Ogni autunno la stessa scena si ripete: gli alberi si spogliano, il prato si copre di uno strato giallo e marrone, e la prima tentazione è riempire sacchi su sacchi da portare via. Eppure quelle foglie sono una delle risorse più preziose che un giardino possa offrire, e per giunta gratuita. Contengono il carbonio e i minerali che l'albero ha accumulato durante la bella stagione e, una volta decomposte, restituiscono al terreno sostanza organica, migliorandone la struttura e la capacità di trattenere l'acqua. In giardino non si può lasciare tutto com'è, come avviene nel bosco, ma si può imitare quel ciclo naturale scegliendo con un po' di criterio dove lasciarle, dove spostarle e come trasformarle.

Il primo punto fermo riguarda il prato. Uno strato spesso di foglie intere sull'erba va tolto, perché blocca la luce, trattiene l'umidità a contatto con i fili d'erba e favorisce muffe e marciumi; dopo qualche settimana sotto i mucchi compaiono chiazze gialle e diradate. Non serve però una pulizia maniacale: un velo leggero può essere sminuzzato passando il tosaerba con il cesto montato, oppure con la funzione mulching se la macchina ce l'ha. I frammenti piccoli scendono fra i fili d'erba e si decompongono in fretta, mentre quelli raccolti nel cesto, già triturati e mescolati a un po' d'erba tagliata, sono pronti per gli usi descritti più avanti. Conviene intervenire con le foglie asciutte, perché quelle bagnate si impastano e intasano la macchina.

Pacciamatura: una coperta per aiuole e orto

Il modo più semplice di riutilizzare le foglie è distenderle come pacciamatura sulle aiuole di arbusti e perenni, ai piedi delle siepi, sotto gli alberi e sulle parti dell'orto che resteranno vuote fino alla primavera. Uno strato di cinque-dieci centimetri limita la crescita delle erbe spontanee, attenua gli sbalzi di temperatura del terreno, riduce l'evaporazione e protegge il suolo dalla pioggia battente, che altrimenti lo compatta e forma una crosta. Nel corso dei mesi lombrichi, insetti e microrganismi trascinano il materiale in profondità e lo decompongono, così che in primavera buona parte della coltre sarà già diventata humus.

La differenza fra una buona pacciamatura e un tappeto fradicio sta quasi tutta nella trinciatura. Le foglie grandi e intere, come quelle di platano, ippocastano o magnolia, tendono a sovrapporsi in strati compatti e impermeabili, che soffocano il terreno invece di proteggerlo; sminuzzate restano soffici e lasciano passare aria e acqua. Basta passarci sopra con il tosaerba, oppure metterle in un bidone e lavorarle con un decespugliatore a filo, con occhiali e guanti. È importante anche non addossare la coltre direttamente al colletto delle piante e ai fusti di arbusti e alberi giovani: qualche centimetro di distanza evita ristagni di umidità alla base e scoraggia i roditori dal rosicchiare la corteccia al riparo dello strato.

Non tutte le foglie sono uguali. Quelle spesse e coriacee, come le foglie di platano, ippocastano e castagno, si decompongono lentamente e durano a lungo come copertura, quelle di frassino, tiglio e degli alberi da frutto si trasformano in fretta. Le foglie di noce contengono juglone, una sostanza che può ostacolare la crescita di alcune piante: meglio non usarle fresche come pacciamatura nell'orto e lasciarle invece maturare a lungo nel compost. Le foglie di piante colpite da malattie, come la ticchiolatura del melo o la maculatura nera delle rose, non vanno mai sparse ai piedi delle stesse piante, perché ospitano le forme svernanti dei funghi responsabili e le reinfetterebbero in primavera.

Compost e terriccio di foglie

Nella compostiera le foglie secche rappresentano la componente ricca di carbonio, quella che bilancia gli scarti verdi e umidi della cucina e dell'erba tagliata, ricchi di azoto. Una regola pratica è alternare strati di materiale secco e materiale fresco in volumi simili, mantenendo il cumulo umido come una spugna strizzata e rivoltandolo di tanto in tanto per aerarlo. In autunno, quando le foglie abbondano e gli scarti verdi scarseggiano, conviene metterne da parte un sacco pieno, da aggiungere poco alla volta durante l'anno: così il compost non diventa troppo umido e maleodorante nei mesi in cui si tagliano molta erba e molte verdure.

Se le foglie sono tante, si può preparare a parte il terriccio di foglie, un materiale che i giardinieri inglesi chiamano leaf mould e che è fra i migliori ammendanti esistenti. A differenza del compost, che lavora soprattutto con i batteri, qui la decomposizione è opera principalmente dei funghi: è più lenta, ma richiede pochissimo lavoro. Basta un recinto di rete metallica, oppure dei sacchi di plastica robusti forati in più punti, riempiti di foglie inumidite e compresse. Si lascia tutto in un angolo ombreggiato, controllando che il materiale non si asciughi del tutto. Dopo circa un anno si ottiene un prodotto grossolano, adatto alla pacciamatura; dopo due anni un terriccio scuro, fine e profumato di bosco, ottimo da mescolare ai substrati per la semina e per i vasi o da distribuire nelle aiuole per alleggerire i terreni argillosi.

Protezione dal freddo e rifugio per la fauna

Le foglie secche sono anche un ottimo isolante, e da sempre si usano per proteggere dal gelo le piante più delicate. Un cumulo soffice attorno alla base di perenni sensibili al freddo, come agapanti, salvie ornamentali o dalie lasciate in piena terra nelle zone a inverno mite, ripara le radici e il colletto dalle gelate più intense. Per evitare che il vento le disperda, si possono trattenere con una gabbia di rete metallica o con qualche ramo di sempreverde appoggiato sopra. Anche i vasi che restano all'aperto beneficiano di un'imbottitura di foglie fra un contenitore e l'altro, raggruppandoli in un angolo riparato. In primavera, con la fine delle gelate, la protezione va tolta gradualmente, perché trattenendo umidità attorno ai germogli in ripresa favorirebbe marciumi e lumache.

C'è poi un motivo in più per non ripulire ogni angolo: un mucchio di foglie lasciato tranquillo dietro una siepe o in fondo al giardino diventa un rifugio invernale per una piccola fauna utile. Ricci, rospi, coccinelle, carabidi e tanti altri invertebrati vi trascorrono la stagione fredda, e in primavera ricambieranno l'ospitalità dando la caccia a lumache, afidi e altri parassiti. Quanto all'abitudine di bruciare le foglie, va abbandonata: produce fumo e polveri, disperde una risorsa preziosa e in molti comuni è vietata o limitata da ordinanze, specie nei mesi freddi. Raccolte, sminuzzate e rimesse in circolo nel giardino, le foglie d'autunno chiudono invece il loro ciclo nel modo più naturale, tornando a nutrire il terreno da cui sono nate.