Il melograno è una delle poche piante da frutto che si adattano davvero bene alla vita in vaso. Cresce lentamente, sopporta il caldo estivo dei balconi esposti a sud, tollera periodi di siccità e, se curato con un minimo di metodo, regala fiori rosso corallo da maggio a luglio e frutti che maturano tra settembre e novembre. Il problema che molti incontrano non è farlo sopravvivere, ma convincerlo a produrre: piante rigogliose, piene di foglie e di fiori, che a fine stagione lasciano sul ramo due o tre melagrane soltanto, oppure nessuna. Quasi sempre la causa sta in pochi dettagli che si possono correggere.

La scelta della pianta e del vaso

Il primo passo è sapere che cosa si è comprato. Nei vivai si trovano spesso i melograni nani, venduti come Punica granatum 'Nana': sono piante ornamentali deliziose, fioriscono abbondantemente e producono frutticini decorativi, grandi poco più di una noce, con pochi arilli asprigni. Chi desidera melagrane da mangiare deve cercare varietà da frutto, innestate o da talea, come 'Wonderful', 'Dente di cavallo' o 'Mollar de Elche', che in vaso restano comunque contenute grazie alla potatura. Un esemplare di due o tre anni, già ramificato, entra in produzione molto prima di una piantina giovane.

Il vaso conta quanto la varietà. Per una pianta da frutto serve un contenitore di almeno quaranta o cinquanta centimetri di diametro e di profondità simile, da aumentare gradualmente con i rinvasi. La terracotta è preferibile alla plastica perché traspira e scalda meno le radici in piena estate, ma pesa di più e si asciuga in fretta. Sul fondo servono fori larghi e uno strato di argilla espansa o ghiaia; il terriccio ideale è un universale di buona qualità mescolato con circa un terzo di terra da giardino e un po' di sabbia grossolana, così da ottenere un substrato drenante ma capace di trattenere un minimo di umidità. Il melograno teme molto più i ristagni che la siccità.

Sole, acqua e concime: dove si gioca la fruttificazione

La posizione è decisiva. Il melograno vuole sole pieno, almeno sei o sette ore dirette al giorno: su un balcone ombreggiato cresce, ma fiorisce poco e allega ancora meno. Va bene anche il vento, purché non sia continuo e salmastro sui fiori appena aperti. In inverno la pianta perde le foglie e resiste a temperature di diversi gradi sotto lo zero, ma in vaso le radici sono più esposte rispetto alla piena terra: nelle zone dove il gelo è frequente conviene avvicinare il contenitore al muro di casa, sollevarlo da terra con dei piedini e avvolgerlo con juta o tessuto non tessuto.

L'acqua è il punto in cui si commettono più errori. In primavera e in estate il terriccio va mantenuto leggermente umido, bagnando a fondo quando i primi centimetri sono asciutti. La regolarità è più importante della quantità: una pianta lasciata a secco per giorni e poi inzuppata reagisce lasciando cadere fiori e frutticini, e a fine estate le melagrane tendono a spaccarsi, perché l'arillo si gonfia d'improvviso mentre la buccia non riesce a seguirlo. Con l'arrivo dell'autunno le annaffiature si riducono e in inverno, a pianta spoglia, bastano interventi sporadici per non far seccare del tutto il pane di terra.

Anche il concime va dosato con attenzione. Fertilizzanti ricchi di azoto producono getti lunghi e foglie lucide, ma riducono i fiori. Meglio un prodotto per piante da frutto o da fiore, con potassio e fosforo prevalenti, da distribuire da marzo a luglio, oppure del letame pellettato sparso in superficie alla ripresa vegetativa. Da agosto in poi si sospende ogni concimazione, così la pianta matura il legno prima del freddo.

Fiori, impollinazione e potatura

Osservando i fiori del melograno si nota che non sono tutti uguali. Alcuni hanno la base rigonfia, a forma di piccolo vaso o di anfora: sono quelli che possono trasformarsi in frutto. Altri hanno una base stretta, a campanella: cadono dopo la fioritura senza allegare, ed è normale che siano numerosi soprattutto nelle piante giovani. Vedere a terra molti fiori caduti, dunque, non significa necessariamente che qualcosa non vada. Se però anche i fiori a base larga cadono, le cause più probabili sono gli sbalzi d'acqua, il caldo eccessivo del vaso o la scarsa impollinazione.

Il melograno è in buona parte autofertile e si impollina grazie agli insetti, ma sui balconi ai piani alti le api possono essere poche. In questo caso si può aiutare la pianta passando un pennellino morbido all'interno dei fiori aperti, nelle ore centrali di una giornata asciutta, trasferendo il polline da un fiore all'altro. È un'operazione semplice che spesso fa la differenza tra una pianta sterile e una carica di frutti.

La potatura si esegue a fine inverno, prima che riparta la vegetazione. I fiori nascono su rametti corti portati da rami di due o tre anni, quindi bisogna evitare di accorciare tutto ogni anno, perché si eliminano proprio le parti produttive. Si tolgono invece i rami secchi, quelli che si incrociano, quelli rivolti verso l'interno e soprattutto i polloni, i getti vigorosi che partono dalla base o dalle radici e sottraggono energia alla chioma. L'obiettivo è una forma ariosa, ad alberello o a piccolo cespuglio con tre o quattro branche principali, in cui la luce raggiunga anche il centro.

Quando i frutti hanno raggiunto le dimensioni di una nocciola conviene anche diradarli, lasciandone uno per gruppo e distanziandoli lungo il ramo. In vaso la pianta ha risorse limitate: meno melagrane, ma più grandi e più dolci, valgono più di tante piccole che faticano a maturare.

Raccolta e cure di fine stagione

In questo periodo dell'anno le melagrane stanno completando la maturazione. Il momento giusto per raccoglierle si riconosce dal colore della buccia, che diventa uniforme e più intenso, dalla forma che perde la rotondità perfetta e appare leggermente spigolosa, e dal suono metallico che si avverte picchiettando il frutto con un dito. Si staccano con le forbici lasciando un breve tratto di picciolo, senza tirare. I frutti non maturano più una volta raccolti, quindi è inutile staccarli in anticipo.

Dopo la raccolta la pianta va accompagnata verso il riposo invernale: niente concime, annaffiature sempre più rade, rimozione delle foglie cadute che possono ospitare funghi e parassiti, protezione del vaso se arrivano le gelate. Il rinvaso, quando le radici escono dai fori o il terriccio appare esausto, si rimanda alla fine dell'inverno, scegliendo un contenitore appena più grande del precedente. Con queste attenzioni il melograno in vaso può vivere e produrre per molti anni, diventando una presenza stabile del balcone in ogni stagione: fiori in estate, frutti in autunno e un'architettura di rami nudi e contorti che resta bella anche in pieno inverno.