Ci sono giardini che conquistano soprattutto nel momento della grande fioritura. Altri possiedono invece una struttura talmente forte da riuscire a trasformarsi con le stagioni senza perdere la propria identità.

Uno degli esempi più importanti in Italia è il Giardino di Boboli, alle spalle di Palazzo Pitti a Firenze.

La sua realizzazione cominciò nel 1549 per volontà di Eleonora di Toledo e il primo progetto fu affidato a Niccolò Pericoli, detto il Tribolo. Nel corso del tempo Boboli diventò uno dei grandi modelli del giardino all'italiana e la sua organizzazione influenzò numerose residenze europee.

Perché Boboli non è mai veramente uguale

La struttura geometrica, le siepi, i grandi viali, le statue e i cipressi costituiscono lo scheletro permanente del giardino.

Intorno a questa struttura, però, la natura continua a cambiare.

Fioriture, fogliame, luce e colori modificano la percezione degli spazi durante l'anno. Persino una stessa prospettiva può sembrare differente tra primavera e autunno.

Boboli conserva inoltre un patrimonio botanico molto più ricco di quanto possa apparire a una visita veloce. Le Gallerie degli Uffizi documentano, tra le altre collezioni, numerose rose storiche e particolari varietà botaniche. Una curiosità è la Rosa Viridiflora, dalla caratteristica tonalità verde che tende successivamente al porpora e che può prolungare la propria fioritura per molti mesi.

Il segreto è costruire prima lo scheletro del giardino

Boboli può insegnare qualcosa anche a chi dispone di pochi metri quadrati.

Quando progettiamo un giardino tendiamo spesso a scegliere prima i fiori. Sarebbe invece utile partire dalla struttura.

Possiamo pensare prima a:

  • alberi e arbusti principali;
  • percorsi;
  • siepi;
  • punti di osservazione;
  • zone d'ombra;
  • elementi sempreverdi.

Solo successivamente dovremmo aggiungere le piante capaci di offrire fioriture e colori stagionali.

In questo modo, quando una specie termina la propria fioritura, il giardino non perde completamente interesse.

Boboli porta questo principio alla massima scala: fontane, grotte, statue, alberature e prospettive costruiscono una base permanente, mentre la vegetazione modifica continuamente ciò che vediamo.

È forse questa la ragione per cui un giardino nato quasi cinque secoli fa può ancora essere osservato come qualcosa di vivo: la sua forma rimane riconoscibile, ma la natura continua ogni giorno a riscriverne i dettagli.