Basta qualche giornata di pioggia seguita da temperature miti, e una mattina il prato si riempie di cappelli bianchi, bruni o giallastri spuntati dal nulla. Lo stesso accade ai piedi degli alberi, attorno a un vecchio ceppo, nelle aiuole pacciamate con corteccia. La reazione istintiva è pensare a una malattia del giardino da combattere al più presto, ma nella grande maggioranza dei casi è vero il contrario: i funghi sono il segno di un terreno vivo, ricco di sostanza organica, in cui la decomposizione procede come deve. Capire che cosa si sta guardando aiuta a decidere se intervenire, e come.

Quello che vediamo in superficie è solo il corpo fruttifero, cioè la struttura che serve al fungo per produrre e disperdere le spore. Il fungo vero e proprio è il micelio, una rete di filamenti sottilissimi che si estende nel terreno anche per metri e che può vivere lì per anni senza farsi notare. Quando umidità e temperatura sono favorevoli, soprattutto in autunno e a volte in primavera, il micelio produce i suoi cappelli, che durano pochi giorni e poi si afflosciano e scompaiono. Per questo i funghi sembrano comparire all'improvviso e altrettanto rapidamente se ne vanno, mentre sotto terra il micelio continua il suo lavoro anche quando in superficie non si vede più nulla.

La maggior parte dei funghi che spuntano nei giardini è saprofita: si nutre di materia organica morta e la trasforma in sostanze che tornano disponibili per le piante. Sotto la loro comparsa si nascondono spesso radici di un albero abbattuto, un ceppo rimasto nel terreno, pezzi di legno interrati durante i lavori, uno strato di feltro di erba morta alla base del prato, letame o compost distribuiti di recente, pacciamature di corteccia o cippato. Non danneggiano l'erba né le piante vive e, finito il materiale da decomporre, tendono a diradarsi da soli nel giro di qualche stagione.

Altri funghi, quelli che crescono vicino a querce, betulle, pini, castagni e altri alberi, sono invece micorrizici: vivono in simbiosi con le radici, ricevendo zuccheri dalla pianta e aiutandola in cambio ad assorbire acqua e sali minerali. La loro presenza è un buon segnale per la salute dell'albero, e cercare di eliminarli sarebbe controproducente. Diverso è il discorso per i funghi che compaiono direttamente sul tronco o alla base di un albero, magari accompagnati da corteccia staccata, ferite o rami secchi: possono indicare una carie del legno che ne compromette la stabilità, e in quel caso vale la pena far valutare la pianta da un tecnico arboricoltore.

Anche il prato ha le sue patologie fungine, ma si presentano in altro modo: chiazze ingiallite o brunite, feltri biancastri, macchie sulle foglie dell'erba. Sono problemi legati soprattutto a ristagni, irrigazioni serali, concimazioni sbilanciate o tagli troppo bassi, e non hanno a che fare con i cappelli che spuntano dopo la pioggia.

I cerchi delle streghe

A volte i funghi non crescono in ordine sparso ma disegnano un anello, più o meno regolare, che di anno in anno si allarga. La tradizione popolare li chiama cerchi delle streghe o anelli delle fate, e la spiegazione è semplice: il micelio parte da un punto e si espande in tutte le direzioni, consumando la sostanza organica man mano che avanza, così che i corpi fruttiferi compaiono lungo il bordo esterno, dove il fungo è più attivo. Nei prati uno dei responsabili più comuni è il Marasmius oreades, ma molte altre specie possono formare anelli.

Spesso il cerchio si vede anche quando i funghi non ci sono: un anello di erba più verde e rigogliosa, dovuto all'azoto liberato dalla decomposizione, oppure, nei casi più fastidiosi, una fascia di erba secca, perché il fitto intreccio del micelio rende il terreno idrorepellente e l'acqua non riesce più a penetrare. In questa situazione aiuta bucare il terreno lungo l'anello con una forca o un arieggiatore, annaffiare a fondo e ripetere più volte; arieggiare e togliere il feltro migliora anche il resto del prato. Eliminare del tutto un cerchio ben insediato è difficile, e i fungicidi in genere servono a poco, perché il micelio vive in profondità: l'unico rimedio radicale sarebbe asportare e sostituire il terreno, un intervento raramente giustificato.

Cosa fare in pratica, e le precauzioni

Se i funghi non disturbano, la scelta più semplice è lasciarli: spariranno da soli in pochi giorni. Se danno fastidio alla vista, si possono togliere a mano o rastrellare, meglio prima che i cappelli si aprano del tutto e liberino le spore, ma bisogna sapere che il micelio resterà e i funghi torneranno con le prossime piogge. Nel lungo periodo si può agire sulle cause: rimuovere ceppi e legno interrato quando possibile, arieggiare e scarificare il prato per ridurre il feltro, migliorare il drenaggio nelle zone dove l'acqua ristagna, irrigare al mattino anziché la sera e con meno frequenza ma più a fondo.

C'è però un aspetto che non va mai trascurato: i funghi del giardino non si mangiano. Fra le specie che possono crescere nei prati e sotto gli alberi ce ne sono di tossiche, e alcune, come certe amanite che vivono associate alle latifoglie, sono mortali anche in piccole quantità. Riconoscerle richiede competenze specifiche, e molte specie velenose somigliano a quelle commestibili. Se si vuole sapere di che fungo si tratta, in Italia ci si può rivolgere agli ispettorati micologici delle aziende sanitarie locali, che offrono questo servizio.

Con bambini piccoli e animali domestici serve qualche attenzione in più. I bambini tendono a portare alla bocca ciò che trovano, e molti cani, soprattutto i cuccioli, mangiano o masticano quello che incontrano in giardino: nei periodi in cui i funghi spuntano conviene fare un giro di controllo e toglierli, indossando i guanti, prima di lasciarli giocare all'aperto. Se si sospetta che un bambino ne abbia ingerito uno, bisogna chiamare subito un centro antiveleni o il pronto soccorso; se si tratta di un animale, il veterinario. In entrambi i casi è utile conservare un esemplare dello stesso fungo, o almeno fotografarlo, perché facilita l'identificazione: tutto questo va fatto senza aspettare la comparsa di sintomi, che per alcune specie tra le più pericolose arrivano solo dopo molte ore.