Due molecole sintetiche possono aiutare le piante a perdere meno acqua, facendo chiudere i piccoli pori delle foglie. Le ha individuate uno studio internazionale pubblicato sulla rivista Nature Communications, a cui ha contribuito l'Università Statale di Milano, che ne ha dato notizia nell'agosto 2026. Nella pianta usata negli esperimenti, i trattamenti hanno aumentato molto la sopravvivenza alla siccità.

Si tratta di ricerca di base, non di un prodotto da comprare. Ma la scoperta dice molto su come le piante gestiscono l'acqua, un tema che riguarda chiunque abbia un orto o un balcone d'estate.

Che cosa sono gli stomi

Gli stomi sono minuscole aperture sulla superficie delle foglie, invisibili a occhio nudo. Ognuno è circondato da due cellule a forma di fagiolo, che si gonfiano o si sgonfiano per aprire o chiudere il poro. Attraverso gli stomi la pianta fa entrare l'anidride carbonica che le serve per crescere, ma allo stesso tempo perde acqua sotto forma di vapore. Questa perdita si chiama traspirazione.

Per la pianta è un equilibrio delicato: con gli stomi aperti respira e cresce, ma consuma acqua; con gli stomi chiusi risparmia acqua, ma rallenta la crescita.

Perché la pianta chiude gli stomi quando ha sete

Quando il terreno si asciuga e l'acqua scarseggia, la pianta reagisce chiudendo gli stomi per non disidratarsi. Il segnale più conosciuto di questa risposta è un ormone vegetale chiamato acido abscissico, indicato con la sigla ABA. Quando la pianta è sotto stress per la siccità, l'ABA aumenta e fa chiudere i pori delle foglie.

La chiusura degli stomi, però, ha un costo. Con i pori chiusi entra meno anidride carbonica, e la pianta produce meno zuccheri con la fotosintesi: per questo una pianta che soffre la sete a lungo cresce meno. È il problema che lo studio cerca di aggirare, come promette il titolo: risparmiare acqua senza rinunciare alla crescita.

È per questo che le foglie di una pianta assetata, in una giornata calda, possono apparire ferme e un po' afflosciate: la pianta ha ridotto al minimo gli scambi con l'esterno per conservare l'acqua che le resta.

Una strada diversa: il calcio

La novità dello studio sta nel modo in cui agiscono le due molecole. La chiusura degli stomi che provocano non passa per la via classica dell'ABA, ma per un aumento prolungato del calcio dentro le cellule. Il calcio, all'interno delle cellule vegetali, funziona come un messaggero che trasmette i segnali.

Lo studio suggerisce che anche il canale KAT1, una struttura che regola il passaggio di sostanze attraverso la membrana delle cellule, partecipi alla trasmissione di questi segnali. Capire questi meccanismi aiuta a conoscere meglio come le piante controllano la loro perdita d'acqua.

I risultati su Arabidopsis

Gli esperimenti sono stati condotti su Arabidopsis thaliana, una piccola pianta della stessa famiglia del cavolo, che i botanici usano da decenni come modello negli studi di laboratorio. Nelle piante trattate con le due molecole, la sopravvivenza alla siccità è aumentata molto rispetto alle piante non trattate.

Il risultato è promettente, ma resta un risultato di laboratorio su una pianta modello. Non esiste un prodotto a base di queste molecole da usare in giardino, e non ci sono indicazioni su come impiegarle. La ricerca serve a capire, e sarà il lavoro dei prossimi anni a dire se e come queste conoscenze potranno essere applicate.

Le due molecole studiate con la Statale di Milano non arriveranno domani sul balcone. Ma spiegano un gesto che le piante fanno ogni giorno d'estate, quando chiudono i loro pori per non perdere l'acqua che serve a sopravvivere.