Le piante hanno una forma di memoria dell'inverno, e ora i ricercatori hanno visto dove la conservano. All'Università di York, il gruppo del professor Mark Leake ha messo a punto una tecnica di microscopia che ha permesso di seguire due proteine all'interno delle radici vive. Durante il freddo, queste proteine formano piccoli aggregati che restano anche dopo il ritorno del caldo, come minuscoli centri di memoria. Lo studio è pubblicato su Nature Communications, con il John Innes Centre, ed è stato annunciato dall'università nel gennaio 2026.
Che cos'è la vernalizzazione
Molte piante, per fiorire in primavera, hanno bisogno di passare prima un periodo di freddo. È un fenomeno che i botanici chiamano vernalizzazione: l'esposizione prolungata alle basse temperature dell'inverno prepara la pianta a fiorire quando le giornate si allungano e fa più caldo.
È il motivo per cui alcune piante seminate o piantate in autunno fioriscono regolarmente in primavera, mentre se si saltano l'inverno restano ferme. La pianta, in qualche modo, deve «sapere» che l'inverno è passato, e non confondere qualche giornata tiepida d'autunno con l'arrivo della bella stagione.
Il gene da spegnere
Alla base della vernalizzazione c'è un gene che impedisce la fioritura. Finché è attivo, la pianta non fiorisce. Il freddo dell'inverno serve proprio a spegnerlo, e a tenerlo spento anche quando le temperature risalgono, così che in primavera la fioritura possa partire.
Le due proteine studiate a York, chiamate VIN3 e VRN5, aiutano la pianta a spegnere quel gene. Il punto che restava da capire era come il ricordo del freddo potesse durare, visto che le temperature cambiano continuamente.
Un inverno, del resto, non è mai uniforme: ci sono giornate gelide e giornate quasi primaverili, notti di brina e settimane di pioggia tiepida. Se la pianta reagisse solo alla temperatura del momento, rischierebbe di fiorire troppo presto, alla prima ondata di caldo, e di perdere i fiori con la gelata successiva. La memoria del freddo serve proprio a evitare questo errore.
La tecnica che segue le singole molecole
Per rispondere, il gruppo di York ha sviluppato una tecnica di microscopia chiamata SlimVar, che permette di seguire singole molecole fino a 30 micrometri di profondità nelle radici vive. Un micrometro è un millesimo di millimetro: si tratta quindi di osservare l'interno dei tessuti di una pianta viva, senza doverla tagliare o fissare.
Con questa tecnica i ricercatori hanno visto che, durante il freddo, VIN3 e VRN5 formano degli aggregati che raddoppiano di dimensione. E soprattutto hanno visto che questi aggregati restano anche dopo il ritorno del caldo. È lì che la pianta conserva il ricordo dell'inverno.
Che cosa significa per chi coltiva
Per chi ha un giardino o un orto, questa scoperta spiega un fenomeno che si osserva ogni anno. Alcune piante hanno bisogno di un inverno vero per fiorire bene, e un inverno troppo mite può creare problemi alla fioritura. La ricerca di York mostra che dietro quel bisogno c'è un meccanismo preciso, che si costruisce piano piano durante le settimane fredde.
Lo studio è stato condotto sulle radici vive, e la novità sta anche nel metodo: per la prima volta si può osservare questo meccanismo mentre accade, dentro una pianta che continua a crescere, invece di ricostruirlo a posteriori su tessuti fissati.
Non serve conoscere le proteine per coltivare bene, ma sapere che la pianta «conta» il freddo aiuta a capire perché i tempi di semina e di piantagione contano tanto.
Quando una pianta fiorisce in primavera, dunque, non lo fa per caso. Porta con sé il ricordo dell'inverno appena passato, custodito in minuscoli aggregati di proteine che il freddo ha costruito e il caldo non ha cancellato.




