Sono i fiori che reggono il freddo meglio di qualunque altra pianta da balcone, e proprio per questo si comprano quasi sempre nel momento sbagliato. Le viole del pensiero, insieme alle viole cornute che appartengono allo stesso genere, fioriscono nei periodi freschi dell'anno: in autunno, in pieno inverno dove il clima è mite e per tutta la primavera, fino a quando il caldo le ferma. Piantate fra settembre e ottobre hanno il tempo di radicare prima del freddo e regalano mesi di fioritura; comprate già fiorite a marzo danno poche settimane e finiscono. Sono biennali, sempreverdi alle nostre latitudini, costano poco e si adattano a qualsiasi contenitore: cassette da davanzale, fioriere sospese, vasi a cascata, bordure basse e composizioni miste con cavolo ornamentale, ciclamino ed erica.
Come coltivare le viole del pensiero in autunno
La finestra utile per la messa a dimora va da settembre a ottobre, quando il terreno è ancora tiepido e le piogge cominciano a essere regolari: sono le condizioni in cui le radici si sviluppano più in fretta. In piena terra il terreno va vangato per togliere sassi ed erbe infestanti; la buca deve essere larga e profonda una ventina di centimetri, il doppio del volume del vasetto di provenienza. Le radici vanno slegate delicatamente prima di interrare, la zolla va posizionata con la parte superiore a livello del terreno, il terriccio compattato appena e poi bagnato. Fra una pianta e l'altra servono venti-venticinque centimetri: sembra molto quando le piantine sono piccole, ma in tre mesi il cespo si allarga e le piante troppo vicine si soffocano a vicenda.
Scelta del contenitore e sistemazione
In vaso la profondità conta più della larghezza: una cassetta di almeno diciotto-venti centimetri di altezza permette all'apparato radicale di svilupparsi e protegge meglio dal gelo. I fori di drenaggio devono essere liberi e sul fondo va steso uno strato di argilla espansa o ghiaia. Le fioriere sospese e i vasi a cascata funzionano benissimo, purché non restino esposti al vento costante, che asciuga il terriccio e rovina le corolle. Anche in contenitore le distanze vanno rispettate: tre piantine in una cassetta da cinquanta centimetri sono il numero giusto, cinque sono troppe.
Substrato
Il terreno ideale è soffice, leggero e drenante. Una miscela che funziona è composta per il quaranta o cinquanta per cento da sabbia grossolana o perlite, e per la parte restante da terriccio di qualità arricchito con sostanza organica matura. Il pH neutro va bene, non servono correzioni. Quello che non va bene è il terriccio compatto e trattenente, quello che resta zuppo per giorni dopo una pioggia: le viole tollerano il freddo, non il fango attorno al colletto.
Irrigazione
Regolare ma moderata è la formula giusta. Il terreno non deve mai seccare del tutto durante la crescita e la fioritura, e nemmeno restare inzuppato: il ristagno è la causa più comune di marcescenza radicale. Si bagna alla base, mai sopra fiori e foglie, e si svuota sempre il sottovaso. In inverno le esigenze crollano, soprattutto se piove con regolarità, e in molte settimane non serve intervenire affatto. Il controllo si fa con un dito nel terriccio, non con un calendario.
Concimazione
È il punto in cui si perde la maggior parte delle fioriture. Circola l'idea che d'inverno non si concimi, e per le viole è falsa: sono piante che fioriscono proprio nella stagione fredda, quindi consumano. La concimazione va portata avanti da ottobre fino alla primavera, con un granulare a lenta cessione in piena terra o un prodotto liquido diluito nell'acqua di irrigazione per i vasi. La formulazione giusta è ricca di potassio e fosforo, che sostengono radici e boccioli, e povera di azoto, che produrrebbe fogliame morbido a scapito dei fiori. Una seconda concimazione a fine estate serve a stimolare la ripresa autunnale sulle piante che hanno superato il caldo.
Potatura e manutenzione
Non esiste una vera potatura, ma una pulizia costante che fa la differenza fra un mese di fiori e cinque. I fiori esauriti si staccano a mano, insieme alle foglie ingiallite o danneggiate, ogni volta che si passa accanto al vaso: lasciandoli sulla pianta si innesca la produzione di semi e la fioritura rallenta. Se il cespo tende ad aprirsi lateralmente e a coricarsi, basta rimboccare un po' di terriccio alla base. Sulle varietà ibride a fiore grande, asportare una parte dei boccioli permette a quelli rimasti di svilupparsi meglio.
Esposizione e luce
L'esposizione va cambiata con la stagione, ed è un dettaglio che quasi nessuno applica. In autunno e in inverno le viole vogliono il sole diretto: è la stagione in cui lo tollerano meglio e in cui ne hanno bisogno per continuare a fiorire, quindi il posto giusto è il punto più luminoso del balcone. In primavera, quando le temperature salgono, conviene spostarle in una posizione parzialmente ombreggiata, altrimenti il caldo accorcia drasticamente la fioritura. In qualsiasi stagione vanno evitate le zone molto ventilate: il vento rovina le corolle e disidrata il terriccio. Su questo punto le viole cornute, che hanno fiori più piccoli, resistono meglio delle pansé a fiore grande, che con la pioggia battente si sciupano in fretta.
Comportamento in inverno
Il freddo in sé non è il problema. Le viole sopportano le gelate e continuano a produrre boccioli anche con temperature basse: dopo una notte sotto zero i fiori appaiono afflosciati e riprendono turgore nel corso della mattinata. Quello che le mette in crisi è la combinazione di umidità stagnante, vento gelido e piogge battenti prolungate, che marcisce le corolle e favorisce le malattie fungine. Una spolverata di neve, al contrario, protegge il cespo invece di danneggiarlo.
Protezione in vaso
In contenitore la parte esposta sono le radici. Sollevare i vasi da terra con piedini o listelli evita che l'acqua ristagni sotto il fondo e che il gelo salga dal pavimento, mentre accostarli a un muro o sotto un cornicione li ripara dalle piogge più violente. I teli di plastica sono da evitare: creano condensa e favoriscono la muffa grigia molto più del freddo che dovrebbero fermare.
Propagazione
La divisione dei cespi è il metodo più semplice e si esegue a settembre oppure a marzo, sollevando la pianta e separando le porzioni radicate con un attrezzo pulito. Le piante messe in piena terra si allargano con facilità grazie ai fusti che radicano al contatto con il suolo, e da lì si possono prelevare porzioni già autonome. La talea si effettua in estate, in ambiente fresco e ombreggiato, prelevando getti laterali non fioriti. La semina si fa a fine estate ed è il sistema più economico quando servono molte piantine, ma richiede più tempo prima di arrivare alla fioritura.
Malattie e parassiti
Il problema principale è la muffa grigia, che compare come una patina bruno-grigiastra sui fiori appassiti e si estende rapidamente alle parti sane quando l'aria è ferma e umida. La prevenzione è quasi tutta meccanica: rimuovere subito fiori e foglie marce, non bagnare mai la chioma, garantire spazio e circolazione d'aria fra le piante, evitare i teli di copertura. L'oidio compare più raramente, in genere in primavera, con la classica polverina biancastra sulle foglie. Fra i parassiti gli afidi sono i più frequenti e si concentrano sui boccioli e sui getti teneri, soprattutto quando la concimazione è stata troppo ricca di azoto: si individuano controllando la pagina inferiore delle foglie e vanno affrontati appena compaiono, prima che deformino i fiori in formazione. Lumache e limacce, infine, possono fare danni notevoli sulle piantine appena messe a dimora in piena terra, e le sere umide di ottobre sono il momento in cui conviene controllare.
