Il rinvaso è uno dei momenti più delicati nella vita di una pianta in vaso. Per qualche giorno le radici devono adattarsi a un terriccio nuovo, a uno spazio diverso e, spesso, alle piccole ferite inevitabili quando si sfila la zolla. Molto di quello che succede dopo, però, si decide prima: nella scelta del momento, del vaso e del terriccio, e in pochi gesti di preparazione che richiedono pochi minuti. Ecco i sei passaggi da fare prima di mettere mano alla paletta, per aiutare la pianta a ripartire in fretta e a sviluppare un apparato radicale sano.

1. Scegliere il momento giusto

Per la maggior parte delle piante il periodo migliore è la fine dell'inverno o l'inizio della primavera, quando riprende la crescita: le radici sono attive e colonizzano il terriccio nuovo nel giro di poche settimane. Conviene evitare i mesi più caldi, quando la pianta perde molta acqua e fatica a sopportare anche un piccolo danno alle radici, e i periodi di fioritura piena, perché lo stress può far cadere boccioli e fiori. Fanno eccezione le emergenze: una pianta con le radici marce o un vaso rotto si rinvasa subito, in qualunque stagione.

Anche i segnali della pianta aiutano a decidere. Radici che escono dai fori di drenaggio, acqua che scorre via senza bagnare la zolla, crescita ferma nonostante le cure: sono indizi che il vaso è diventato stretto.

2. Annaffiare il giorno prima

Un'annaffiatura abbondante 24 ore prima del rinvaso ha due vantaggi. La zolla umida si sfila più facilmente dal vaso, senza dover tirare il fusto o rompere il contenitore, e le radici arrivano al trapianto ben idratate, quindi più resistenti allo stress. Una zolla secca, al contrario, si sbriciola e lascia le radici più sottili esposte all'aria.

Non va bene nemmeno l'eccesso opposto: un terriccio fradicio diventa fangoso, pesante e difficile da maneggiare. Il giorno dopo l'annaffiatura la zolla è nella condizione ideale, umida ma compatta.

3. Scegliere un vaso solo un po' più grande

La tentazione è quella di passare subito a un vaso molto più ampio, per non doverci pensare per anni. È un errore frequente: in un contenitore troppo grande le radici non riescono a esplorare tutto il terriccio, e la parte non occupata resta umida a lungo, creando le condizioni per il marciume radicale. Di regola basta un vaso più largo di due-quattro centimetri rispetto al precedente, un po' di più per le piante a crescita vigorosa.

Il vaso deve avere fori di drenaggio sul fondo, liberi e di dimensioni adeguate. Lo strato di ghiaia o di argilla espansa sul fondo, invece, non migliora il drenaggio come si crede: tende anzi a far ristagnare l'acqua nel terriccio sovrastante. Conta molto di più un terriccio ben strutturato.

4. Pulire il vaso, se è già stato usato

Un vaso che ha già ospitato un'altra pianta può conservare residui di terriccio, incrostazioni di calcare e, a volte, uova di insetti o spore di funghi. Prima di riutilizzarlo conviene spazzolarlo bene con acqua calda e sapone, sciacquarlo e lasciarlo asciugare. Chi vuole essere più scrupoloso può immergerlo per qualche minuto in acqua con poca candeggina, risciacquandolo poi con cura.

I vasi di terracotta nuovi vanno invece bagnati prima dell'uso, lasciandoli in acqua per qualche ora: la terracotta asciutta è porosa e assorbe l'umidità del terriccio appena sistemato, sottraendola alle radici proprio nei primi giorni.

5. Preparare il terriccio adatto

Ogni pianta ha le sue esigenze. Le piante verdi d'appartamento crescono bene in un terriccio universale di qualità, alleggerito se serve con un po' di perlite; succulente e cactacee vogliono un substrato molto drenante, con sabbia o pomice; azalee, camelie e ortensie blu preferiscono un terriccio acido; le orchidee epifite come la phalaenopsis hanno bisogno di corteccia, non di terra.

Il terriccio va comprato fresco e usato in tempi ragionevoli, conservando il sacco chiuso. Il vecchio terriccio esausto del vaso precedente, compattato e povero di nutrienti, non va riutilizzato: con il tempo perde struttura e trattiene male aria e acqua.

6. Pulire gli attrezzi e controllare le radici

Forbici e coltelli devono essere affilati e puliti, passati con un batuffolo imbevuto di alcol: un taglio netto guarisce prima di uno sfilacciato e non trasmette malattie da una pianta all'altra.

Una volta sfilata la zolla, prima di sistemarla nel vaso nuovo, conviene osservare le radici. Quelle sane sono chiare e sode; quelle marce sono scure, molli e si staccano al tatto, e vanno eliminate. Se le radici girano in tondo attorno alla zolla, si allentano delicatamente con le dita, così da indirizzarle verso il terriccio nuovo invece di continuare a crescere su sé stesse.

Dopo il rinvaso servono poche cure ma costanti: una posizione luminosa senza sole diretto per qualche giorno, annaffiature regolari senza eccessi e nessun concime per almeno un mese, perché il terriccio fresco contiene già nutrienti e le radici appena toccate sono sensibili ai sali. Con queste attenzioni la pianta supera in fretta la fase di adattamento e riprende a crescere.