Lo spatifillo è una delle piante d'appartamento più diffuse: cresce bene anche con poca luce, segnala la sete afflosciando le foglie e produce quelle caratteristiche vele bianche che lo hanno reso popolare con il nome di giglio della pace. Proprio perché sta in tante case, spesso a portata di bambini e animali, conviene sapere che è una pianta tossica. Il suo meccanismo d'azione è particolare: non agisce tanto come un veleno assorbito dall'organismo, quanto come un irritante meccanico che colpisce subito bocca e gola.

Una pianta della famiglia delle Aracee

Lo spatifillo appartiene al genere Spathiphyllum, nella famiglia delle Araceae, la stessa di molte altre piante da interno molto comuni. Il nome popolare trae in inganno: non ha nulla a che vedere con i veri gigli del genere Lilium, che appartengono a una famiglia diversa. Anche l'aspetto del fiore è ingannevole. La parte bianca che tutti chiamano fiore è in realtà una spata, cioè una brattea, una foglia modificata che avvolge e mette in evidenza l'infiorescenza. I fiori veri sono minuscoli e stanno raccolti sullo spadice, la spiga carnosa e chiara che si alza al centro della spata.

Questa distinzione botanica ha un risvolto pratico importante per chi ha un gatto. I veri gigli sono estremamente pericolosi per i gatti: anche quantità minime di foglie, petali, polline o dell'acqua del vaso possono provocare un danno renale grave. Lo spatifillo, nonostante il nome, non condivide questo rischio. Ciò non significa che sia innocuo per il gatto, ma che il tipo di pericolo è diverso e, nella grande maggioranza dei casi, molto meno grave.

Come agiscono i cristalli di ossalato di calcio

Il responsabile degli effetti è l'ossalato di calcio insolubile, presente nei tessuti della pianta sotto forma di cristalli sottilissimi e appuntiti, chiamati rafidi. Questi aghi microscopici sono contenuti in cellule specializzate, gli idioblasti. Quando una foglia o un fusto vengono morsi o masticati, le cellule si rompono e i cristalli vengono espulsi con forza, quasi sparati, conficcandosi nelle mucose della bocca, della lingua e della gola.

L'effetto è immediato: bruciore intenso e dolore in bocca, salivazione abbondante, gonfiore delle labbra e della lingua, difficoltà a deglutire e talvolta vomito. Proprio perché il dolore arriva subito, chi assaggia la pianta di solito smette dopo il primo morso, e questo limita la quantità ingerita. Per questa ragione i casi gravi sono rari. Il punto critico è il gonfiore: se interessa la lingua o la gola può ostacolare la deglutizione e, nei casi più seri, il respiro. Nei bambini piccoli, che hanno vie aeree strette e non sempre sanno spiegare che cosa sentono, il gonfiore va sempre fatto valutare da un medico, anche quando sembra modesto.

Vale la pena chiarire un equivoco frequente. Si sente spesso parlare di ossalati a proposito di spinaci, bietole e altre verdure, nel contesto dell'alimentazione e dei calcoli renali. Si tratta di una questione diversa: lì si parla di ossalati alimentari e del loro effetto sull'assorbimento dei minerali o sulla formazione di calcoli, mentre i rafidi delle Aracee sono una questione di tossicità acuta, legata all'azione meccanica e irritante dei cristalli sulle mucose. Il fatto che si mangino gli spinaci non rende lo spatifillo meno pericoloso da masticare.

Cani, gatti e contatto con la pelle

Cani e gatti sono i più esposti, soprattutto i cuccioli e i gatti che amano mordicchiare le foglie. I segni tipici compaiono subito: salivazione abbondante, a volte con bava schiumosa, l'animale che scuote la testa, si porta le zampe alla bocca, si lamenta, rifiuta il cibo o vomita. Anche negli animali il dolore immediato tende a scoraggiare un'ingestione abbondante, ma un gonfiore della bocca o della gola richiede comunque attenzione.

Non serve mangiare la pianta per avere fastidi. La linfa che esce da foglie e fusti tagliati può irritare la pelle, soprattutto se sensibile, e diventa un problema serio se si porta le mani agli occhi, dove i cristalli possono causare dolore e arrossamento. Quando si pota, si tolgono le foglie secche, si divide la pianta o la si rinvasa, è buona abitudine indossare guanti, evitare di toccarsi il viso e lavarsi le mani alla fine.

Altre piante con lo stesso meccanismo e dove tenerle

Lo spatifillo non è un caso isolato. Lo stesso meccanismo basato sui rafidi di ossalato di calcio si ritrova in molte altre Aracee coltivate in casa, tra cui il pothos, il filodendro e la monstera. Tra queste la più seria è la dieffenbachia, nota per la capacità di provocare un gonfiore della bocca e della lingua particolarmente marcato, tanto da rendere difficile parlare. Chi possiede più piante di questa famiglia dovrebbe applicare a tutte le stesse precauzioni.

Il modo più efficace per prevenire incidenti è scegliere bene la posizione. Lo spatifillo gradisce luce indiretta, terriccio umido ma non fradicio e lontananza dalle correnti fredde, e queste esigenze si conciliano facilmente con la sicurezza. Alcuni accorgimenti utili:

  • sistemare la pianta su mensole, mobili alti o supporti fuori dalla portata dei bambini che gattonano;
  • con i gatti, preferire stanze in cui non entrano, perché un ripiano alto per loro non è un ostacolo;
  • raccogliere subito le foglie cadute o tagliate, che sono le più facili da mordicchiare;
  • non lasciare a terra il vaso durante il rinvaso o la pulizia;
  • offrire al gatto alternative sicure da masticare, come l'erba gatta.

Insegnare ai bambini più grandi che le piante di casa non si mettono in bocca completa la prevenzione, insieme a un'attenzione particolare nei primi tempi in cui un cucciolo o un gattino arriva in casa e tende a esplorare tutto con i denti.

Una nota sulla tossicità: se un bambino o un adulto mastica o ingerisce parti di spatifillo, sciacquare la bocca con acqua senza aspettare la comparsa dei sintomi, non provocare il vomito e contattare un Centro antiveleni o il pronto soccorso, portando il nome della pianta o una sua foto; un gonfiore di lingua o gola, o una difficoltà a respirare, richiedono il pronto soccorso immediato. Se a mordere la pianta è un cane o un gatto, chiamare subito il veterinario.