La trappola della dionea si chiude solo se viene toccata due volte. Un tocco solo non basta: la pianta lo registra come un possibile allarme e aspetta. Solo al secondo stimolo le due metà della foglia scattano, in un battito di ciglia, imprigionando l'insetto. È uno dei movimenti più veloci del mondo vegetale, e dietro c'è una forma di «conteggio» studiata dai biofisici.
La dionea, Dionaea muscipula, è la più famosa delle piante carnivore. Quella che sembra una bocca piena di denti è in realtà una foglia trasformata, e capire come funziona aiuta anche a coltivarla meglio, soprattutto adesso che arriva l'inverno.
Come è fatta la trappola della dionea
Ogni trappola è formata da due lobi uniti al centro, come le valve di una conchiglia. Lungo i bordi ci sono lunghe ciglia rigide, i «denti», che quando la trappola si chiude si incrociano come le sbarre di una gabbia. Sulla superficie interna di ciascun lobo si trovano poche setole sottili e sensibili: sono loro i sensori che percepiscono il passaggio di un insetto.
Quando una setola viene piegata, la foglia genera un segnale elettrico. È questo segnale, e non il semplice peso dell'insetto, a mettere in moto la chiusura.
La dionea conta fino a cinque
Un gruppo di ricerca dell'Università di Würzburg, in Germania, guidato dal biofisico Rainer Hedrich, ha mostrato su Current Biology che la dionea tiene il conto degli stimoli. Il primo tocco segnala soltanto un possibile contatto; il secondo fa scattare la chiusura. Se la preda resta ferma, la trappola si riapre dopo circa mezza giornata.
Se invece l'insetto continua a dibattersi, i segnali aumentano. Con cinque o più stimoli si attivano i geni degli enzimi digestivi nelle ghiandole della trappola, e la pianta comincia a digerire la preda. Più contatti ci sono, più la dionea produce i canali che le servono per assorbire il sodio dalla preda. I ricercatori hanno anche osservato che la pianta conserva memoria dei contatti per almeno quattro ore.
Perché non conviene toccarla per gioco
Da questo meccanismo nasce un consiglio pratico che molti ignorano. Far scattare le trappole con un dito o con uno stecchino, per vederle chiudersi, costa alla pianta energia preziosa. Una trappola chiusa a vuoto deve riaprirsi, e ogni foglia può chiudersi e riaprirsi solo un numero limitato di volte prima di annerire e seccare. Una dionea «stuzzicata» spesso deperisce proprio per questo, non per mancanza di insetti. Il conteggio dei tocchi, del resto, esiste proprio per evitare gli sprechi: una goccia di pioggia o un filo d'erba toccano la setola una volta sola, e la trappola resta aperta.
Lo stesso vale per il cibo: non va nutrita con pezzetti di carne o di formaggio, che marciscono nella trappola. In casa e sul balcone cattura da sola quel che le serve.
La dionea in inverno
Novembre è il momento in cui molte dionee coltivate in casa cominciano ad avere un aspetto stanco: le trappole nuove sono più piccole, alcune foglie anneriscono. Non è necessariamente un segnale di malattia. La dionea è originaria di zone con inverni freschi e ha bisogno di un periodo di riposo, durante il quale rallenta la crescita.
Per questo non conviene tenerla al caldo di un soggiorno riscaldato per tutto l'inverno: un davanzale fresco e luminoso, o un balcone riparato dal gelo intenso, le permettono di riposare e di ripartire in primavera. Le foglie nere si tolgono con delicatezza, e il terriccio va tenuto umido con acqua piovana o demineralizzata, perché il calcare dell'acqua del rubinetto la danneggia.
La bocca dentata della dionea è dunque una foglia che sa contare. Lasciarla lavorare da sola, senza farla scattare per gioco, è il modo migliore per vederla catturare davvero.




