Ci sono giardini belli e poi ci sono luoghi nei quali, appena si entra, si ha la sensazione che il paesaggio sia stato costruito per raccontare una storia. In Italia ne esiste uno dove rose, ruscelli, alberi e antiche rovine convivono in un equilibrio sorprendente: è il Giardino di Ninfa, nel Lazio, ai piedi dei Monti Lepini.
La particolarità di Ninfa è proprio questa: non nasce semplicemente come raccolta di piante ornamentali. Il verde cresce intorno ai resti di un'antica città medievale. Muri, torri, ponti e ruderi delle chiese emergono tra la vegetazione, mentre il fiume Ninfa attraversa il giardino. È questo incontro tra acqua, pietra e piante a creare l'impressione di trovarsi dentro una fiaba.
La storia del luogo è molto più antica del giardino che vediamo oggi. Ninfa fu una città importante nel Medioevo e nel 1159 nella chiesa di Santa Maria Maggiore venne consacrato papa Alessandro III. Dopo secoli di abbandono, alla fine dell'Ottocento la famiglia Caetani cominciò a recuperare l'area e a trasformarla progressivamente nel grande giardino romantico che conosciamo.
Un giardino che non vuole sembrare perfetto
È proprio l'apparente spontaneità uno dei segreti di Ninfa. Non domina una geometria rigida. Le piante sembrano cercare autonomamente il proprio spazio tra i ruderi e lungo l'acqua.
Rose rampicanti si appoggiano alle antiche murature, mentre magnolie, prunus, cipressi, lecci e molte altre specie costruiscono prospettive che cambiano continuamente. La Fondazione Roffredo Caetani indica oltre 1.300 specie vegetali presenti negli oltre otto ettari del giardino.
Uno degli aspetti più interessanti per chi ama il giardinaggio è proprio questo: Ninfa dimostra che un giardino non deve necessariamente mostrare l'intervento dell'uomo in ogni dettaglio. In alcuni casi la progettazione più raffinata è quella che riesce quasi a scomparire.
Cosa possiamo imparare da Ninfa
Anche in un piccolo giardino possiamo riprendere alcuni dei suoi principi:
- utilizzare piante con altezze diverse;
- lasciare che alcuni rampicanti accompagnino muri e strutture;
- inserire l'acqua quando lo spazio lo consente;
- alternare zone luminose e zone d'ombra;
- evitare di riempire ogni spazio disponibile;
- scegliere piante capaci di modificare il paesaggio durante l'anno.
Il risultato non sarà naturalmente Ninfa, ma può nascere un giardino meno artificiale e più capace di sorprendere.
Ed è forse questo il vero segreto del giardino laziale: non sembra chiedere al visitatore di ammirare una singola pianta. Gli chiede semplicemente di camminare e scoprire cosa c'è dietro la curva successiva.
