L'oleandro sopporta il freddo meglio di quanto si creda, ma fino a un certo punto. La Royal Horticultural Society, la società orticola britannica, lo considera rustico nelle zone costiere e miti, con minime fra -5 e 1 grado. Sotto quella soglia, soprattutto in vaso, va riparato. E qui nasce l'errore più comune: portarlo in una cantina buia, convinti che basti tenerlo lontano dal gelo.
Ecco quando ripararlo, dove metterlo e perché il buio, per questa pianta, è un rischio quasi quanto il freddo.
Quando l'oleandro in vaso va riparato
L'oleandro, Nerium oleander, è un arbusto mediterraneo sempreverde. In piena terra, al Sud e lungo le coste, passa l'inverno all'aperto senza problemi. In vaso le cose cambiano: le radici sono separate dal freddo esterno solo dalla parete del contenitore, e una gelata intensa le raggiunge molto più facilmente che nel terreno.
La guida per lo svernamento delle piante in vaso di Natur im Garten, il programma di giardinaggio naturale nato in Austria, indica di ritirare l'oleandro quando le temperature arrivano a -5 gradi. Prima di quella soglia, nelle notti fredde, si può proteggere il vaso avvolgendolo con un telo di juta e sollevandolo da terra su piedini, così che l'acqua scoli e il fondo non resti a contatto con il pavimento gelato.

Perché al buio di una cantina l'oleandro rischia
L'oleandro non perde le foglie d'inverno: continua a respirare e a lavorare, anche se rallenta. Per questo ha bisogno di luce. La stessa guida di Natur im Garten distingue con chiarezza: solo le piante in vaso che d'inverno perdono le foglie possono svernare in una cantina buia; le sempreverdi hanno bisogno di un ambiente luminoso e fresco. E aggiunge una regola utile: meno luce c'è, più fresca deve essere la stanza.
In una cantina buia e magari tiepida l'oleandro si indebolisce, perde foglie e produce germogli sottili e pallidi. È anche l'ambiente ideale per i parassiti: la società britannica ricorda che al chiuso è soggetto a cocciniglie e ragnetto rosso, che sulle piante stressate si moltiplicano senza che nessuno se ne accorga.
Il posto giusto per l'oleandro d'inverno
La temperatura indicata da Natur im Garten per l'oleandro è fra 5 e 10 gradi, in un luogo luminoso. Una veranda non riscaldata, una scala con una grande finestra, un garage con lucernario, una serra fredda: sono tutte soluzioni migliori di una cantina. La casa riscaldata, al contrario, è troppo calda e troppo secca.

Prima di portarlo dentro conviene controllare foglie e rami, sopra e sotto, per non introdurre parassiti nel ricovero. La potatura, invece, può aspettare: la stessa guida indica che in autunno non è necessaria. Nelle giornate miti è bene aprire le finestre per far circolare l'aria.
Come annaffiare l'oleandro in inverno
D'inverno l'oleandro a riposo beve poco, ma non va lasciato all'asciutto del tutto. La regola è controllare il terriccio con un dito: si annaffia solo quando i primi centimetri sono asciutti, con poca acqua, evitando i sottovasi pieni. Il concime si sospende fino alla primavera.
Un oleandro che in inverno lascia cadere qualche foglia ingiallita, soprattutto quelle più vecchie e basse, non deve preoccupare. Diverso è il caso di una pianta che si spoglia in fretta o mostra foglie appiccicose e macchie scure: sono i segni di un ricovero troppo buio o troppo caldo, oppure della presenza di cocciniglie, che vanno cercate lungo i rami e sulla pagina inferiore delle foglie.

Fra Nord e Sud la differenza è netta. Lungo le coste del Sud e delle isole l'oleandro in vaso può restare fuori, magari contro un muro esposto a sud. Nella pianura padana e nelle zone interne, dove le gelate sono più frequenti, il ricovero luminoso è quasi sempre necessario.
L'oleandro, quindi, non teme solo il gelo ma anche il buio. Un posto fresco e luminoso, più che un posto caldo, è quello che lo porta in salute fino alla primavera.
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Una nota sulla tossicità: l'oleandro è velenoso in tutte le sue parti, foglie, fiori, rami e semi, per le persone e per gli animali, perché contiene glicosidi che agiscono sul cuore. Va maneggiato con i guanti, come raccomanda la società britannica, lavandosi le mani dopo ogni intervento, e i residui di potatura non vanno mai bruciati, perché anche il fumo è nocivo. In caso di ingestione, anche di piccole quantità, si chiama subito il Centro antiveleni senza aspettare i sintomi; se a ingerirlo è un animale, si contatta immediatamente il veterinario.




