Annaffiare sembra un gesto semplice: si versa l'acqua e si passa alla pianta successiva. Eppure molti dei problemi più comuni delle piante in vaso, dalle foglie che ingialliscono al marciume delle radici, nascono proprio da quello che succede nei minuti e nelle ore dopo l'annaffiatura. Bastano poche attenzioni per evitare che l'acqua diventi un nemico e per mantenere il fogliame sano e di un bel verde. Ecco le cinque da adottare subito dopo aver posato l'annaffiatoio.

1. Svuotare il sottovaso

È la regola più importante e anche la più trascurata. L'acqua che si raccoglie nel sottovaso, se resta lì per ore o giorni, risale nel terriccio e mantiene costantemente bagnata la parte bassa della zolla, dove si trovano molte radici. Senza ossigeno, le radici soffrono e possono marcire. Il primo sintomo visibile sono foglie gialle e molli che cadono, molto simili a quelle di una pianta assetata, perché le radici danneggiate non riescono più ad assorbire acqua.

Conviene aspettare un quarto d'ora, il tempo che l'acqua in eccesso sgoccioli dai fori, e poi svuotare il sottovaso. Per le piante grandi e pesanti si può usare una spugna o una piccola siringa da cucina. Fanno eccezione poche specie amanti dell'umidità, che comunque non dovrebbero mai restare con le radici immerse.

2. Controllare che l'acqua abbia bagnato tutta la zolla

Non sempre l'acqua che esce dai fori significa che il terriccio è bagnato. Quando la zolla si è seccata molto, tende a ritirarsi e a staccarsi dalle pareti del vaso: l'acqua scivola lungo il bordo ed esce subito dal fondo, lasciando il centro asciutto. Lo si capisce sollevando il vaso, che resta leggero, o notando una fessura tra terriccio e vaso.

In questo caso la soluzione è immergere il vaso in un catino d'acqua per una ventina di minuti, finché non smettono di salire bollicine, e poi lasciarlo sgocciolare bene. Il terriccio si reidrata in modo uniforme e torna ad aderire alle pareti.

3. Asciugare l'acqua rimasta dove non deve stare

Alcune piante non tollerano l'acqua ferma in punti precisi. Nelle orchidee phalaenopsis l'acqua che ristagna al centro della rosetta di foglie può provocare il marciume del cuore; in molte succulente e nelle sansevierie quella che resta alla base delle foglie favorisce marciumi del colletto. Dopo l'annaffiatura basta inclinare delicatamente la pianta o tamponare con un angolo di carta assorbente.

Le gocce sulle foglie, invece, non funzionano da lente e non bruciano il fogliame, come si sente dire spesso. Il problema è un altro: il fogliame che resta bagnato a lungo, soprattutto di notte e con poca aria, favorisce alcune malattie fungine. Per questo è meglio annaffiare il terriccio e non le foglie, e farlo preferibilmente al mattino.

4. Togliere le macchie di calcare dalle foglie

Con l'acqua del rubinetto, soprattutto nelle zone dove è molto dura, gli schizzi che asciugano sulle foglie lasciano piccoli aloni biancastri di calcare. Oltre a rovinare l'aspetto della pianta, uno strato di polvere e calcare riduce la luce che raggiunge la foglia. Le foglie larghe e lisce, come quelle di ficus, monstera o potos, si puliscono con un panno morbido appena umido, sostenendo la foglia con l'altra mano.

Per evitare il problema alla radice, si può lasciare riposare l'acqua in un contenitore aperto per una notte o, per le piante più sensibili, usare acqua piovana raccolta in un recipiente pulito.

5. Concimare, se è il momento, sul terriccio umido

Se è il giorno del concime, il momento giusto è proprio dopo l'annaffiatura. Un fertilizzante liquido versato su un terriccio secco arriva concentrato alle radici e può danneggiarle; sul terriccio già umido si distribuisce meglio e viene assorbito in modo graduale. Le dosi da seguire sono quelle indicate in etichetta, ridotte o sospese nei mesi in cui la pianta è a riposo.

Un fogliame verde e compatto dipende anche da un apporto regolare di nutrienti, in particolare di azoto e magnesio, ma un eccesso di concime fa più danni di una carenza: meglio poco e con regolarità. I sali in eccesso si accumulano nel terriccio, formano una crosta biancastra in superficie e bruciano le punte delle foglie, che diventano marroni e secche. Una volta ogni tanto conviene annaffiare abbondantemente lasciando scorrere molta acqua dai fori, per dilavarli.

A queste cinque attenzioni se ne aggiunge una che non richiede gesti, ma osservazione: notare quanto tempo il terriccio impiega ad asciugarsi e quanto pesa il vaso prima e dopo l'annaffiatura. È il modo più affidabile per capire quando la pianta ha davvero bisogno d'acqua, ed evitare di annaffiare per abitudine, che è l'errore più frequente nelle piante d'appartamento.