Un piccolo muschio del deserto cinese è stato definito dagli scienziati la pianta del deserto più resistente scoperta finora. Si chiama Syntrichia caninervis e cresce nel deserto del Gurbantunggut, nello Xinjiang, nel nord-ovest della Cina. In laboratorio sopporta la disidratazione di oltre il 98% delle cellule, il congelamento rapido a -196 gradi e radiazioni gamma intense. Il risultato è stato presentato a Urumqi nell'ottobre 2026, fra quelli della Terza spedizione scientifica nello Xinjiang.

Che cosa sopporta il muschio del deserto

Le prove a cui è stato sottoposto questo muschio sono estreme. La prima è la perdita d'acqua: oltre il 98% delle sue cellule può disidratarsi senza che la pianta muoia. Per un organismo vivente è una condizione che di solito significa la fine.

La seconda è il freddo. Il muschio tollera il congelamento rapido a -196 gradi, la temperatura dell'azoto liquido, molto al di sotto di qualsiasi inverno sulla Terra. La terza sono le radiazioni gamma intense, che danneggiano le cellule di quasi tutti gli esseri viventi. Infine, nelle osservazioni in orbita, il muschio si è rigenerato, ricominciando a vivere dopo le condizioni dello spazio.

Il segreto è scritto nei geni

Per capire da dove venga tanta resistenza, i ricercatori hanno ottenuto il genoma del muschio, cioè la sequenza completa del suo patrimonio genetico. Al suo interno hanno individuato molti geni legati alla risposta agli stress, quelli che si attivano quando la pianta affronta condizioni difficili come la siccità o il freddo.

È un lavoro che va oltre la curiosità. Conoscere i geni che permettono a una pianta di sopravvivere a condizioni così dure può aiutare a capire meglio come le piante in generale reagiscono agli stress ambientali. Il deserto è un laboratorio naturale: le piante che ci vivono hanno dovuto adattarsi a sbalzi di temperatura, a lunghi periodi senza acqua e a una luce intensa, e il loro patrimonio genetico porta le tracce di questa lunga selezione.

I muschi che vediamo su muri e tetti

Chi ha un giardino o un terrazzo conosce bene i muschi che crescono sui muretti, sulle tegole, tra le pietre dei vialetti. D'estate diventano secchi, bruni e quasi croccanti, tanto da sembrare morti. Poi arriva la pioggia, e in poche ore tornano verdi e morbidi.

È un comportamento tipico di molti muschi, che sopportano di seccarsi e riprendono vita quando trovano di nuovo acqua. Ma non bisogna confondere le cose: i muschi dei nostri muri non hanno le stesse capacità del muschio del deserto cinese. Nessuno ha misurato su di loro la resistenza a -196 gradi o alle radiazioni, e quello che vale per una specie non si può estendere alle altre.

Perché questa scoperta fa notizia

Un muschio non è una pianta che attira l'attenzione: è piccolo, cresce basso, spesso passa inosservato. Eppure proprio una pianta così modesta si è rivelata capace di sopportare condizioni che metterebbero in crisi quasi ogni forma di vita. È un promemoria di quanto le piante più semplici possano nascondere capacità straordinarie.

Il fatto che si sia rigenerato anche dopo le osservazioni in orbita ha fatto nascere molte curiosità sul possibile ruolo di piante come questa in ambienti diversi dalla Terra. Per ora, però, restano i risultati delle prove e del genoma.

La prossima volta che il muschio del muretto si sveglia dopo un temporale, vale la pena pensare al suo lontano parente del deserto cinese. Sono piante diverse, ma raccontano la stessa capacità di aspettare tempi migliori.