Il geranio da balcone non sopporta il gelo: alla prima notte sotto zero i fusti teneri si anneriscono e la pianta è persa. Per questo il lavoro di novembre ha una scadenza precisa, che coincide con le prime gelate previste nella propria zona. E prima di spostare i vasi al riparo c'è un passaggio che fa la differenza fra una pianta che arriva sana a marzo e una che marcisce a gennaio: la potatura e la pulizia.
La Royal Horticultural Society, la società orticola britannica, indica una misura semplice: se lo spazio al chiuso è poco, i gerani si possono accorciare fino a 10 centimetri. Vediamo come farlo e perché.
Perché il geranio va potato prima del riparo
Il geranio che coltiviamo sui balconi non è un vero Geranium, ma un pelargonio: quello a foglia tonda con l'alone scuro, il più diffuso, è il Pelargonium × hortorum, detto geranio zonale. Viene da climi miti e d'inverno, al chiuso, cresce poco e male. Una pianta lasciata intera porta in casa decine di foglie che invecchiano, ingialliscono e cadono sul terriccio, dove trattengono umidità.
Accorciare i fusti serve quindi a tre cose: ridurre l'ingombro, diminuire la superficie da cui la pianta perde acqua e togliere materiale che marcirebbe. Il taglio si fa sopra un nodo, cioè il piccolo ingrossamento del fusto da cui nasce la foglia, con forbici pulite e affilate. Chi ha una veranda luminosa e la pianta continua a vegetare può limitarsi a una potatura leggera e rimandare quella più decisa alla primavera, come suggerisce la stessa società britannica.
La pulizia delle foglie gialle alla base
Prima ancora delle forbici, conviene lavorare con le dita. Le foglie ingiallite o secche alla base dei fusti si staccano con un leggero strappo verso il basso, senza lasciare pezzi di picciolo. Vanno via anche i fiori appassiti e i boccioli che non apriranno più, e si raccoglie tutto ciò che è caduto sul terriccio.

Non è una questione estetica. La società britannica ricorda che la muffa grigia, causata dal fungo Botrytis cinerea, è favorita dall'aria ferma e dall'umidità, cioè proprio dalle condizioni di un ricovero chiuso. Le foglie morte sono il primo punto in cui attacca.
Il controllo sotto le foglie del geranio
C'è un controllo che quasi nessuno fa e che invece conviene fare foglia per foglia: girare le foglie e guardarne la pagina inferiore. È lì che si vede la ruggine del geranio, una malattia fungina che forma piccole pustole color ruggine, spesso disposte ad anello, mentre sulla pagina superiore compaiono macchie chiare. La stessa pagina inferiore ospita gli adulti e le uova di aleurodidi, i piccoli moscerini bianchi che al chiuso si moltiplicano.

Le foglie colpite vanno tolte e gettate con i rifiuti indifferenziati, non nel compost. Una pianta molto colpita è meglio non portarla insieme alle altre: in un ambiente chiuso, la ruggine e la muffa passano facilmente da un vaso all'altro.
Dove mettere i gerani: la luce conta più del caldo
Il posto ideale, secondo la società britannica, è luminoso, arieggiato e al riparo dal gelo. Un lavoro di tesi dell'Università svedese di scienze agrarie, discusso ad Alnarp nel 2008, ha confrontato diversi modi di conservare i gerani zonali: i risultati migliori venivano dalle piante tenute in un luogo luminoso e fresco ma senza gelo, i peggiori da quelle tenute al buio sotto plastica, tutte colpite dalla muffa grigia, e da quelle in soggiorno, al caldo.

Le annaffiature diventano rare: la terra deve asciugarsi fra un intervento e l'altro, e una pianta potata corta chiede pochissima acqua fino a primavera. Nella tesi svedese i gerani hanno resistito almeno 44 giorni senza acqua. Al Sud e sulle coste, dove le gelate sono rare, spesso basta spostare i vasi contro un muro esposto a sud e sotto una tettoia; al Nord e nelle zone interne il ricovero è necessario.
La potatura di novembre, quindi, non serve a far fiorire il geranio, ma a farlo arrivare vivo alla prossima primavera. Pochi minuti di lavoro prima delle gelate valgono più di qualsiasi cura durante l'inverno.
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Una nota sulla tossicità: l'ASPCA, l'associazione americana per la protezione degli animali, inserisce il geranio da balcone tra le piante tossiche per cani e gatti. Se un animale ne mastica le foglie può avere vomito, perdita di appetito, abbattimento e irritazioni della pelle. Durante la pulizia conviene raccogliere subito foglie e rametti tagliati e tenere la pianta, una volta in casa, fuori dalla portata degli animali. Se un cane o un gatto ne ha mangiato una parte, si chiama il veterinario senza aspettare che compaiano i sintomi; se a ingerirne è un bambino, si contatta il Centro antiveleni.




