Chi coltiva una phalaenopsis, l'orchidea più diffusa nelle case italiane, prima o poi nota che alcune radici escono dal vaso. Si allungano nell'aria, si arrampicano sul bordo, a volte scendono verso il sottovaso o puntano in direzioni del tutto imprevedibili. La prima reazione è spesso di preoccupazione, seguita dalla tentazione di tagliarle o di spingerle a forza dentro il substrato. Nella maggior parte dei casi non c'è nulla da correggere: queste radici fanno parte della natura della pianta. Ci sono però situazioni in cui la loro comparsa segnala un problema, e saperle distinguere permette di intervenire solo quando serve.
Perché le orchidee hanno radici aeree
La phalaenopsis, come molte orchidee coltivate in casa, è in natura una pianta epifita. Nelle foreste tropicali del Sud-est asiatico cresce aggrappata ai tronchi e ai rami degli alberi, senza affondare le radici nel terreno. Le sue radici servono ad ancorarla alla corteccia e ad assorbire l'acqua della pioggia, l'umidità dell'aria e le sostanze nutritive dilavate lungo i tronchi.
Per svolgere questo compito sono rivestite da un tessuto spugnoso chiamato velamen, formato da cellule morte che assorbono rapidamente l'acqua e la trattengono. È il velamen a dare alle radici il loro colore caratteristico: argentato o grigio-verde quando sono asciutte, verde brillante quando sono bagnate. Al di sotto del velamen le radici contengono clorofilla e partecipano, in parte, alla fotosintesi. Per questo le phalaenopsis vengono vendute spesso in vasi trasparenti.
Le radici che escono dal vaso sono quindi un comportamento naturale. La pianta continua a produrne di nuove nel corso della sua vita, e non tutte si dirigono verso il substrato: alcune crescono nell'aria, esattamente come farebbero su un albero.
Quando è tutto normale
Una radice aerea sana è soda al tatto, cilindrica, di colore argentato o verde. La punta in crescita è spesso verde chiaro o leggermente rossastra, lucida, e va maneggiata con cura perché è delicata e si spezza facilmente. Se le radici esterne hanno questo aspetto, la pianta produce foglie nuove, ben turgide, e quelle visibili attraverso il vaso trasparente sono altrettanto sane, non c'è alcun motivo di intervenire.
In questi casi l'errore più comune è proprio il taglio. Eliminare radici aeree sane priva la pianta di una parte del suo apparato di assorbimento e apre ferite che possono diventare punti d'ingresso per i marciumi. Anche infilarle a forza nel vaso è sconsigliabile: sono rigide e si spezzano, e una radice cresciuta all'aria non sempre si adatta bene a vivere sepolta in un substrato umido.
Le radici aeree si possono semplicemente lasciare dove sono. Al momento dell'annaffiatura, se si bagna la pianta per immersione, si può approfittarne per inumidirle o nebulizzarle leggermente, senza lasciare ristagni d'acqua fra le foglie.
Quando bisogna intervenire
Ci sono però segnali che indicano un problema. Il primo riguarda il numero e la direzione delle radici: se quasi tutte escono dal vaso, mentre all'interno se ne vedono poche, oppure se quelle interne appaiono scure e schiacciate, è possibile che il substrato si sia deteriorato. La corteccia di pino, il materiale più usato per le orchidee, con il tempo si decompone, diventa fine e compatta, trattiene troppa acqua e non lascia più circolare l'aria. Le radici all'interno soffocano e marciscono, mentre la pianta continua a produrne di nuove all'esterno, dove trova le condizioni che le servono.
Il secondo segnale è l'aspetto delle radici. Radici marroni, molli, appiattite o vuote, che si svuotano sotto la pressione delle dita lasciando solo il filamento centrale, sono morte o in via di marcire. Radici secche, rinsecchite e sottili come carta indicano invece una carenza d'acqua prolungata.
Il terzo segnale riguarda la stabilità della pianta. Se l'orchidea traballa nel vaso, si inclina o si sfila facilmente, significa che le radici all'interno non riescono più ad ancorarla.
Anche lo spazio conta. Una phalaenopsis cresciuta molto, con un vaso ormai pieno di radici che si spingono le une contro le altre fino a sollevare la pianta, ha semplicemente bisogno di un contenitore un po' più ampio. In questo caso le radici esterne non indicano una sofferenza, ma una pianta che ha esaurito lo spazio a disposizione e che, al momento opportuno, va accompagnata in un vaso di misura leggermente superiore.
Infine conta il tempo trascorso dall'ultimo rinvaso. In genere si consiglia di rinnovare il substrato ogni due o tre anni, anche quando la pianta sembra in salute, proprio perché la corteccia perde struttura.
Come rinvasare
Il momento migliore per il rinvaso è dopo la fioritura, quando la pianta inizia una nuova fase di crescita vegetativa. Si estrae l'orchidea dal vaso con delicatezza, eventualmente tagliando il vaso di plastica se le radici sono attaccate alle pareti, e si elimina tutto il vecchio substrato.
Si controllano poi le radici una per una. Quelle sane, sode e chiare si conservano. Quelle marce, molli o vuote si tagliano con forbici pulite e disinfettate, fino al tessuto sano. Il nuovo vaso deve avere fori di drenaggio abbondanti e non essere molto più grande del precedente: la phalaenopsis preferisce un vaso proporzionato alle radici. Si sistemano le radici all'interno, comprese quelle aeree che si lasciano piegare senza rompersi, e si riempie con corteccia per orchidee nuova, scuotendo leggermente il vaso perché si distribuisca tra le radici senza pressarla. Le radici troppo rigide possono restare all'esterno.
Dopo il rinvaso è consigliabile aspettare qualche giorno prima di bagnare, in modo che eventuali piccole ferite si asciughino.
L'annaffiatura giusta
Gran parte dei problemi alle radici delle orchidee dipende da come si annaffia. Il metodo più semplice consiste nell'immergere il vaso in acqua a temperatura ambiente per un tempo breve, in genere una decina di minuti, lasciando poi sgocciolare bene. Si ripete quando le radici visibili attraverso il vaso sono tornate argentate e il substrato è asciutto. L'acqua non deve mai ristagnare nel sottovaso né al centro della rosetta di foglie, dove può provocare marciumi del colletto. Con questa attenzione, le radici che escono dal vaso restano quello che sono quasi sempre: il segno di una pianta che cresce.




