Estrarre i gerani dal vaso, scuoterli dalla terra e appenderli a testa in giù in cantina fino a marzo: è un metodo tramandato da generazioni, comodo per chi non ha spazio in casa. La Royal Horticultural Society, la società orticola britannica, lo descrive ancora nelle sue schede, ma con un'avvertenza precisa: è il metodo meno affidabile fra quelli possibili, e va bene solo per le varietà robuste dal fusto legnoso.

Quindi la tecnica dei nonni può funzionare, ma non per tutte le piante e non in tutte le cantine. Ecco come si fa e dove si sbaglia.

Come si prepara il geranio a radice nuda

Il geranio da balcone, il Pelargonium × hortorum, si estrae dal vaso prima delle gelate. Si scuote la terra dalle radici con delicatezza, aiutandosi con le dita, fino a lasciarle quasi pulite. Si tolgono fiori, boccioli e foglie malate o ingiallite, che in un ambiente chiuso diventerebbero un focolaio di muffa.

Mani che eliminano il terriccio dalle radici di un geranio appena estratto dal vaso
Per la conservazione a radice nuda la terra va scossa via con delicatezza

Secondo la società britannica la pianta va poi lasciata asciugare in un luogo al riparo dal gelo, e infine avvolta in fogli di giornale oppure appesa a testa in giù. Il servizio di divulgazione orticola dell'Università del Wisconsin propone anche un sacchetto di carta grande, da tenere aperto per far circolare l'aria. Mai la plastica: trattiene l'umidità.

La temperatura giusta della cantina

Il punto debole del metodo sta tutto qui. L'Università del Wisconsin indica un luogo fresco e asciutto, fra circa 7 e 13 gradi: una cantina, un garage o una stanza non riscaldata possono andare bene, purché non geli. Se fa più caldo, la pianta consuma le riserve e prova a ricacciare al buio, producendo germogli pallidi e deboli. Se l'ambiente è umido, i fusti marciscono.

Le foglie, invece, è normale che si secchino e cadano. Il geranio sopravvive grazie alle riserve accumulate nei fusti, ed è per questo che la società britannica consiglia il metodo solo per le varietà con il fusto legnoso: i gerani zonali dai fusti teneri hanno meno riserve e tendono a seccarsi.

I controlli da fare durante l'inverno

Una pianta appesa non si dimentica fino a primavera. Durante l'inverno conviene tastare i fusti con regolarità: devono restare sodi. Se diventano molli o anneriti alla base stanno marcendo, e la parte colpita va tagliata fino al tessuto sano; se invece sono raggrinziti e cedevoli si stanno disidratando.

Mano che controlla al tatto i fusti di un geranio conservato a radice nuda
I fusti devono restare sodi: molli o anneriti indicano marciume, raggrinziti indicano secchezza

Contro la disidratazione, l'Università del Wisconsin riferisce l'abitudine di immergere le sole radici in acqua per qualche ora, più volte nel corso dell'inverno, per poi riappendere la pianta. Le foglie e i fusti restano asciutti, e la pianta va lasciata sgocciolare bene prima di essere rimessa al suo posto.

Radici di un geranio conservato a radice nuda immerse in acqua per reidratarle
Si bagnano solo le radici, per qualche ora, e poi si lascia sgocciolare la pianta

Perché il metodo dei nonni a volte fallisce

Le vecchie cantine erano spesso fresche, buie e ben ventilate, e i gerani di una volta erano piante grandi, tenute per anni, con fusti spessi e legnosi. Non tutte le cantine di oggi offrono le stesse condizioni: alcune sono scaldate dalle tubature, altre umide, e i gerani comprati in primavera sono giovani, con fusti teneri. Le condizioni che rendevano possibile il metodo sono cambiate.

Un lavoro di tesi dell'Università svedese di scienze agrarie, discusso ad Alnarp nel 2008, ha confermato che il buio e l'umidità sono i nemici principali: i gerani conservati al buio sotto plastica erano tutti colpiti dalla muffa grigia. I risultati migliori venivano dal luogo luminoso, fresco e senza gelo. Per questo è prudente affiancare al metodo dei nonni qualche talea radicata sul davanzale, come consigliano sia la società britannica sia l'Università del Wisconsin.

A marzo, il risveglio dei gerani

A marzo, secondo l'Università del Wisconsin, i fusti si accorciano a circa un terzo dell'altezza o fino al tessuto verde e sodo, eliminando le parti secche. La società britannica consiglia di immergere le radici in acqua per qualche ora prima di rinvasare. Poi la pianta va in vaso con terriccio fresco, annaffiata bene e messa alla luce: la ripresa può richiedere qualche settimana.

Appendere i gerani in cantina, insomma, non è un errore, ma è una scommessa che si vince con piante adulte e legnose e con una cantina fresca e asciutta. Con un geranio giovane, meglio un davanzale luminoso.

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Una nota sulla tossicità: l'ASPCA, l'associazione americana per la protezione degli animali, inserisce il geranio da balcone tra le piante tossiche per cani e gatti. Se un animale ne mastica le foglie può avere vomito, perdita di appetito, abbattimento e irritazioni della pelle. Durante la pulizia conviene raccogliere subito foglie e rametti tagliati e tenere la pianta, una volta in casa, fuori dalla portata degli animali. Se un cane o un gatto ne ha mangiato una parte, si chiama il veterinario senza aspettare che compaiano i sintomi; se a ingerirne è un bambino, si contatta il Centro antiveleni.