L'autunno riempie la cucina di frutti di stagione e, di conseguenza, il bidone dell'umido di scarti: le bucce coriacee delle melagrane, la scorza dura e i filamenti della zucca, i gusci e i ricci delle castagne. Sono materiali diversi tra loro, ma hanno una cosa in comune: possono tornare utili in giardino e nell'orto invece di finire nella raccolta dei rifiuti. Alcuni impieghi sono semplici e sicuri, altri vanno presi con più prudenza. Ecco sette modi per riutilizzarli, distinguendo ciò che funziona da ciò che è ancora soprattutto una tradizione.
Nel compost e nel terreno
Il primo uso, e il più solido, è il compostaggio. Tutti e tre gli scarti sono materia organica che i microrganismi del cumulo trasformano in humus. La scorza di zucca è ricca d'acqua e si decompone in fretta, come gli altri residui di cucina; le bucce di melagrana e i gusci di castagna, invece, sono duri, fibrosi e ricchi di tannini, sostanze che rallentano la decomposizione. Il trucco è sminuzzarli il più possibile prima di aggiungerli e distribuirli in strati sottili, alternati a materiale secco come foglie e rametti triturati. Messi interi e in grande quantità, i gusci di castagna possono restare riconoscibili nel compost per molti mesi.
Il secondo modo è il compostaggio in trincea, utile per chi non ha spazio per una compostiera. Si scava un solco profondo una trentina di centimetri in una zona dell'orto che resterà libera durante l'inverno, si depongono gli scarti di zucca e di melagrana tagliati a pezzi e si ricopre con la terra. Nel giro di qualche mese, grazie ai lombrichi e ai microrganismi del suolo, il materiale si decompone sul posto e arricchisce il terreno dove in primavera si pianteranno le colture più esigenti.
Il terzo impiego è il lombricompostaggio. Chi alleva lombrichi in una vermicompostiera sa che la polpa e la scorza tenera della zucca sono tra i loro cibi preferiti. Vanno date a pezzetti e in piccole quantità, per evitare che fermentino. Le bucce di melagrana sono meno gradite e conviene aggiungerle con parsimonia, ben tritate, oppure destinarle alla compostiera tradizionale. Lo stesso vale per i gusci di castagna, troppo duri per essere consumati in tempi ragionevoli. In una vermicompostiera domestica la regola generale resta quella di non esagerare con un solo tipo di scarto: i lombrichi lavorano meglio con un'alimentazione varia, equilibrata con cartone non stampato e foglie secche che assorbono l'umidità in eccesso.
Pacciamature e barriere
Il quarto uso riguarda i ricci delle castagne. Chi ha un castagneto o raccoglie castagne nel bosco si ritrova con grandi quantità di ricci vuoti, che si decompongono lentamente e possono essere usati come pacciamatura nelle aiuole di arbusti, nei viali o attorno alle piante perenni. Trattengono l'umidità, limitano la crescita delle erbe infestanti e, decomponendosi, restituiscono sostanza organica. Le spine rendono però sgradevole il lavoro a mani nude: vanno maneggiati con guanti robusti e sono sconsigliati dove giocano bambini o circolano animali domestici.
Il quinto impiego è più incerto, e va presentato come tale. Un anello di ricci di castagna attorno alle piantine dell'orto viene usato da molti come barriera contro lumache e chiocciole, sull'idea che le spine le scoraggino. È un rimedio diffuso nella tradizione, ma non ci sono prove solide che funzioni in modo affidabile: le lumache superano molti ostacoli, soprattutto quando il materiale è bagnato. Può essere un aiuto in più accanto alla raccolta manuale serale, non una protezione su cui contare. Stesso discorso per l'uso dei ricci per scoraggiare i gatti dallo scavare nelle aiuole appena seminate: spesso funziona, ma non sempre.
Macerati e semi
Il sesto modo è quello che circola di più e su cui serve maggiore cautela: il macerato di bucce di melagrana. Le bucce contengono quantità notevoli di tannini e di altri composti fenolici, e in laboratorio gli estratti di buccia di melagrana hanno mostrato attività contro alcuni funghi e batteri. Da qui nasce l'idea di usarne l'infuso come trattamento preventivo sulle piante. Il punto è che un estratto preparato in laboratorio, con concentrazioni controllate, non equivale a un macerato fatto in casa, e mancano prove che un infuso casalingo protegga davvero le colture dalle malattie. Chi vuole provarlo può farlo come esperimento, su poche piante e senza rinunciare alle buone pratiche che contano davvero: aria, distanza tra le piante, irrigazione al piede. Le bucce essiccate e sbriciolate, in ogni caso, finiscono comunque utilmente nel compost.
Il settimo uso non riguarda la buccia ma ciò che la zucca contiene: i semi. Conservarli per seminarli l'anno successivo è una pratica antica e gratuita, ma con due avvertenze. Se la zucca proviene da una varietà ibrida, spesso indicata in commercio come F1, le piante nate dai suoi semi non riprodurranno fedelmente le caratteristiche della madre. Inoltre le zucche si incrociano facilmente tra loro grazie agli insetti impollinatori: un seme di zucca coltivata vicino ad altre varietà può dare frutti inattesi. Per conservare i semi si separano dai filamenti, si lavano, si lasciano asciugare all'aria per qualche settimana in un luogo ombreggiato e ventilato e si ripongono in una busta di carta in un posto fresco e asciutto.
Cosa evitare
Qualche precauzione vale per tutti questi impieghi. Gli scarti di frutta comprata andrebbero usati preferibilmente nel compost, dove la decomposizione lascia il tempo di degradare eventuali residui di trattamenti superficiali. Le castagne bacate o ammuffite non vanno lasciate sul terreno sotto gli alberi, perché possono ospitare le larve di insetti come il balanino e le tortrici della castagna, che compiono parte del loro ciclo nel suolo: meglio raccoglierle ed eliminarle. Infine, nessun materiale di scarto sostituisce un buon terriccio o una concimazione equilibrata: bucce e ricci migliorano la struttura del suolo nel tempo, ma il loro apporto di nutrienti è modesto e lento.
Usati con questi criteri, gli scarti autunnali chiudono un piccolo ciclo: ciò che arriva in cucina dal frutteto, dal bosco e dall'orto torna al terreno e lo rende più fertile per la stagione successiva. È un modo concreto di ridurre i rifiuti e, insieme, di prendersi cura del giardino.



