In questi giorni, nei prati aridi e nelle radure di mezza Italia, spuntano piccole rosette di foglie verdi che nessuno nota. Sono le foglie di un'orchidea che a primavera fiorirà con uno dei trucchi più raffinati del mondo vegetale: un fiore che somiglia a un'ape e ne imita perfino il profumo. È l'ofride fior d'ape, Ophrys apifera, un'orchidea spontanea diffusa in tutta l'Europa centrale e meridionale e comune nell'area mediterranea.
Non viene dai tropici, non si compra in vaso e non ha nulla a che vedere con le orchidee da appartamento. Eppure il suo fiore è così elaborato che, la prima volta che lo si vede, sembra impossibile che cresca a lato di un sentiero.
Perché l'ofride fa le foglie in autunno
Il ciclo dell'ofride segue un calendario diverso da quello di molte piante dei prati. Le sue foglie formano piccole rosette in autunno e continuano a crescere lentamente per tutto l'inverno, quando l'erba intorno è bassa e la luce arriva fino al suolo. In questo modo la pianta accumula riserve nei mesi in cui ha meno concorrenza.
La fioritura arriva in primavera: nell'Europa continentale comincia da metà aprile. A quel punto lo stelo porta pochi fiori, ciascuno con tre sepali rosati aperti a stella e, al centro, il labello, il petalo modificato che dà all'orchidea il suo aspetto inconfondibile.
Il fiore che si traveste da ape
Il labello dell'ofride è bombato, vellutato e bruno, con disegni chiari che ricordano il corpo di un'ape. Ma l'inganno non è solo visivo. I fiori emettono sostanze profumate che imitano quelle di una femmina di ape solitaria. Nel Mediterraneo il loro impollinatore è un'ape del genere Eucera, Eucera longicornis.
I maschi, attirati dal profumo e dalla forma, si posano sul fiore e tentano di accoppiarsi con il labello. È un comportamento che i botanici chiamano pseudocopulazione, cioè un falso accoppiamento. Durante questi tentativi, al corpo dell'insetto restano attaccati i pollinii, i piccoli pacchetti di polline delle orchidee, che l'ape trasporta poi sul fiore successivo.
Il dettaglio che pochi raccontano: al Nord fa da sola
C'è un aspetto curioso che le descrizioni più diffuse spesso trascurano. Nella parte settentrionale del suo areale, l'ofride fior d'ape si impollina quasi esclusivamente da sola: i pollinii si piegano e toccano lo stigma dello stesso fiore. Il travestimento da ape, così perfetto, lì serve poco. È nel Mediterraneo, dove vive l'ape che la impollina, che la strategia dell'inganno funziona davvero.
Un altro aspetto poco noto riguarda la nascita della pianta. I semi delle orchidee sono minuscoli e quasi privi di riserve, e per germogliare l'ofride dipende da funghi del suolo, soprattutto del genere Tulasnella, con cui vive in simbiosi. La germinazione può richiedere mesi o anni sotto terra. Per questo un'ofride non si trapianta in giardino: senza il suo fungo e il suo terreno, deperisce.
Perché va lasciata dov'è
Tutte le orchidee sono comprese nell'Appendice II della CITES, la convenzione internazionale che regola il commercio delle specie minacciate, e in Europa diverse popolazioni di ofride sono considerate in pericolo. Un tempo i tuberi di molte orchidee venivano raccolti per ricavarne il salep, una farina usata per bevande e dolci, e questo ha contribuito a ridurle in alcune zone.
In Italia molte regioni tutelano le orchidee spontanee e ne vietano la raccolta. L'unico modo per godersele è guardarle e fotografarle sul posto, senza strapparle né cercare di portarle a casa. Un prato non falciato troppo presto in primavera è il regalo migliore che si possa fare a queste piante.
Quelle piccole rosette di foglie che oggi passano inosservate tra l'erba di novembre, dunque, preparano un fiore che si traveste da ape. Basta tornare nello stesso prato in aprile per vedere il risultato.




