La kalanchoe comprata in fiore spesso non rifiorisce più. La ragione non è il concime né il vaso, ma la luce: la kalanchoe forma i boccioli solo quando le notti diventano lunghe, e in casa le lampade accese la sera le tolgono proprio quel buio.

La Kalanchoe blossfeldiana, la specie più venduta come pianta da fiore, è una pianta brevidiurna, cioè una pianta che fiorisce quando le giornate si accorciano. Una scheda di coltivazione dell'Università statale della Carolina del Nord indica che la maggior parte delle sue varietà ha bisogno di un periodo di buio di circa 13 ore per far partire i fiori.

Quanto buio serve alla kalanchoe

Non basta una notte. Nelle prove descritte dalla stessa scheda, il numero di fiori della kalanchoe cresceva con il numero di giornate corte, fino ad almeno otto settimane, e le prime sei settimane del ciclo dovevano essere a giorno corto. Il buio deve essere continuo: proprio in quelle prove, le piante madri venivano tenute senza fiori accendendo una luce debole per quattro ore nel cuore della notte. È lo stesso effetto di un lampadario acceso in soggiorno fino a tardi.

In pratica, da novembre la kalanchoe si sistema in una stanza poco usata la sera, oppure ogni pomeriggio verso le 18 la si copre con una scatola di cartone o la si sposta in un armadio, per rimetterla alla luce la mattina dopo. Di giorno ha bisogno di una finestra luminosa. Si annaffia poco, solo quando il terriccio è asciutto, perché è una pianta grassa. Dopo sei-otto settimane compaiono i boccioli, e a quel punto la kalanchoe può tornare al suo posto.

La kalanchoe non è difficile da far rifiorire: ha solo bisogno di una notte lunga e senza interruzioni, come quella che troverebbe all'aperto in inverno.

Una nota sulla tossicità: la kalanchoe è tossica per cani e gatti, e il Dipartimento dell'agricoltura dello Stato di Victoria, in Australia, la include tra le piante pericolose per i gatti. Foglie e fiori non vanno lasciati alla portata di animali e bambini, e dopo la potatura conviene lavarsi le mani. In caso di ingestione si chiama subito il Centro antiveleni senza aspettare i sintomi; se a mangiarla è un animale, il veterinario.