Il basilico è una pianta che non perdona. Basta poco perché le foglie, verdi e profumate fino al giorno prima, si coprano di macchie scure, anneriscano ai margini o si affloscino lungo uno stelo diventato nero. Molti attribuiscono il fenomeno al freddo, e in autunno spesso hanno ragione. Ma il basilico può annerire anche in settimane miti, in piena estate o sul davanzale di una cucina. Le cause sono diverse, e il modo in cui il nero compare aiuta a riconoscerle.

Il freddo che non sembra freddo

Il primo punto da chiarire riguarda proprio la temperatura. Il basilico è una pianta di origine tropicale e subtropicale, e la sua soglia di sofferenza è molto più alta di quella di altre aromatiche. Mentre il rosmarino o la salvia sopportano senza problemi il gelo, il basilico comincia a soffrire già quando le temperature scendono intorno ai dieci gradi, e sotto questa soglia i tessuti possono danneggiarsi. Non serve quindi una gelata: bastano notti fresche, come quelle di fine settembre e di ottobre, perché le foglie si macchino di nero o di marrone scuro, soprattutto ai margini e sulle foglie più esposte.

Per chi guarda le giornate tiepide, con il sole e venti gradi a mezzogiorno, può sembrare che il freddo non c'entri. In realtà conta la minima notturna. Lo stesso vale per un vaso lasciato vicino a una finestra aperta in una sera fresca, oppure per il basilico appena comprato e trasportato da un ambiente caldo all'aria aperta. Quando il danno è da freddo, l'annerimento compare in modo abbastanza uniforme sulle parti più esposte, dopo una o due notti fresche, e non si estende come una malattia.

Una variante dello stesso problema riguarda il basilico raccolto. Le foglie conservate in frigorifero anneriscono rapidamente, perché a quelle temperature i tessuti si danneggiano. Il basilico fresco si conserva meglio a temperatura ambiente, con gli steli in un bicchiere d'acqua, come un mazzo di fiori.

La peronospora del basilico

La malattia più temuta da chi coltiva basilico è la peronospora, causata da un organismo chiamato Peronospora belbahrii. Negli ultimi due decenni si è diffusa in molti Paesi, Italia compresa, ed è oggi una delle principali avversità della coltura.

Il sintomo iniziale è un ingiallimento della pagina superiore delle foglie, spesso delimitato dalle nervature, che può essere scambiato per una carenza nutritiva. Il segnale decisivo si trova capovolgendo la foglia: sulla pagina inferiore compare una muffa fine, grigiastra o violacea, quasi polverosa, che corrisponde alle strutture con cui il patogeno si moltiplica. Con il progredire dell'infezione le foglie imbruniscono, anneriscono e cadono.

La peronospora si diffonde con l'umidità: foglie bagnate a lungo, annaffiature sulla chioma la sera, notti umide, piante troppo fitte. Per questo può comparire anche in estate, quando a giornate calde seguono notti con molta rugiada. Le piante colpite vanno eliminate e non messe nel compost, mentre per le nuove semine conviene distanziare le piantine, annaffiare al piede e al mattino e scegliere, quando possibile, varietà indicate come tolleranti.

Lo stelo nero e la fusariosi

Quando a diventare nero è lo stelo, e la pianta appassisce pur avendo il terriccio umido, il sospetto cade sulla fusariosi, causata da un fungo del genere Fusarium che vive nel terreno e colpisce i vasi interni della pianta. Il segno tipico è una striatura scura che risale lungo il fusto, con foglie che avvizziscono e cadono, spesso a partire da un solo lato della pianta. Gli steli tagliati mostrano all'interno un imbrunimento dei tessuti.

La fusariosi non si cura: le piante colpite vanno eliminate insieme al terriccio. Il fungo può persistere nel substrato e può arrivare anche con i semi, per questo è importante usare semi di buona qualità, terriccio nuovo e vasi lavati prima di riseminare.

Le piantine molto giovani possono invece morire per un marciume alla base, il cosiddetto mal del piede, favorito da terriccio troppo bagnato e piantine troppo fitte: il colletto si assottiglia, annerisce e la piantina si accascia.

Macchie scure e foglie bagnate

Ci sono infine annerimenti dovuti a batteri, che si presentano come macchie scure dall'aspetto bagnato, spesso angolose, sulle foglie e talvolta sugli steli. Anche in questo caso la causa principale è l'acqua che resta sulle foglie: annaffiature dall'alto, piogge prolungate, piante ammassate in vasi troppo piccoli. Eliminare le foglie colpite, distanziare le piante e bagnare solo il terriccio limita la diffusione.

Esistono poi annerimenti puramente meccanici. Le foglie del basilico sono delicate: schiacciate, piegate o strappate con le dita, tendono a scurirsi in poco tempo, perché i tessuti danneggiati si ossidano a contatto con l'aria. Per questo conviene raccogliere tagliando con forbici affilate sopra un nodo, e spezzettare le foglie a mano solo al momento di usarle.

Come capire che cosa sta succedendo

Per orientarsi basta osservare tre cose. Se l'annerimento è comparso dopo una notte fresca e riguarda soprattutto le foglie esterne, la causa è quasi certamente il freddo. Se le foglie ingialliscono in alto e mostrano una muffa grigio-violacea sotto, è peronospora. Se lo stelo è nero e la pianta appassisce con il terriccio umido, è un problema delle radici o dei vasi interni.

Chi vuole prolungare la stagione può portare il vaso in casa prima che le notti si raffreddino, scegliendo il davanzale interno più luminoso, lontano da spifferi e da fonti di calore dirette. In queste condizioni il basilico continua a produrre ancora per qualche settimana, anche se con foglie più piccole e meno profumate, perché la luce autunnale è scarsa. È utile anche cimare regolarmente le punte e togliere i fiori appena compaiono: la pianta resta compatta, ramifica e concentra le energie sulle foglie invece che sui semi.

In ogni caso le regole di prevenzione sono le stesse: piante distanziate, annaffiature al mattino e solo sul terriccio, vasi con buon drenaggio e un posto caldo e luminoso. Quando le minime notturne iniziano a scendere sotto i dieci gradi, conviene raccogliere tutto il basilico ancora sano, perché la stagione di questa pianta, all'aperto, è ormai finita.