Il basilico che ingiallisce è uno dei crucci più comuni di chi coltiva aromatiche sul balcone o nell'orto. Le cause possibili sono diverse, e non tutte gravi: un'annaffiatura sbagliata, il freddo, un terriccio esaurito. Ma quando l'ingiallimento compare a macchie, si allarga in pochi giorni e sotto le foglie spunta una peluria scura, il responsabile è quasi sempre la peronospora del basilico, una malattia che in Italia si è diffusa nei primi anni Duemila e che oggi è tra i problemi più seri di questa pianta. Riconoscerla in tempo è la condizione per limitare i danni.
Come si riconosce la peronospora
L'agente della malattia è Peronospora belbahrii, un organismo che non è un vero fungo ma appartiene agli oomiceti, lo stesso gruppo della peronospora della vite e del pomodoro. Colpisce soprattutto il basilico comune, Ocimum basilicum, e si riconosce da un insieme di sintomi piuttosto caratteristico.
Il primo segnale è un ingiallimento della pagina superiore della foglia che parte spesso dalla zona vicina alla nervatura centrale e si allarga in aree delimitate dalle nervature, con un aspetto quasi a settori. Il dettaglio decisivo si trova girando la foglia: sulla pagina inferiore, in corrispondenza delle zone gialle, compare una muffa vellutata di colore grigio scuro o violaceo, formata dalle strutture che producono le spore. In condizioni favorevoli la muffa diventa ben visibile dopo una notte umida. Con il passare dei giorni le foglie imbruniscono, si accartocciano e cadono, e la pianta si spoglia a partire dal basso verso l'alto.
La malattia si diffonde attraverso le spore trasportate dall'aria, dagli schizzi d'acqua e dalle mani, ma anche con semi e piantine già infetti al momento dell'acquisto. Le condizioni che la favoriscono sono note: umidità elevata, foglie che restano bagnate per molte ore, notti fresche seguite da giornate miti, piante troppo fitte e poca circolazione d'aria. Per questo esplode spesso a fine estate e in autunno, quando le notti si allungano e la rugiada resta sulle foglie fino a tarda mattina.
Non tutti gli ingiallimenti sono peronospora
Prima di intervenire conviene escludere le altre cause, perché i rimedi sono diversi. Se l'ingiallimento riguarda tutta la pianta, parte dalle foglie più basse in modo uniforme e il terriccio è sempre bagnato, il problema è quasi certamente l'eccesso d'acqua: le radici asfissiano e rischiano il marciume. Un ingiallimento uniforme delle foglie più vecchie in un vaso piccolo e mai concimato può indicare invece una carenza di azoto. Il freddo lascia un segno diverso: sotto i 10-12 gradi il basilico soffre e compaiono macchie scure, quasi nere, e foglie flosce.
C'è poi la fusariosi, causata da Fusarium oxysporum f. sp. basilici, che si manifesta con un appassimento improvviso, spesso di un solo lato della pianta, e con strisce scure sul fusto. In nessuno di questi casi si vede la muffa grigio-violacea sotto le foglie: è quella, insieme alle aree gialle delimitate dalle nervature, a indicare la peronospora.
Come fermarla
Una volta comparsa, la peronospora non si cura nel senso di far tornare verdi le foglie colpite. L'obiettivo è fermare la diffusione e proteggere la vegetazione sana. Il primo intervento è eliminare subito le foglie e i rametti infetti, staccandoli con delicatezza per non disperdere le spore. Se la pianta è colpita in gran parte, è più prudente eliminarla intera, insieme al pane di terra, soprattutto se accanto ci sono altri vasi di basilico. Il materiale infetto va chiuso in un sacchetto e smaltito con l'indifferenziato o secondo le regole del proprio comune, non nel compost domestico, dove le temperature raramente bastano a renderlo innocuo. Le forbici usate vanno pulite prima di passare alle altre piante.
Poi si interviene sulle condizioni che favoriscono la malattia. L'irrigazione va fatta al piede, sul terriccio, senza bagnare le foglie, e preferibilmente al mattino, così la superficie della pianta resta asciutta durante la notte. Le piante vanno diradate, lasciando spazio tra un vaso e l'altro, e collocate in un punto luminoso e ben arieggiato. Sul balcone basta spesso spostare i vasi lontano da un angolo chiuso e umido per rallentare la malattia in modo evidente. Anche una raccolta frequente delle cime aiuta, perché mantiene la pianta più aperta. Nell'orto vale lo stesso principio: file distanziate, niente irrigazione a pioggia nelle ore serali e, se possibile, un impianto a goccia che bagni solo il terreno. Dove la malattia è comparsa, l'anno successivo conviene coltivare il basilico in un altro punto e con piantine nuove, senza riutilizzare il terriccio dei vasi colpiti.
Sul fronte dei trattamenti la prudenza è d'obbligo, perché il basilico è una pianta che si mangia. Esistono prodotti a base di rame e altri fungicidi autorizzati per l'uso sul basilico, ma vanno scelti verificando in etichetta che il basilico sia tra le colture ammesse e rispettando dosi e tempi di carenza, cioè l'intervallo tra trattamento e raccolta. Su poche piante da balcone, nella maggior parte dei casi conviene puntare su prevenzione, eliminazione delle parti colpite e rinnovo delle piante, piuttosto che su trattamenti ripetuti. I rimedi casalinghi a base di bicarbonato, latte o aceto non hanno dimostrato di fermare questa malattia.
Prevenire per la prossima stagione
La prevenzione comincia dall'acquisto. Conviene scegliere piantine sane, controllando anche la pagina inferiore delle foglie, e diffidare dei vasetti molto fitti, dove decine di piantine crescono ammassate in poca terra: sono l'ambiente ideale per la malattia. Chi semina può orientarsi su sementi certificate e, dove disponibili, su varietà selezionate per la resistenza o la tolleranza alla peronospora, che diverse aziende sementiere hanno introdotto negli ultimi anni. Nessuna varietà è del tutto immune, ma quelle tolleranti si ammalano meno e più tardi.
Il resto lo fanno le buone abitudini: semine scaglionate per avere sempre piante giovani, distanza adeguata tra le piante, terriccio nuovo per ogni ciclo e niente irrigazioni serali sulle foglie. Una nota rassicurante per chi cucina: la peronospora non è pericolosa per l'uomo. Le foglie sane di una pianta in cui la malattia è appena comparsa si possono raccogliere e usare senza problemi, mentre quelle macchiate hanno perso sapore e consistenza e vanno scartate.




