Il rosmarino è forse l'aromatica più generosa che si possa tenere sul balcone: profuma, fiorisce, si raccoglie tutto l'anno e in cucina finisce sull'arrosto, sulle patate, nella focaccia. Eppure è anche una delle piante che più spesso si spogliano durante l'inverno, con i rami che diventano legnosi, le foglie che ingialliscono dal basso e la chioma che si apre lasciando vedere il fusto. Quasi mai la colpa è del freddo. Molto più spesso il problema è l'acqua, il vaso sbagliato o una potatura che non è mai stata fatta.
Il rosmarino, oggi classificato dai botanici come Salvia rosmarinus, è un arbusto della macchia mediterranea. In natura cresce su suoli poveri, sassosi e asciutti, sotto un sole pieno e battuto dal vento. Sopporta bene il freddo secco e qualche grado sotto lo zero, mentre soffre moltissimo i ristagni d'acqua. Tenerlo folto in vaso significa ricreare, per quanto possibile, quelle condizioni.
Vaso, terriccio e posizione
La scelta del contenitore conta più di quanto si pensi. Il vaso di terracotta è il più adatto, perché è poroso, lascia traspirare il terriccio e lo fa asciugare più rapidamente della plastica. Deve avere fori di drenaggio ampi e un diametro proporzionato alla pianta: per un rosmarino acquistato in vivaio è ragionevole partire da un vaso di 25-30 centimetri, per poi salire gradualmente con i rinvasi. Un contenitore troppo grande trattiene acqua che le radici non riescono ad assorbire, e quel terriccio sempre umido è la prima causa di marciumi.
Sul fondo va sistemato uno strato di argilla espansa o di cocci. Il terriccio ideale è un universale mescolato con sabbia grossolana o pomice, in modo da ottenere un substrato leggero e drenante; i terricci per cactacee e piante grasse, pronti in commercio, sono un'alternativa comoda. Il sottovaso, se c'è, va svuotato sempre dopo la pioggia o le annaffiature.
La posizione deve essere la più soleggiata disponibile: almeno sei ore di sole diretto al giorno, ideale un'esposizione a sud o a ovest. In ombra il rosmarino cresce allungato, con rami esili e foglie distanziate, e perde gran parte del suo aroma. D'inverno può restare all'aperto nella maggior parte delle zone d'Italia; dove le gelate sono frequenti e prolungate conviene spostarlo contro un muro esposto a sud, sotto una tettoia o in un angolo riparato dal vento di tramontana, che danneggia la chioma più del freddo in sé. In casa, invece, non sta bene: il caldo secco dei riscaldamenti e la poca luce lo indeboliscono rapidamente.
Acqua e concime: meno è meglio
D'estate il rosmarino in vaso va annaffiato quando il terriccio è asciutto per qualche centimetro di profondità, con un'irrigazione abbondante che bagni tutta la zolla e lasci uscire l'acqua dai fori. In autunno e in inverno, invece, le annaffiature vanno ridotte drasticamente: con le piogge, l'umidità e le temperature basse, spesso basta intervenire ogni due o tre settimane, e solo se il terriccio è davvero secco. Il segnale tipico dell'eccesso d'acqua sono gli aghi che ingialliscono e cadono partendo dalla base dei rami, mentre la pianta assetata mostra punte molli e foglie che si arricciano. Tra i due errori, il rosmarino perdona molto più facilmente la sete.
Anche il concime va dosato con prudenza. Un terreno troppo ricco, soprattutto di azoto, produce germogli molli, verdi chiari e poco profumati, più esposti a parassiti e malattie. In vaso basta una leggera concimazione in primavera, all'inizio della ripresa vegetativa, con un fertilizzante organico o a lenta cessione; da settembre in poi si sospende del tutto, perché la pianta deve indurire i rami prima dell'inverno.
La potatura che fa la differenza
Il vero segreto di un rosmarino compatto è la cimatura regolare. Ogni ramo che viene accorciato reagisce emettendo nuovi germogli laterali appena sotto il taglio, e la chioma si infittisce. Il modo più semplice è usare la pianta: ogni volta che serve rosmarino in cucina, invece di strappare qualche foglia qua e là, conviene tagliare le punte dei rametti più lunghi, sempre sopra un nodo con foglie verdi. Raccolta e potatura diventano così la stessa cosa.
A questa manutenzione continua si aggiunge un intervento più deciso, da fare dopo la fioritura primaverile o comunque all'inizio dell'estate. Si accorciano i rami di circa un terzo, dando alla pianta una forma arrotondata, e si eliminano quelli secchi o che si incrociano al centro. La regola fondamentale è non tagliare mai nel legno vecchio e spoglio: il rosmarino fatica molto a ricacciare dalle parti legnose senza foglie, e un taglio troppo profondo può lasciare monconi nudi per sempre. Meglio potature leggere e frequenti che un intervento drastico una volta ogni tanto.
In autunno, invece, le potature importanti vanno evitate. I tagli stimolano nuovi germogli teneri che non farebbero in tempo a lignificare prima del freddo e verrebbero danneggiati dalle prime gelate. Ci si limita alla raccolta per la cucina e a togliere qualche ramo secco.
Ogni due o tre anni, in primavera, il rosmarino in vaso va rinvasato in un contenitore appena più grande, oppure, se si vuole mantenere la stessa misura, si può rinfrescare la zolla sostituendo una parte del terriccio superficiale. Una pianta che vive per anni nello stesso terriccio esausto tende a spogliarsi nella parte bassa.
Chi vuole avere sempre una pianta giovane e folta può inoltre ricorrere alle talee. Tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno si prelevano rametti semilegnosi di una decina di centimetri, si tolgono le foglie dalla metà inferiore e si interrano in un vasetto con terriccio e sabbia, da tenere umido ma non bagnato, in una posizione luminosa e riparata. Nel giro di qualche settimana radicano e in primavera sono pronte per il trapianto: un modo semplice per sostituire un esemplare diventato troppo legnoso.
Con sole pieno, un vaso che drena, poche annaffiature e tagli frequenti sulle punte, il rosmarino affronta l'inverno senza perdere la chioma. E tra la fine dell'inverno e la primavera ricambia anche con i suoi piccoli fiori azzurri, preziosi per le api nei mesi in cui le altre fioriture scarseggiano.




