I gerani che colorano balconi e davanzali da maggio a ottobre non sono i veri gerani dei botanici, ma piante del genere Pelargonium, originarie in gran parte del Sudafrica. Il nome comune è rimasto per tradizione, ma l'origine spiega bene il loro rapporto con il freddo: sono perenni che nel loro ambiente vivono molti anni e che da noi, se protette, possono superare l'inverno senza problemi e tornare a fiorire con ancora più vigore. Basta un po' di attenzione nel momento giusto, cioè quando le notti cominciano a farsi fresche e la crescita rallenta.
Il segnale da tenere d'occhio è la temperatura minima notturna. I pelargoni sopportano qualche notte attorno ai cinque gradi, ma soffrono già vicino allo zero e una gelata vera, anche breve, danneggia foglie e fusti, che diventano molli e anneriti; più a lungo dura il gelo, più è probabile che la pianta non si riprenda. Nelle regioni del Nord e nelle zone interne il riparo va organizzato in genere fra la fine di ottobre e novembre, mentre lungo le coste del Centro e del Sud e nelle isole spesso basta una protezione leggera per le notti più rigide. In ogni caso, conviene muoversi prima della prima gelata annunciata, non dopo.
Pulizia e potatura prima del riposo
Prima di spostare o coprire le piante conviene fare una buona pulizia. Si eliminano gli steli fiorali secchi, tagliandoli alla base del loro picciolo, le foglie gialle o macchiate e quelle cadute nel vaso, che con l'umidità autunnale diventano il punto di partenza ideale per la muffa grigia, la botrite, uno dei problemi più frequenti dei gerani in inverno. Si usano cesoie o forbici ben affilate e pulite, disinfettando le lame con alcol quando si passa da una pianta all'altra.
La potatura vera e propria, quella che dà forma alla pianta e stimola nuovi getti, si fa preferibilmente alla fine dell'inverno, fra febbraio e marzo, quando la ripresa vegetativa è vicina: in quel momento si accorciano i rami anche di metà o di due terzi, sempre sopra un nodo. In autunno ci si limita di solito a un intervento più leggero, accorciando i rami troppo lunghi, spezzati o disordinati. C'è però un'eccezione pratica: se le piante devono passare l'inverno in casa o in un locale dove lo spazio è poco, si possono ridurre già ora di circa un terzo o della metà, così da renderle più compatte e meno esigenti di luce. Le punte tagliate, se sane, si possono usare come talee: lunghe otto-dieci centimetri, private delle foglie basali e messe in un terriccio leggero e appena umido, radicano facilmente in un luogo luminoso e riparato e daranno nuove piantine per la primavera.
Con l'autunno si sospende anche la concimazione. Un fertilizzante dato in questa fase spingerebbe la pianta a produrre getti teneri e deboli proprio quando la luce cala e le temperature scendono, rendendola più vulnerabile. Le annaffiature vanno ridotte gradualmente, lasciando asciugare il terriccio in superficie fra un intervento e l'altro.
Dove ripararli: in casa o all'aperto
La soluzione migliore per lo svernamento è un locale luminoso e fresco, con temperature fra otto e dodici gradi circa: una veranda non riscaldata, una scala condominiale con finestre, un vano poco usato, una serra fredda. In questo ambiente i gerani restano in una sorta di semiriposo, crescono pochissimo e non si sfibrano. In un appartamento riscaldato a venti gradi, invece, tendono a produrre rami lunghi, sottili e pallidi alla ricerca della luce, e spesso si indeboliscono fino alla primavera; se non c'è alternativa, conviene sistemarli davanti alla finestra più luminosa della stanza più fresca, lontano da termosifoni e stufe.
Dove gli inverni sono miti, i gerani possono restare all'aperto. Il punto ideale è vicino a un muro esposto a sud o a sud-ovest, che di giorno accumula calore e di notte lo rilascia lentamente, sotto una tettoia o un balcone sovrastante che li ripari dalla pioggia. I vasi vanno avvicinati fra loro, sollevati da terra con piedini o listelli di legno per evitare i ristagni, e nelle notti in cui è previsto freddo intenso coperti con tessuto non tessuto, il telo bianco e leggero che si trova nei negozi di giardinaggio.
Per usare bene il telo conviene sostenerlo con archetti di plastica o di ferro, o con qualche canna piegata, in modo che non schiacci la vegetazione e non resti appoggiato bagnato sulle foglie. Si fissa ai lati con mollette o pesi, lasciandolo però leggermente aperto alla base nelle giornate miti, perché sotto una copertura chiusa con il sole si crea condensa. Il tessuto non tessuto lascia passare luce e aria e guadagna qualche grado di protezione: è sufficiente per le gelate leggere, non per periodi lunghi sotto lo zero. In quei casi è più sicuro portare le piante al chiuso. Da evitare la plastica trasparente a diretto contatto con le foglie, che di notte gela insieme a loro e di giorno trattiene troppa umidità.
Le cure durante l'inverno
Nei mesi freddi l'errore più comune è annaffiare troppo. Con poca luce e temperature basse la pianta consuma pochissima acqua, e un terriccio sempre umido porta in poco tempo al marciume del colletto e delle radici. In un locale fresco può bastare un'annaffiatura leggera ogni due o tre settimane, solo quando il substrato è asciutto anche qualche centimetro sotto la superficie; è normale che qualche foglia ingiallisca e cada. Conviene dare acqua al mattino, nelle giornate più miti, e svuotare sempre i sottovasi. Una volta a settimana vale la pena controllare le piante, togliendo le foglie appassite e cercando eventuali macchie grigie e polverose sui fusti: le parti colpite dalla botrite vanno eliminate subito.
Quando i ricambi d'aria sono possibili, aprire le finestre nelle ore centrali delle giornate serene aiuta a mantenere l'ambiente asciutto. Verso la fine dell'inverno, con le giornate che si allungano, arriva il momento della potatura di ritorno e del rinvaso, se il vaso è diventato piccolo; le piante si riportano all'esterno quando le minime notturne restano stabilmente sopra i dieci gradi, abituandole al sole pieno per gradi nel giro di una o due settimane.



