Quando l'ultimo fiore si stacca dallo stelo, molte orchidee finiscono in un angolo della casa, dimenticate, o direttamente nel bidone. È un peccato, perché la Phalaenopsis, l'orchidea più diffusa negli appartamenti italiani, è una pianta longeva che può rifiorire ogni anno. La fine della fioritura non è un segnale di declino ma l'inizio di una fase diversa, in cui la pianta ricostruisce radici e foglie per preparare i fiori successivi. Quello che si fa nei mesi autunnali e invernali decide se in primavera comparirà un nuovo stelo.
La Phalaenopsis è un'epifita: in natura, nelle foreste tropicali del Sud-est asiatico, non cresce nella terra ma aggrappata ai tronchi degli alberi, con le radici esposte all'aria, alla pioggia e all'umidità. Da qui derivano quasi tutte le sue esigenze in vaso: un substrato arieggiato, molta luce ma niente sole diretto, acqua abbondante ma che non ristagni mai.
Che cosa fare con lo stelo sfiorito
La prima decisione riguarda lo stelo fiorale. Se è diventato giallo o marrone e secco, va tagliato alla base, con forbici pulite e disinfettate: non produrrà più nulla e la pianta ha già smesso di nutrirlo. Se invece è ancora verde, ci sono due possibilità. Si può accorciarlo appena sopra il secondo o terzo nodo partendo dal basso, quelle piccole sporgenze ricoperte da una brattea secca lungo lo stelo: da uno di questi nodi, a volte, spunta una ramificazione con nuovi fiori nel giro di qualche mese. Oppure si può tagliarlo alla base, lasciando che la pianta concentri le energie su radici e foglie e produca, più avanti, uno stelo nuovo e generalmente più robusto. La prima strada dà una fioritura più rapida ma spesso meno ricca; la seconda è preferibile per le piante giovani o indebolite, con poche foglie o radici rovinate.
Rinvaso, acqua e concime nei mesi di riposo
Il periodo subito dopo la fioritura è anche il momento giusto per controllare le radici, perché un rinvaso fatto con i fiori aperti spesso li fa cadere. Le orchidee si vendono quasi sempre in vasi di plastica trasparente, che permettono di osservarle. Le radici sane sono sode, verdi argentate quando sono asciutte e verde brillante quando sono bagnate. Quelle marce sono molli, scure e svuotate; quelle secche sono cave e fragili. Se le radici sono in gran parte rovinate, il substrato si è decomposto o la pianta ha ormai due o tre anni di vaso, conviene rinvasare.
Si estrae la pianta, si elimina il vecchio substrato con delicatezza e si tagliano con forbici disinfettate le radici morte, lasciando quelle sane. Il nuovo vaso, di nuovo trasparente e con buoni fori di drenaggio, deve essere appena più grande del precedente, o anche della stessa misura se le radici sono state ridotte. Il substrato giusto è a base di corteccia di pino in pezzi di media pezzatura, eventualmente con un po' di sfagno: il normale terriccio universale va evitato, perché soffoca le radici e le fa marcire. Dopo il rinvaso si attende qualche giorno prima di annaffiare, per dare il tempo alle piccole ferite di cicatrizzare.
L'irrigazione è il punto in cui si sbaglia di più. La Phalaenopsis non vuole acqua a intervalli fissi ma quando le radici, attraverso il vaso trasparente, sono tornate argentate e il substrato è asciutto. Il metodo più semplice è l'immersione: si mette il vaso in una bacinella d'acqua a temperatura ambiente per una decina di minuti, poi lo si lascia sgocciolare bene. In autunno e in inverno, con temperature più basse, gli intervalli si allungano e, a seconda della casa, si può arrivare a una volta ogni dieci giorni o anche di più. L'acqua non deve mai restare nel cuore della pianta, al centro della rosetta di foglie, perché favorisce il marciume del colletto: se capita, la si asciuga con un pezzo di carta da cucina. L'acqua molto calcarea, a lungo andare, lascia depositi sul substrato e sulle radici; dove il calcare è elevato si può usare acqua piovana o oligominerale.
Il concime, specifico per orchidee e molto diluito, si somministra con l'acqua d'irrigazione più o meno una volta su due o tre nella stagione di crescita, riducendolo durante l'inverno. Un eccesso di sali brucia le punte delle radici, quindi è sempre meglio diluire più del necessario che il contrario.
Luce e sbalzo termico: lo stimolo per i nuovi fiori
La luce è il fattore che più spesso impedisce la rifioritura. La Phalaenopsis vive bene vicino a una finestra luminosa, esposta a est o a ovest, oppure a sud ma schermata da una tenda leggera, perché il sole diretto attraverso il vetro scotta le foglie lasciando chiazze chiare e secche. Una pianta tenuta troppo al buio sopravvive anche per anni, con foglie verde scuro e lunghe, ma raramente fiorisce. Foglie di un verde medio, brillante, indicano invece una luce corretta. Anche termosifoni e correnti d'aria calda vanno tenuti a distanza, perché seccano l'aria e fanno appassire i boccioli prima che si aprano.
Lo stimolo decisivo per la formazione dello stelo, però, è un altro: la differenza di temperatura tra il giorno e la notte. In natura, con l'arrivo della stagione più fresca, le notti si raffreddano, e la pianta interpreta questo cambiamento come il segnale per fiorire. In casa si può riprodurre spostando l'orchidea, in autunno, in una stanza dove di notte la temperatura scende di qualche grado rispetto al giorno, restando comunque sopra i 15 gradi. Per alcune settimane, uno sbalzo di circa cinque o sei gradi è spesso sufficiente a far comparire, alla base delle foglie, un piccolo stelo verde con la punta arrotondata, diverso dalle radici aeree che hanno invece la punta più appiattita e argentea.
Quando lo stelo compare non bisogna più spostare la pianta né ruotarla, perché i boccioli si orientano verso la luce e un cambio di posizione può farli crescere storti o farli cadere. Lo stelo va sostenuto con un tutore sottile e una piccola clip, man mano che si allunga, senza forzarlo. Dalla comparsa del germoglio all'apertura dei primi fiori passano di solito due o tre mesi: una pianta stimolata in autunno ha buone probabilità di essere di nuovo in fiore tra la fine dell'inverno e la primavera.
Non tutte le orchidee rispondono subito. Una pianta appena acquistata, cresciuta in serra con luce e nutrimento controllati, a volte salta un anno per adattarsi alla casa. In questo caso l'unico segnale da osservare è la crescita: se compaiono nuove foglie e nuove radici sane, la pianta sta bene e la fioritura arriverà.




