Quando le giornate si accorciano e i balconi si svuotano, il ciclamino è una delle poche piante che entra in casa con i fiori già aperti. Poi, quasi sempre, arriva la delusione: le foglie ingialliscono, i fiori si afflosciano sugli steli, il tubero marcisce. Molti lo considerano una pianta usa e getta, ma non lo è affatto. Il ciclamino da appartamento, il Cyclamen persicum, può vivere molti anni e tornare a fiorire ogni autunno, a patto di capire che cosa gli serve davvero e, soprattutto, che cosa lo fa soffrire.
Il punto di partenza è la sua origine. Il ciclamino nasce nelle zone collinari del Mediterraneo orientale, dove cresce all'ombra di rocce e arbusti, fiorisce nella stagione fresca e piovosa e trascorre l'estate in riposo, protetto sotto terra dal suo tubero. Tutto quello che si fa in casa dovrebbe imitare questo ritmo: fresco e luce durante la fioritura, quasi completo riposo durante il caldo.
Luce, temperatura e il nemico termosifone
L'errore più comune è trattarlo come una pianta da salotto riscaldato. Il ciclamino ama temperature comprese tra i 10 e i 18 gradi; sopra i 20 gradi la fioritura si accorcia sensibilmente, le foglie perdono turgore e i boccioli rimasti chiusi seccano prima di aprirsi. La posizione ideale è quindi una stanza poco riscaldata, un ingresso luminoso, il davanzale interno di una camera da letto o una veranda chiusa. Il termosifone, le stufe e le correnti d'aria calda di condizionatori e camini vanno tenuti lontani: anche a un metro di distanza l'aria secca e calda accelera l'appassimento.
La luce deve essere abbondante ma filtrata. Una finestra esposta a est o a ovest va benissimo, mentre il sole diretto delle ore centrali dietro un vetro, anche in autunno, può scottare le foglie. In una stanza troppo buia, invece, gli steli si allungano, diventano molli e i fiori si piegano verso la fonte di luce. Chi non dispone di una stanza fresca può portare il vaso all'esterno di notte, su un davanzale riparato, nelle settimane in cui le minime restano sopra i 5 gradi: è un'abitudine che allunga di molto la durata dei fiori. Il gelo, invece, va evitato.
Annaffiare dal basso e pulire con il gesto giusto
Il secondo nemico del ciclamino è l'acqua versata nel posto sbagliato. Il tubero, quella specie di patata appiattita da cui partono foglie e fiori, marcisce facilmente se resta bagnato, soprattutto al centro, dove si formano i nuovi boccioli. Per questo il metodo più sicuro è l'irrigazione per immersione: si mette il vaso in un sottovaso o in una bacinella con qualche centimetro d'acqua a temperatura ambiente, lo si lascia assorbire per circa un quarto d'ora e poi si elimina tutta l'acqua rimasta. Il terriccio deve inumidirsi in modo uniforme senza che il colletto della pianta venga mai bagnato.
La frequenza dipende dalla stanza, dalla dimensione del vaso e dal terriccio, quindi è meglio regolarsi al tatto che con un calendario fisso. Si annaffia quando la superficie è asciutta e il vaso, sollevato, risulta più leggero. L'eccesso è comunque più pericoloso della carenza.
Durante la fioritura conviene somministrare ogni due settimane un concime liquido per piante fiorite, ricco di potassio, diluito anche più di quanto indicato in etichetta. Altrettanto importante è la pulizia. I fiori appassiti e le foglie gialle non vanno tagliati con le forbici, perché il moncone lasciato sul tubero diventa un punto d'ingresso per la muffa grigia. Si afferra lo stelo alla base, lo si ruota con delicatezza e lo si tira con un colpo deciso: si stacca di netto dal tubero, senza residui. È un gesto che va ripetuto spesso, perché stimola la formazione di nuovi boccioli e mantiene la pianta sana.
Il riposo estivo e il risveglio in autunno
A fine inverno o in primavera, a seconda di quanto è stata fresca la casa, la fioritura rallenta, le foglie cominciano a ingiallire una dopo l'altra e la pianta sembra morire. In realtà sta semplicemente entrando nel suo riposo. È qui che quasi tutti gettano il vaso, ed è qui invece che si decide la fioritura del prossimo autunno.
Quando l'ingiallimento comincia, si riducono gradualmente le annaffiature e si sospende il concime. Le foglie secche si eliminano con lo stesso gesto di torsione usato per i fiori. Una volta che la parte aerea è scomparsa del tutto, il vaso va messo in un luogo ombreggiato e fresco, al riparo dalla pioggia: un angolo del balcone esposto a nord, una cantina luminosa, un ripostiglio con una finestra. Il terriccio deve restare quasi asciutto per tutta l'estate; qualcuno lo bagna appena ogni tanto per evitare che il tubero si disidrati del tutto, ma senza mai inzupparlo.
Verso la fine dell'estate, tra agosto e settembre, compaiono le prime piccole foglie arrotolate sulla sommità del tubero. È il segnale del risveglio e il momento migliore per il rinvaso. Si sceglie un vaso appena più largo del precedente, perché il ciclamino fiorisce meglio con le radici un po' strette, con un buon strato di argilla espansa sul fondo per il drenaggio. Il terriccio ideale è un universale di qualità alleggerito con una parte di perlite o di sabbia grossolana. Il tubero va interrato per metà o per due terzi, lasciando la parte superiore scoperta: sepolto completamente, rischia di marcire proprio nel punto da cui nascono i boccioli.
Dopo il rinvaso si riprende ad annaffiare con moderazione, sempre dal basso, aumentando la quantità a mano a mano che le foglie si moltiplicano. Il vaso resta all'aperto, in posizione luminosa ma non assolata, finché le notti sono miti: il fresco di settembre e ottobre è proprio lo stimolo che spinge la pianta a formare i boccioli. Quando compaiono i primi steli fiorali si ricomincia con il concime e, all'arrivo delle prime notti vicine ai 5 gradi, si riporta il ciclamino in casa, nella stanza più fresca e luminosa.
Un ciclamino che ha superato la prima estate diventa di solito più robusto di anno in anno: il tubero si ingrossa e produce più foglie e più fiori. Non sempre la seconda fioritura è abbondante come quella della pianta acquistata in vivaio, cresciuta in serra con condizioni controllate, ma con il passare delle stagioni la pianta si adatta alla casa. La regola resta una sola: poco calore, poca acqua al centro, molta pazienza durante il riposo. Chi la rispetta si ritrova ogni autunno con un vaso che si riempie di farfalle bianche, rosa o fucsia proprio quando il giardino va a dormire.




