Fico d'India
Il fico d'India, Opuntia ficus-indica, è un cactus della famiglia delle Cactaceae originario del Messico, dove era coltivato dagli Aztechi. Arrivò in Europa nel Cinquecento dopo la scoperta dell'America e trovò nel Mediterraneo, e in particolare in Sicilia, una seconda patria: oggi l'isola produce quasi tutti i fichi d'India coltivati in Europa, e la pianta è diventata un simbolo del paesaggio siciliano.
I suoi fusti sono formati da segmenti piatti e carnosi, le pale o cladodi, coperte di areole con spine e con minuscoli ciuffi di spine sottilissime, i glochidi, che si staccano al minimo contatto e penetrano nella pelle. In primavera fiorisce con grandi fiori gialli o arancio, da cui nascono i frutti, con polpa gialla, rossa o bianca e moltissimi semi.
In Sicilia si usa una tecnica tradizionale, la scozzolatura: a fine primavera si eliminano i fiori della prima fioritura, e la pianta reagisce producendo una seconda fioritura più tardiva. I frutti che ne nascono, i bastardoni, maturano in autunno e sono più grandi e pregiati di quelli estivi, detti agostani. Le zone più famose sono quella di San Cono, il versante dell'Etna e la valle del Belice.
Il fico d'India vuole sole, caldo e terreni drenanti anche poverissimi, sopporta la siccità e teme solo il gelo prolungato e i ristagni. Si moltiplica facilmente piantando una pala lasciata asciugare qualche giorno. I frutti si raccolgono e si sbucciano con guanti spessi o con una forchetta e un coltello, per evitare i glochidi.
Non ci sono ancora articoli su questa voce.