segnale del giorno

Dopo la prossima pioggia, o dopo un'annaffiatura abbondante, conta i giorni che passano prima che il terriccio sia asciutto a due centimetri di profondità. Basta infilare un dito.

Un vaso che asciuga in due o tre giorni ha un substrato e un drenaggio adeguati per l'inverno. Un vaso che dopo cinque giorni è ancora umido sotto la superficie resterà bagnato per settimane quando le temperature scenderanno e l'evaporazione si fermerà quasi del tutto.

Il segnale dice come si comporterà quel vaso a gennaio, ed è l'unico modo per saperlo prima che sia troppo tardi per intervenire. Non dice che il terriccio sia sbagliato in assoluto: lo stesso substrato che tiene troppa acqua per una lavanda va benissimo per un'ortensia. Dice che quella pianta, in quel vaso, passerà l'inverno con i piedi nell'acqua.

Il gesto del giorno

Solleva i vasi da terra e libera i fori di drenaggio. Bastano tre piedini di ceramica, due listelli di legno, dei sassi piatti o dei tappi di sughero sotto il bordo: serve mezzo centimetro d'aria fra il fondo e il pavimento.

Un vaso appoggiato direttamente sul pavimento chiude i fori con il peso e con lo sporco che si accumula. L'acqua non esce e la base resta satura. Inoltre il fondo del vaso a contatto con la pietra fredda si raffredda molto più di un vaso sollevato.

Mentre lo alzi, controlla i fori con un dito o con un cacciavite: nei vasi da un anno o più sono quasi sempre otturati da terriccio compattato, radici morte e calcare.

Si fa adesso e non a novembre perché adesso il vaso è leggero rispetto a quando sarà pieno d'acqua di pioggia, e perché le radici disturbate dallo spostamento hanno ancora tempo di riassestarsi.

L'errore del giorno

Coprire le piante troppo presto è l'errore classico di chi ha perso qualcosa lo scorso inverno e non vuole rischiare. Alle prime notti fresche di settembre arriva il telo di tessuto non tessuto, e la pianta viene incappucciata con un mese e mezzo di anticipo.

Il danno è doppio. Il primo è che sotto il telo, con giornate ancora a venticinque gradi, si crea un microclima caldo e umido in cui la pianta continua a vegetare invece di indurirsi, e in cui muffe e marciumi trovano condizioni perfette. Il secondo è che la pianta non fa l'acclimatazione: l'irrigidimento dei tessuti che avviene proprio grazie alle prime notti fredde, quelle fra i cinque e i dieci gradi, che sono un allenamento e non un pericolo. Una pianta coperta a settembre arriva a dicembre più fragile di una lasciata scoperta.

Le coperture si mettono quando le previsioni danno la prima gelata, non prima, e si tolgono nelle giornate di sole. L'unica cosa che si fa adesso è tenerle pronte e a portata di mano.

Nell'orto

In pianura padana e in collina questa è la settimana per raccogliere quello che deve conservarsi: le ultime cipolle e gli agli non ancora tolti, le zucche che hanno il picciolo secco e legnoso. Si raccolgono in giornata asciutta e si lasciano al sole un paio di giorni prima di riporli. Le patate tardive vanno tolte prima che il terreno cominci a restare bagnato per giorni.

Nel Centro Italia le stesse operazioni si fanno adesso o entro metà mese, e si può ancora seminare a spaglio un sovescio, cioè una coltura da interrare, sulle aiuole che restano libere.

In Sicilia, in Calabria e in Puglia l'orto autunnale è appena partito e non c'è niente da chiudere: si continua a trapiantare, si semina il finocchio, si irriga ancora regolarmente perché il terreno asciuga in fretta. In compenso conviene già pensare al drenaggio delle aiuole basse, perché le piogge autunnali del Sud arrivano concentrate e allagano in poche ore quello che il Nord riceve distribuito su settimane.

Quello che si compra adesso

I peperoni di settembre sono gli ultimi di pieno campo e hanno una polpa più spessa e dolce di quelli di luglio. Al banco si sceglie con il peso e con il picciolo.

Prendine uno in mano: deve pesare più di quanto sembri guardandolo. Un peperone leggero ha la polpa sottile o ha già perso acqua. La buccia deve essere tesa e lucida, senza zone opache o leggermente raggrinzite vicino alla punta, che è il primo posto dove cede.

Il picciolo dice l'età con precisione: verde brillante e sodo significa raccolto da pochi giorni, marrone e secco significa almeno una settimana. Guarda anche le spalle, cioè la parte attorno al picciolo: se è affossata e molle, quel peperone sta cominciando a marcire da lì.

Le costolature non contano quanto si crede: un peperone a tre lobi e uno a quattro sono buoni allo stesso modo, il quarto lobo cambia solo la resa in cucina.

La parola del giorno

Pacciamatura è la parola che si trova nei consigli di stagione e sui sacchi di corteccia, e indica una cosa semplicissima: coprire il terreno attorno a una pianta con uno strato di materiale, che può essere corteccia, paglia, foglie secche, ghiaia o cippato.

Serve a tre cose. Rallenta l'evaporazione dell'acqua dal terreno, quindi si annaffia meno. Impedisce alla luce di arrivare ai semi delle infestanti, che germinano molto meno. E soprattutto, in questa stagione, fa da isolante: uno strato di cinque centimetri riduce l'escursione termica del suolo e mantiene le radici a una temperatura più stabile durante le gelate.

Cambia il modo di preparare l'inverno. Al Nord si pacciama adesso, mentre il terreno è ancora caldo, per conservare quel calore il più a lungo possibile. Con le piante che temono l'umidità, come la lavanda, si usa materiale minerale, cioè ghiaia o lapillo, e non corteccia o paglia, che trattengono acqua contro il colletto.

Il cielo di stasera

La Luna è una falce calante sempre più sottile, a tre giorni dalla luna nuova dell'11 settembre. Sorge poco prima delle tre di notte e si vede solo nell'ultima ora prima dell'alba, bassa a est.

Il Sole tramonta oggi intorno alle 19:49 a Milano, alle 19:33 a Roma, alle 19:26 a Palermo. È il primo giorno dell'anno in cui, a Milano, la luce dura meno di tredici ore.

La tradizione contadina considerava questa fase, l'ultima prima del novilunio, adatta ai lavori del terreno e alla preparazione delle aiuole più che alle semine. È una consuetudine tramandata e non un effetto misurato, ma coincide con il buon senso stagionale: adesso si sistema, si semina la settimana prossima.

Da osservare stasera

Metti la mano sul terriccio di un vaso all'aperto, appena dopo il tramonto, e poi sul pavimento accanto. Il terriccio è ancora tiepido, il pavimento è già freddo.

Quella differenza è il calore che il substrato ha accumulato durante il giorno e che rilascia lentamente per tutta la notte: è la ragione per cui le radici lavorano ancora e per cui tutto quello che si fa adesso ha effetto. Fra un mese, ripetendo la stessa prova, le due superfici saranno uguali.